lunedì 22 dicembre 2014

Natale con fifa

E' cominciato tutto venerdì in tarda mattinata, al ritorno da un adempimento al TAR, non ho resistito ed ho fatto il giro lungo, sono scesa per via Ricasoli e arrivata al Duomo, ho fatto una brevissima incursione in via de' Calzaiuoli poi, tornado indietro per via Martelli, mi sono imbattuta in tutti i ragazzi del Galileo, perchè per carità, sarà anche un liceo storico e prestigioso, ma la rapidità con cui sfollano gli adolescenti, nessuno mai.
Sono rientrata rimuginando sul quella torma ciondolante accanto a Palazzo Medici Riccardi appena in tempo per sentire la mia prima scossa ed assistere all'esibizione di break dance del lampadario.
C'è di meglio.
In rapida successione ha chiamato la scuola di Attila per avvertire che c'era l'ordine di evacuazione e poi quella di Totila, i nonni sono andati a recuperare i nipoti ed io ha fatto finta che fossero cosucce da nulla ancora per un paio d'ore limitandomi a sbirciare frequenza e intensità delle scosse e commenti degli altri genitori ("che bravi!, erano tutti in giardino, in cerchio e per mano a cantare canzoncine!", "che schifo! se le inventano nere per buttarli fuori prima del tempo!", e la mia preferita: "che sciattoni li hanno fatti uscire senza prendere gli zaini come faranno a fare i compiti?").
A casa con gli unni sarà meglio, ho ingenuamente pensato.
Invece no.
Casa mia è molto più vicina all'epicentro di questo benedetto sciame sismico di quanto non sia la città e quindi si ballava molto di più e con più passione.
A tratti.
Ora si, ora no.
Finalmente ho capito davvero perchè il paesino, vicino al mio si chiama Sant'Andrea in Percussina.
"Tentennano spesso",  mi dicevano da bambina, "ma non è mai successo niente di grave"
Speriamo
Non ho chiuso occhio e dopo due giorni di questa vita posso dire, senza tema di smentita:
- che è snervante, l'ansia di ogni scossa si aggiunge a quella delle precedenti, rendendo tutti un po' schizzatelli. Il fatto è che non succede davvero (modalità scongiuri on) niente di che, ma questo, lungi dal rassicurare, preoccupa di più, come quando dovevamo fare una puntura da bambini, eravamo già sul letto col sedere per aria e l'impunito con la siringa in mano si avvicinava ed allontanava un paio di volte in cerca del cotone, del disinfettante o dell'ispirazione.
Dicevano che non avresti sentito niente, ma non era sempre vero.
2) che a tutto ci si abitua, perchè è meglio vivere normalmente portando la paura al guinzaglio che tapparsi in casa per non farla uscire. Certo magari la smettesse sarebbe meglio, ma intanto ho scoperto che sulle sedie esterne del barretto in piazza hanno distribuito pleddini a disposizione dei freddolosi, che nella sede della banca locale, dove espongono opere di artisti di zona, c'erano cose carine, e, finalmente, che la pista di pattinaggio sul ghiaccio è stata aperta.
Buon Natale.

venerdì 19 dicembre 2014

Mi vuoi anche fare le trecce?

Tizia mi ha fatto sapere, tramite mia madre, che mi vuole parlare così ci incontriamo e, dopo i convenevoli di rito, lei inizia a perorare la causa di Caia e Sempronia.
Non che ce ne sia bisogno, so già e ho già anche detto come la penso, in ogni caso la ascolto attentamente perchè ce n'è motivo, perchè conosce bene la situazione e perchè la stimo.
Dopo tutte le più attente circonlocuzioni del caso, arriviamo al dunque e lei mi segnala che, a suo giudizio, molti dei problemi esistenti dipendono dal comportamento scorretto di Mevia.
Non tutti, si affretta a rassicurarmi, affestallando una serie di nominativi, ma lei spicca.
Si muove cauta, perchè tra loro ci sono ragioni di inimicizia diverse e precedenti a questo episodio e sa che lo so.
Sa anche che io e Mevia siamo amiche.
L'amicizia non mi acceca, non sono un tipo umorale, e ciò che mi lega a Mevia non è la sua capacità di avere uno sguardo distaccato sulle cose e distinguere le proprie esigenze da quello che è Giusto (con la maiuscola).

Proprio perchè siamo amiche so che quella dote le manca completamente e quindi non ho fatto fatica a capire che, se pure ha le sue ragioni, il suo atteggiamento è disdicevole.
Certo, non è che ci si possa aspettare da me che la fronteggi su pubblica piazza.
Non lo farò, perchè non sono io a doverlo fare, non è quello il mio ruolo, l'amicizia non c'entra.
Le faccio presente come la penso, e aggiungo che, secondo me Caia e Sempronia dovrebbero farsi forti della loro professionalità e smetterla di cercare spasmodicamente riscontri all'esterno anche perchè ne hanno ricevuti a bizzeffe (me ne sono accertata) .
Concorda, aggiungendo che alcune persone stanno attuando un vero e proprio boicottaggio ai danni di Mevia e altri per farli uscire "allo scoperto" (e che è fort Alamo?) e vedere se si risolve.
Non stimo queste persone per ragioni diverse dal caso specifico e non so se lo sa.
Non glielo dico (non sono fatti suoi), ma esprimo la mia opinione con tutte le cautele che sono in grado di approntare, spiegandole che non mi sembra una buona idea, in genere chi pensa di essere nel giusto e di essere maltrattato, non si acquieta se vede aumentare i suoi detrattori.
Non Mevia, comunque.
Insomma balliamo una buona ora di minuetto da salotto, una danza barocca che sarebbe piaciuta a de Laclos e non avrebbe sfigurato alla corte del re Sole
Dopo di che vado a prendere gli unni a casa di mamma.
Arrivo sfinita e pure un po' (parecchio) scocciata chè, non si fosse capito, il minuetto non è la mia danza e trovo mammina pronta alla pugna.
Chiede, ma già sa.
No, non il contenuto della conversazione, di quello in fondo non le importa, lei ha già deciso cosa devo fare.
Io.
Devo tenermi fuori da tutto perchè mi potrei trovare nei guai, perchè non sono fatta per queste situazioni, perchè ne ho già delle mie, perchè non è il caso di esporsi, perchè lei pensa di no.
Mentre me lo dice con quel suo tono inconfondibile, mi guarda ed io ho davvero per un attimo paura che stia per condurmi in bagno, tirare fuori il pettine e pretendere di farmi le trecce girate come quelle della principessa Leila.
Ah i traumi dell'infanzia

mercoledì 17 dicembre 2014

Suo figlio è geniale

Parlo con una persona impegnata professionalmente nella scuola che frequenta Attila.
Dobbiamo fare passare dieci minuti e lei non è una sua maestra, per cui la nostra conversazione è quella solita, banale, small talk dicono quelli istruiti.
Scambiandoci cortesie ed osservazioni generali, finiamo a parlare di didattica, insegnamento, strumenti e risorse, bambini e lei ad un certo punto mi dice: "eh ma suo figlio è geniale".
Ora, un complimento non si nega a nessuno, un complimento sul figlio alla mamma poi è un'ovvietà, un dovere persino, soprattutto se, a torto o a ragione, si è stabilito che, quella mamma, si preferisce averla amica.
Fin qui quindi niente di che, musica di sottofondo, piacevole, ovvio.
Poi aggiunge "non capisco perchè non lo abbiate iscritto come anticipatario, un anno prima"
Non capisci perchè non sai, vorrei dirle, ma sorrido, in fondo sta solo continuando con i complimenti, così le dico, genericamente, che non ci sembrava fosse sufficientemente maturo dal punto di vista emotivo.
Non è del tutto soddisfatta e attacca con la solfa secondo cui, in qualche altrove, Attila avrebbe potuto trovare risposte più adatte, saltando corsi, addirittura magari risparmiando anni. 
"Per fare?" non riesco a trattenermi dal chiederle e, come sempre, vedo gli occhi sporgere, la bocca socchiudersi e so che ci siamo perse.
Lei vede un ragazzino brillante e curioso, una famiglia che può soddisfare le sue curiosità e sostenere i suoi slanci (capirai ha pur sempre 8 anni) senza frustrarlo, nota la sua capacità di apprendere e rielaborare in un pensiero autonomo ed altre cose più spicciole.
Lo sente calcolare a mente 37 per 52 o leggere con intonazione e sentimento
Non sa che la neuropsichiatra che lo ha visto quattro anni fa, al termine del periodo di osservazione e dei test, ci ha detto che in alcune aree aveva competenze da ragazzino delle medie.
Io si.
Ma so anche che è fragile, che non sa gestire i suoi sentimenti, di più, non sa mettersi in relazione con i suoi sentimenti e nominarli, fa fatica a stare con i suoi "pari", ma può arrivare ad umiliarsi pur di ottenere la loro amicizia e considerazione, non ha grandi vie di mezzo: oggi è un grande domani un idiota, pensa come un (quasi)adulto ma non sente nello stesso modo.
E' un bambino non un fenomeno.
E io sono sua madre.
Non me ne può fregare di meno di avere un figlio geniale, io lavoro per avere un figlio sereno, felice, se riesco, che cresca con quel po' di equilbrio e fiducia in se stesso che lo renda una persona nel più pieno senso della parola.
Non voglio sminuirlo, nè tagliargli le ali, voglio che si alleni dove è carente non che si neghino le sue difficoltà, i suoi difetti, perchè è su quelli che deve lavorare per crescere
Semplificare, seppure così per dire qualcosa nell'attesa, non è una grande idea

giovedì 11 dicembre 2014

Un'adolescente davanti alla commissione tributaria regionale

Quando andavo alle medie, nelle ore di educazione fisica facevamo dei corsi di nuoto nella piscina comunale.
All'epoca ero una specie di orca.
In tutti i sensi.
E, soprattutto a delfino, davo mezza vasca a molti maschietti.
C'è da dire che mi allenavo di più, perchè ero membro della squadra di nuoto, però, filavo via veloce.
Quella è ancora l'età in cui si ha bisogno di rinforzarsi nell'appartenenza al proprio genere o, per dirla meglio, in cui alcuni trovano difficoltà nella costruzione di sè all'interno del genere di appartenenza se c'è qualcosa che non rientra perfettamente nella categoria, tipo una femmina più forte o un maschio più maturo emotivamente.
(lo so, c'è chi non esce mai da questa fase, ma c'è di buono che molti neanche ci arrivano, il che elimina il problema alla radice)
Così successe che S, frustrato perchè rischiava lo doppiassi, fece una cosa assolutamente disdicevole: aspettò che fossi con il mio abbondante sederotto bello in alto, pronta a darmi lo slancio sulla parete della vasca, e mi dette una lunghissima e plateale tastata.
Sentivo i miei compagni ridere anche con tutta la testa sott'acqua, acqua che credevo stesse per evaporare tanto la mia faccia scottava mentre andavo, quasi per inerzia, a causa dello slancio e della vergogna.
Furono secondi lunghissimi e colmi di incertezza: desideravo sparire ed al contempo sentivo irrinunciabile il bisogno di farmi valere.
Mi fermai a metà corsia, girai su me stessa, tornai indietro e gli mollai uno schiaffo che risuonò su tutto il piano vasca, lui rimase impietrito, i prof., lasciate le loro chiacchiere, accorsero per sgridarmi e sedare l'eventuale rissa, tutti mi guardarono come se mi fosse spuntata la pinna dorsale.
Era solo la spina dorsale, ma fu una bella scoperta lo stesso.
Prima di allora nessuno aveva cercato di farmi sentire in difetto perchè femmina usando un gesto che avrebbe potuto essere (ma non era) di grossolano apprezzamento sessuale.
Nessuno fino ad allora aveva usato il mio genere per umiliarmi, pretendermi inferiore o semplicemente, farsi forte con me per mezzo di uno stereotipo.
Forse ero stata fortunata.
Di quello schiaffo non mi sono mai pentita e ad S, per quella tastata di culo, sono stata spesso grata negli anni.
Oggi per esempio, mentre un commercialista panciuto mi chiamava "signora" davanti alla commissione tributaria regionale.
E' un posto in cui non mi trovo molto a mio agio, è per questo che ho indossato pantaloni e scarpe basse, una roba neutra.
Se sapevo che trovavo uno così mettevo gonna e tacco 12.


mercoledì 10 dicembre 2014

la ricetta

E' notte e non è un caso.
La notte è un rifugio sicuro, un bozzolo caldo di affetti ed emozioni, il posto dove riposare e ripensare, riflettere ed abbandonarsi.
Ho la pretesa di credere che è questa la notte nel nostro letto, non solo per me.
Ma affetti ed emozioni non sono sempre piacevoli e l'ottimismo non è mai stato una tua dote.
Nemmeno quando era più facile essere ottimisti.
Ora, capirai, ora a volte è una scelta di campo, un atto di fede.
Non roba per te insomma.
Non dormiamo, sei nervoso anche se neghi, sei rientrato prima e, come sempre, è stata una mezza festa, ma a me non la racconti, ho tanti di quei campanelli in testa io, ormai, che il problema non è più che non scattino alla prima avvisaglia, ma che siano troppo sensibili e tintinnino per ansia eccessiva.
La mia.
Finalmente di sfoghi, ti apri, un po' esageri.
Ma va bene.
Poi ti ritrai, imbarazzato, e va bene anche quello.
Aspetto che tu parta con qualcuna delle tue brillanti analisi, ma non lo fai, mi chiedi invece qual è la mia ricetta.
Non ne ho, ti dico.
Anch'io oggi ho avuto la mia parte, c'è un limite anche per gli ottimisti costituzionali, assai oltre la decenza e la razionalità, ma c'è.
Taci e proprio quando penso che ti sia addormentato mormori una frase che mi porta lontano, a una parte di te vissuta decenni fa e mai superata, una che scava e scalza la carne viva.
La tua immensa verruca.
"Tu hai sempre una ricetta", mi dici, "tu devi avere una ricetta, non posso sopportare che tu non ne abbia una"
Non ho ricette amore e non ho risposte, ma ho grandi braccia e so stringere forte.

giovedì 4 dicembre 2014

Pettegolezzi 2.0

1. Porto Totila all'asilo, come sempre, entriamo, salutiamo la bidella, ci puliamo le scarpe, aspetto che appenda la giacca e l'(inutile) zainetto al suo gancio personale, insisto per un bacio e vado via dopo averlo sbirciato attraverso la grande vetrata mentre si avvicina sorridente ai suoi amichetti.
Arrivo in studio mezz'ora dopo e trovo un messaggio whatsapp che mi dice di andare sul gruppo facebook della nostra comunità. Vado e trovo uno sproloquio pesantissimo di una mamma secondo la quale i bagni dell'asilo, questa mattina, erano sporchi, una cosa che "nemmeno le fogne di Calcutta" e non si sa cosa facciano i nostri amministratori.
La cosa non coincide minimamente con la mia esperienza diretta della struttura; si attaglia perfettamente alla mia esperienza diretta di questa mamma; vado oltre.
La mattina dopo trovo la bidella molto amareggiata e piuttosto arrabbiata perchè, mi dice, ieri di prima mattina quella persona le ha chiesto se poteva accompagnare personalmente il figlio in bagno prima di lasciarlo e poi, uscendo, non ha fatto presente che c'era un problema, non si è lamentata di niente. Salvo poi, appena varcata la porta sputare veleno su tutto e tutti, se stessa inclusa visto che la fogna di Calcutta è il posto in cui suo figlio trascorre le giornate.
2. Sono in attesa di fare un'udienza e mi annoio, ho letto i giornali on line, imparato a memoria le mail, sbirciato blog, non mi resta che facebook, vado e trovo le foto di un cantiere. E' il cantiere che stanno allestendo accanto a casa dei miei perchè il condominio a fianco al loro restaura la facciata. Sotto alla foto c'è un messaggio dai toni assai accesi con cui una tipa che vive lì accanto si lamenta del mancato rispetto delle norme vigenti e dell'incuria degli amminsitratori che consentono un simile scempio. Passo oltre. Ieri sera però andando a prendere i nani dai nonni, non posso evitare di vedere il cantiere perfettamente montato, a norma e pure con una particolare protezione a tutela delle sue finestre.
3. Ho rivinto l'ambitissimo ruolo di rappresentante di classe ed, ovviamente, c'è di nuovo qualcosa che non va e che è indispensabile affrontare. Cosa ancora non l'ho capito, ma si sta alzando un bel polverone perchè, dice, le maestre hanno trovato, su facebook, osservazioni non proprio costruttive al loro indirizzo ed a quello dell'istituto in genere. Capirai sono tre anni che scrivono che Attila è bravo perchè io sono ruffiana
Ora io dico: ma quei bei pettegolezzi di paese?
Quelle cose sussurrate a mezza bocca, qui le dico e qui le nego?
Tipo che ne so: quando dicevano che passavo i pomeriggi a fare sesso perchè, al liceo, studiavo sempre con un compagno?
O quando dicevano che volevo il ragazzo di un'amica solo perchè chiacchieravamo spesso e volentieri anche se lei non c'era?
O che ero una poco di buono perchè non mi stracciavo le vesti se il mio ragazzo usciva con gli amici?
Una fanatica che chissà dove voleva arrivare?
Vi prego, possiamo tornare lì?
Erano tanto più divertenti di queste robe spiattellate sul web.
Pensateci, le malignità sussurrate sono molto meglio: non sono verificabili, si possono aggiustare, passando di bocca in bocca acquistano vita propria, assurgono a letteratura, a volte, se i paesani sono bravi (e voi lo siete, lo so) tornano dall'autore così modificate che persino a lui sembrano una notizia nuova e, soprattutto, è difficile che vi becchiate una querela.
Se continaute così, invece...

lunedì 1 dicembre 2014

PR, PR, PR

C'è una parte ben radicata in me per la quale PR è un'omotopea.
Ho tre anni si, forse qualcosa meno e, giuro, sono capace capacissima di pronunciala in sequenza per dieci minuti abbondanti.
Un concertino.
E' un mio gravissimo difetto, ne sono consapevole e sto cercando di porvi rimedio, ma è davvero dura.
Posso - benissimo - buttarla in caciara e dire -con la massima sincerità- che non sopporto tutta quella massa di esseri sculettanti intenti a slinguazzare questo o quel personaggio perchè lo ritengono, a torto o a ragione, utile ai loro fini.
Anzi, caciara per caciara, ammettiamolo non sopporto niente che possa essere neanche lontanamente annoverato nella categoria slinguazzamento.
Salve sono quella che ha preso un caffè gomito a gomito con Bono Vox e non solo non gli ha chiesto l'autografo, ma ha pure litigato con le amiche perchè non si fissa la gente e non è il caso di rompere ....la privacy del prossimo.
Eccomi.
Sparatemi, me lo merito.
Me lo merito, perchè ho un'età venerabile e fatico ancora a distinguere lo slinguazzamento del prossimo (e del prossimo del prossimo fino alla settima generazione) con inserimento vasellinico nelle pieghe delle sue conoscenze, dalla capacità di cogliere le occasioni per presentarsi e autopromuoversi.
(Ammettiamolo già scrivere il termine autopromozione, mi crea fastidio fisico).
Però, insomma, niente, ho deciso che questa cosa va risolta e ci sto lavorando.
Più o meno.
Di una cosa però sono certa PR mi farà sempre lo stesso effetto, lo so, sono vent'anni che leggo AD e neanche una volta mi è venuto in automatico Amministratore Delegato.

lunedì 24 novembre 2014

la gente

La gente ha un sacco di difetti.
Sono difetti della gente, dell'insieme, ecco, perchè poi quando si passa, e sempre che si passi, dalla gente come insieme al singolo elemento, le cose cambiano.
Non è detto che migliorino, questo no, ma cambiano.
Infatti a me il concetto di gente non piace, sempre per la storia delle generalizzazioni che mi danno l'orticaria.
Però, come penso più o meno tutti, con la gente ho a che fare e della gente parlo.
Così sabato mattina davanti ad un caffè, un'amica ed io siamo riuscite ad elaborare questo concetto rivoluzionario secondo cui la gente è superficiale.
Lo abbiamo elaborato e sviscerato e siamo anche giunte alla conclusione che la superficialità non è data dalla cattiveria e, spesso, nemmeno dalla supponenza o dall'arroganza, è piuttosto un bell'impasto di ignoranza e disinteresse condito con un quanto basta di logorrea.
Spesso, stranamente, quello che ne viene fuori non è tanto male, musica di sottofondo e nulla più, roba da negozi, facile da ignorare a meno che non si abbia una qualche ipersensiblità.
Non si può approfondire tutto, interessarsi a tutto e a tutti, la superficialità non è una colpa o almeno, spesso non lo è.
C'è una cosa però che mi infastidisce moltissimo, che proprio non riesco a superare e che mi pesa ancora di più della superficialità e della pretesa che ha la gente di generalizzare, è il fatto che spesso non ragiona.
Non è cioè capace di condurre un ragionamento logico, articolarlo, non accorgersi che cade in contraddizione o, semplicemente, si espone a contestazioni banali, roba lapalissiana.
E vale per tutto, dagli argomenti più spinosi come immigrazione e omofobia,  a quelli più banali e superficiali.
Tipo una conversazione origliata sabato al bar:
"guarda che lardelloni! Dovrei proprio andare in palestra, ma non lo sopporto, perchè tutti mi guardano il sedere",
"ah e dove vai? che corsi fai?"
 "Eh no, sai, mi piacerebbe zumba, ma non l'ho mai fatta. E' una vita che non vado in palestra. Dico sempre che devo andare e poi non mi iscrivo mai"
 Ora, io non so se starebbero tutti impietriti a fissarle il sedere, ma sul cervello può stare tranquilla.
Se una, compiuti i dodici anni, non è in grado di distinguere le sue insicurezze dalla realtà dei fatti, è un problema grosso.

venerdì 21 novembre 2014

Commozione conto terzi

Mio marito è commissario d'esame nella sessione per l'abilitazione professionale che si sta concludendo.
Si è fatto venire quei trenta o quaranta travasi di bile, è stato l'artefice di un denuncione penale, cui altri si sono aggiunti, e insomma ha fatto il suo da par suo, chè qua non si frigge con l'acqua.
Ieri sera era di commissione per gli orali ed io, che dovevo aspettarlo, mi sono seduta buona buona in aula.
Erano previsti quattro candidati, ma quando sono arrivata stavano finendo di interrogare la terza, una ragazza piuttosto minuta, con lunghi capelli castani, bravina.
Quando la cammissione si alza e si ritira per deliberare c'è sempre tensione, non importa quanto il candidato sia bravo e quanto abbia reso.
L'esame di abilitazione non è una formalità ed avere davanti tutte quei vecchioni sconosciuti, tra cui non sai riconoscere l'avvocato, il magistrato, il professore ma ai quali cerchi di rispondere sperando di azzeccare il giusto mix tra pratico e teorico senza scadere nel trito o nel bizantinismo, lascia sempre un po' di incertezza e di tensione.
Inoltre, hai già impegnato molti mesi della tua vita cercando di imparare quel mestiere, magari hai già qualche cliente o qualche prospettiva; la proclamazione per quanto poi tutti ci ironizzino sopra, non è mai una banalità.
Insomma lei era nervosa, non troppo, un po'.
La commissione invece doveva essere molto tranquilla perchè è uscita in 5 minuti scarsi, sorridente, e come d'uso la presidente le ha comunciato l'esito positivo della prova, fatto le congratulazioni e molti auguri (le ci vorranno tutti).
Un attimo dopo, a ringraziare e stringere mani non c'era più una ragazza minuta dai capelli lunghi e castani, ma un'intera famiglia: un padre con la barba bianca e meno denti del necessario, una mamma con l'hijab ed un fratello in felpa e jeans.
Una famiglia a cui è stato detto che non c'era niente per cui ringraziare se non, da un lato, l'intelligenza, l'impegno e le capacità di una figlia e, dall'altro, lo spirito di sacrificio di chi le ha dato la possibilità di farli valere.
E' stato loro detto soltanto la verità: di quei cinque, uno lo conosco bene e posso garantire che non fa sconti a nessuno, nè in un senso nè nell'altro.
Aggiungo che li capisco e li ammiro.
Molte cose si danno per scontate e scontate non sono.
Molte mete sembrano banali e banali non sono.
Molte volte sembra infantile e sciocco presentarsi accompagnati davanti ai traguardi della vita ed invece è bello e giusto condividerli con chi ti ha sorretto fin lì.
E chissenefrega se non fa fine  

sabato 15 novembre 2014

Bersaglio mancato

Caro te,
che sei un attivista politico, ma io non lo sapevo;

che sei parecchio convinto, e basta averti incrociato una volta per strada per capirlo;
che, immagino, fossi al cesso con una gravissima dissenteria quando hanno distribuito ironia e leggerezza, ma so per certo, eri assente ingiustificato quando distribuivano umiltà e senso della misura;
che devi avere studiato francese o avere, anche tu, qualche nonno meridionale che chiamava il lavoro fatica o travagghio, in dialetto, mentre si spezzava la schiena su qualche zappa. Lui. E da questa esperienza ne hai riportato solo il desiderio di allontanare tale amaro calice da te e dai tuoi figli;
che fai tanto il paladino della legalità ma litighi con l'omino che ti chiede di liberargli l'accesso al garage invitandolo pure ad essere più cortese;
che non mi conosci affatto se non nei limiti di quella decina di incontri al comitato dei genitori o al consiglio di interclasse;
che sei ingegnere tra i geometri, luminare tra medici, giurista tra legulei, sommo vate tra gli scribacchini e la Callas davanti ad un coro di ubriachi
Puoi anche sostenere che sia vietato assegnare compiti in virtù di un decreto ministeriale del 1969.
Anzi, puoi anche dirmi che sbaglio a ritenerlo non più in vigore perchè non c'è un'abrogazione espressa.
Vedi, io lo so che non ne sai un tubo del concetto di gerarchia delle fonti, successione nel tempo ed altre  sciocchezzuole e non ho bisogno di asfaltarti quando a tutti è evidente che dai fiato alle gote.
Non è questo.
Il fatto è che se vuoi insultarmi, non puoi accusarmi di leggere la Divina Commedia ai miei figli.
Perchè, io gliela leggo davvero
E me ne faccio vanto.
Dovresti dirmi che sbagliano il congiuntivo
Ma ti faresti una nemica per la vita, sappilo

martedì 11 novembre 2014

I colori della casa

Nessun imbianchino mi sta rincorrendo perchè decida i colori delle pareti, nessun piastrellista mi assilla per i bagni e sono lontani i tempi in cui si discuterà di complementi di arredo.
Anzi, diciamola intera, probabilmente una domanda su cuscini, soprammobili e copriletti non ce la faremo mai chè qua siamo parecchio naif e poche sono le cose che sopporto meno in una casa del tutto coordinato ad ogni costo (dell'IKEA o del negozio di lusso, è uguale).
Va detto che ho gravi problemi con le tende, con i tappeti. con i quadri e con i ninnoli; mi piace il poco, in generale, e trovare un mobile che davvero mi entusiasmi è un'impresa.
In più, vivo in una casa che, tra esterni ed interni, nessuno potrebbe definire neutra e quindi, da sempre, tendo ad immaginarla arredata con cose leggere visivamente: tanto bianco, acciaio, vetro, legno chiaro.
Tendo ad immaginarmela perchè poi, come dicevo prima, il tutto coordinato non fa per me e devo accettare che siamo una famiglia a colori.
Totila vuole la sua stanza tutta rossa, Attila tutta viola, la parete bronzo cangiante nel salotto  non si tocca (anche se me l'hanno fatta a tradimento e non ammetterò mai che è davvero bella) e, insomma, se mi va bene posso dire di avere vinto sulla piccola lama arancione che ora separa la zona cucina dall'ingresso, ma solo perchè va giù.
Parlando seriamente e cercando una mediazione chè il rosso ed il viola sono decisamente fuori discussione, comincio a valutare positivamente un tocco di azzurro o di verde su una parete delle camerette ed un divano colorato nell'annesso.
Userò il verde o il fucsia per le sedute della loggia e chissà, potremmo fare una parete colorata anche nel nostro nuovo bagno.
Andrà così lo so, nata minimalista, morirò barocca.
Ma le tende no, quelle le tolgo tutte.

venerdì 7 novembre 2014

ti voglio bene

Scrivo due righe, col cuore e molto fegato, ad una vecchia amica che penso tanto, ma non cerco mai, perchè semplicemente non so dove sono finita, io non lei, in questa corsa continua, e gliele scrivo pure all'indirizzo del lavoro.
Mi risponde nell'arco di dieci minuti attaccando con "ti voglio bene".
Ecco.
Dirsi i sentimenti così, come da bambini, è cosa a cui non sono abituata fuori dal cerchio più intimo della mia famiglia o da circostanze dall'enorme portata emotiva.
Non sono nè timida, nè pudica, ma mi rimane più facile fare un gesto, abbozzare un abbraccio o una carezza, provare ad essere vicina, a capire o, il che in fondo è l'importante, ascoltare.
Sarà che certe parole troppo spesso, mi sembrano non avere peso nè valore, sarà che, quando ce l'hanno, espongono molto di più della nudità fisica, o più probabilmente sarà, come per tutto, che ciò che conta per me è il contesto, l'insieme.
In fondo una manifestazione d'affetto distribuita indiscriminatamente, a me come all'universo mondo, mi fa lo stesso effetto di una nudità casuale, in palestra, dal medico, in spiaggia
Mi lascia indifferente.

Invece quella risposta, un po' esagerata è stata bella.
Molto.

giovedì 6 novembre 2014

donna-mamma, donna-lavoratrice, e se provassi col donna -e-basta?

Va così.
E' che a me l'autunno piace tanto, ma non è la mia stagione, perchè mi immalinconisce come una bella gelata mattutina spazzata da una sferzata di tramontano  non potrebbe mai.
E sarà per questo che mi toccano un bel po' di questioni, di quelle anche un po' trite, che in genere mi fanno cinicamente sogghignare chè, io, quelle che fanno i "discorsi da donne, sulle donne" non le tollero più di tanto: lamentarsi non paga e le chiacchiere stanno a zero, se vuoi una cosa devi provare a prendertela e sperare che, a forza di prenderla, diventi più facile per chi viene dopo.
Su certe materie già chiedere è chiedere il permesso e se chiedi il permesso sei la prima a riconoscere che si tratta di una concessione e non di un diritto.
Va be'.
Il punto non è questo.
Il punto è che mi sembra di non fare bene nulla e di non fare male niente.
Corro e corro e corro e non sono la professionista che volevo essere, magari anche perchè non sono abbastanza brava, è bene dirlo, ma insomma....sono nella media.
Il fatto è che mollo, lo so, lo sento, potrei fare meglio se facessi di più.
Potrei, intendo, essere migliore intellettualmente.
E poi corro e corro e corro e non sono la mamma che i miei figli si meritano, arrivo tardi, devo controllare l'agenda, come per un appuntamento qualsiasi, se vogliamo invitare qualcuno a giocare a casa, non ho mai abbastanza tempo per le nostre stupidate, le lotte, i pasticci e, insomma,  anche qui, potrei fare di più e meglio.
Mi mancano e manco loro, manca la qualità, troppo spesso.
E le mie giornate sono un elenco di cose da fare.
Però mangio il gelato come la Madia, con lo stesso gusto e la stessa soddisfazione.
E ne vado anche fiera, quindi potrei avere anch'io un servizio su Chi
Pesantemente fotoscioppata però, plis

lunedì 27 ottobre 2014

Dell'olio, della terra e

Quest'anno l'olio sarà poco, dicono.

Ora da queste parti l'olio, prima che le olive arrivino al frantoio, è sempre poco.
Per definizione e scaramanzia

Nell'anno in cui le piante sono così cariche che i rami si piegano, quando la stagione è stata perfetta e la mosca non si sa nemmeno cosa sia, quando, poi, gli orci (per i fortunanti) o i fusti non basteranno, allora, cioè dopo la frangitura, comincerà la lamentela sul prezzo dell'olio che nella annate buone scende e se è basso, uno la fatica che l'ha fatta a fare, non ci riprende nemmeno i costi ed era meglio comprarlo alla coop.
Nell'anno in cui la produzione è scarsa davvero, la polemica sarà sulle previsioni sbagliate (sempre e comunque per difetto), sul prezzo che sarà alto e quindi conveniente, ma non ci sarà olio da vendere e, sempre, sul fatto che non si sa bene la fatica uno che l'ha fatta a fare, non si ammortizzano nemmeno i costi ed era meglio comprarlo alla coop.
Quella dell'olio del super (o anche del negozio di lusso, del frantoio, del vicino) è un'altra polemica sempre buona per tutte le stagioni.
Polemica che condivido: come il nostro nessuno mai, va bene anche vecchio
Non è oro, quello no, te lo insegnano da bambino: "olio nuovo e vino vecchio, pane bucato e cacio serrato..." e via e via.
Però, di polemica in polemica, il tempo passa, la terra dà i suoi frutti, la fatica porta con sè la soddisfazione e c'è sempre una sera in cui si condivide fettunta col cavolo nero, fagioli, ribollita, pappa al pomodoro, rape saltate e si comincia a pensare a quando si assaggerà e come sarà il vino nuovo.
Cattivo.
Chè secondo me il vino novello sa sempre di risciacquatura di botti.
E non c'è caldarrosta che possa nascondere questa semplice verità.
Insomma sabato si comincia, i teli sono pronti, gli attrezzi in carica, i vecchi tentennano il capo alla vista delle diavolerie moderne e io spero nel sole, nelle previsioni sbagliate e nelle solite polemiche dei contadini, senza le quali davvero, sarebbe meglio comprarlo alla coop

  


giovedì 23 ottobre 2014

Differenze tra fratelli. Attenzione post con turpiloquio

Attila ha 8 anni e non dice parolacce.
Niente, nemmeno roba di uso comune tipo culo o merda, se gli scappa un "poppe/tette" arrossisce e se deve riportare il fatto che qualcuno in sua presenza ha detto "cazzo", mi guarda da sotto in su imbarazzato e parte con "quella parola che disse Giovanni e suo padre lo picchiò" (mai capito se lo ha sconvolse di più l'espressione o il ceffone).
Certo noi ci siamo pesantemente autocensurati chè, in studio, certi giorni, potremmo degnamente competere con qualsiasi cooperativa di portuali e di certo non saremo noi a sfatare il mito che vuole i fiorentini assai creativi nell'invenzione di trivialità.
Però, ecco, al momento, Attila supera ogni più rosea aspettativa.
Totila le dice per tutti.
Anche per la gatta.
E' capace di tirare fuori roba che mi lascia a bocca aperta, e non importa che ne ignori completamente il senso (almeno spero) ne dice di tutte e con un certo qual gusto.
Ho indagato approfonditamente: mio padre ed i miei zii negano, a mio suocero non ho mai sentito dire niente di men che educato, maestre ed istruttori li escluderei, di noi ho già detto.
Allora?
Dice che è dovuto all'influenza reciproca dei bambini tra loro.
Sarà.
Ma, allora... con chi va all'asilo?

martedì 21 ottobre 2014

Di dubbi e partenze

Ho un cognato.
Ce l'ho perchè mio marito ha un fratello.
Mio cognato quindi, è stato per me parte di un pacchetto già completo.
La parte migliore magari, ma insomma, avesse anche fatto schifo, avrei dovuto farci i conti.
Mio cognato ha una compagna.
Nemmeno sulla sua scelta avrei potuto avere voce in capitolo, ovviamente, ma siccome lei è venuta dopo di me, è lei quella che ha dovuto fare i conti con una presenza, la mia, che poteva essere una vera e propria jattura.
Invece ci piacciamo un sacco.
Forse perchè un po' ci assomigliamo, forse perchè non ci diamo fastidio a vicenda, forse perchè abbiamo già abbastanza da fare ognuna per i casi suoi, forse perchè lo nasconde bene, ma è caustica, forse perché lei fa tanto la mamma italica ma poi manda il figlio all'avventura e io ce li mando senza nemmeno fare tanto mamma italica, soprattutto, penso, perchè entrambe troviamo normale "dimenticarci" le nostre paure quando c'è da affrontare quelle di chi amiamo.
Poi paghiamo il conto
Ieri mia cognata mi ha chiamato: è appena tornata dalla città in cui studia suo figlio e dove lo aveva raggiunto per aiutarlo con un piccolo grande trasloco.
Comincia a preparare il suo e mentre accantonava cose per me, per noi, nel silenzio di una casa ormai quasi disabitata, alla fine di una giornata pesante, si è accorta che gli scatoloni non erano affatto vuoti: dentro c'erano tutti i suoi dubbi.
Tanti
Smontare una vita non deve essere facile.
E non è solo trasferirsi lontani dagli affetti
Quella è una cosa che si può fare: l'hanno fatto i miei nonni, lo ha fatto mio cognato, lo ha fatto mia cugina ed in un certo senso, lo facciamo un po' tutti prima o poi chè, in fondo, non sono i chilometri quelli che contano davvero.
E' l'essere diventati grandi.
Il difficile, quello che l'atterrisce è lasciare una città che la ospita da trent'anni,  dove ha una sua rete e una professionalità apprezzata che le ha dato di che mantenere egregiamente se stessa e suo figlio.
E' farlo per seguire uno, non un sogno, un'ambizione, un desiderio, uno.
La paura "dell'appendice" lei l'ha risolta alla radice: il visto da "compagna" non lo ha voluto, parte con la possibilità di lavorare.
Parte anche senza un piano di lavoro, però, solo qualche progetto nebuloso che comunque le viene da questa parte dell'oceano.
"Che faccio?" Mi ha chiesto dopo una ventina di minuti di monologo pieno di parole che avrei potuto benissimo  pronunciare io a parti invertite.
"che fai? l'asciugatrice imballamela bene chè a Roma siete tutti cialtroni e a M fagli prendere una casa vera, di quelle col basament, le pareti di legno, il giardino e i suvvettoni sul vialetto, chè quel coso ultramoderno che ha ora assomiglia tanto a quello che aveva a NY: vetri bloccati, spazi discutibili e mappa delle pareti da consultare prima di appendere anche solo un poster, fa il moderno, ma poi si sente in gabbia....Ah e cercate anche una camera in più: vi mando gli Unni col cartello al collo per Natale"
Che dovevo dirle?
Tra un po' è un anno che zompa di qua e di là dall'oceano, in bilico, come un po' tutte, tra le mille mila esigenze della vita: il compagno, il lavoro, gli amici, suo figlio, il piacere di stare con sua madre e suo fratello e di sollevare un po', con quel piacere, sua sorella dalla preoccupazione quotidiana per loro e le loro esigenze.
Tutte cose belle, tutte cose giuste, tutte cose che ne fanno la persona che è.
Chissà se anche lei a volte sogna un calafuria su un mare calmo e caldo, senza nessuno intorno.
Io si.
Ancora, a distanza di anni da qui
http://www.croccworld.it/ciacco/2010/11/16/a-volte/


giovedì 16 ottobre 2014

Autunno

Ci ha messo un po', ma l'autunno è arrivato.
Ha portato i gialli e qualche tono di marrone.
Per i rossi si sta organizzando.
Intanto, come sempre, ha mandato avanti la vite americana affinchè faccia da sfacciato araldo e convinca lei, con il suo esempio, le viti dei filari a rassegnarsi: la vendemmia è passata, il mosto ribolle, l'estate è finita, ed è giusto che i  pampani prima di cadere concedano il loro splendido spettacolo.
Le rose non ne voglion sapere, le inglesi soprattutto, con loro sarà dura, è piovuto così tanto e la temperatura è ancora così mite che sono convinte sia settembre, invocano hemerocallis e topinambur a conferma e continuano a mettere su nuovi bocci. Le più antiche però, hanno capito e stanno già preparando le bacche, altro giallo ed altro rosso, tra un po'.
Gli olivi se ne fregano, il massimo che concedono è l'argento per i giorni grigi di pioggia, è sempre così, fingono, ma tra le foglie strette e dure spunta il nero dei frutti maturi.
Anche il caco, pian piano, lascia che il verde intenso dei pomi cominci a cambiare, ne è segretamente felice perchè sa che sarà splendido a metamorfosi avvenuta, quando sui suoi rami spogli spiccheranno, soli, i globi arancioni.
Solo le zucche gialle sono impazienti, spuntano da sotto le foglie, tronfie, cercando di attirare l'attenzione.
Gli scoiattoli stanno facendo scorta, saltellano fino alla quercia dietro casa con le loro codone e si fermano, per ricambiare un po' curiosi un po' scocciati lo sguardo di stupefatta ammirazione di questi strani bipedi.
Anche i caprioli, si sono fatti sfacciati e non è raro vederseli comparire davanti tornando a casa. 
Sono così belli che mi scordo il danno che fanno, ma non sono la mia passione, quella è tutta per gli istrici, vederli, alla luce dei fari, sollevare gli aculei bianchi e neri, è una vera e propria magia.
E' dolce questa terra.
E bella

martedì 14 ottobre 2014

Oggi sono 8, ma presto saranno 20!

Di oggi, o meglio dell'oggi di otto anni fa, ha molti ricordi, come è giusto.
Ricordo mia mamma truccata per la prima e ultima volta in vita sua, e tua mamma impettita e orgogliosa.
Ricordo mia nonna sul nostro divano, il suo vestito a fiori "da nonna a un matrimonio", la gola esposta mentre ride gorgheggiando perchè Attila usa, come sempre, il suo mento come anello da dentizione.
Ricordo mio padre commosso mentre mi sussurra che aveva quasi rinunciato all'idea di vedere nascere suo nipote, accompagnarmi all'altare era qualcosa che non osava più sperare, e sento la mia voce, bassa ma ferma che gli ricorda che io, al mio matrimonio, non voglio piagnistei: c'è un tempo per piangere e uno per ridere. Ma poi me lo abbraccio stretto.
Ricordo laNina, la sua faccia sofferente mentre si sperava inosservata, aperta in un sorriso nell'attimo esatto in cui ha intercettato me e la mia occhiata inopportuna, e la nostra affettuosa discussione su chi delle due avesse fatto o ricevuto il vero e solo regalo di quella giornata. Se servisse lo ripeto anche qui: lei a me. Ma è un'ovvietà.
Ricordo tuo padre ingessato e felice. Ed il battibecco tra te e tuo fratello in chiesa, davanti al fonte battesimale, col prete che ridacchia, su chi dei due mi stesse pestando la gonna e rischiasse di lasciarmi in mutande (contenitive per altro) nel bel mezzo della navata.
Ricordo l'aria sorniona dell'uomo ironia mentre ti passa le fedi e ripensa alla scena di mezz'ora prima: ricerca affannosa, cellulare lanciato contro il muro e ritrovamento miracoloso della fatidica scatolina esattamente là dove l'avevi riposta.
Ricordo Attila che cerca di staccare almeno un po' di pietre dure dall'altare della Madonna cui, tua madre, senza dire niente a nessuno, aveva ottenuto lo dedicassero (sforzo inutile. Diciamolo).
Ricordo gli amici, le battute e gli sfottò, le risate, le danze, le foto e anche, perchè se no non sarei io, la piccola pasticceria e il risotto, il brunello e la vernaccia.
Ricordo le prozie della Romagnia che commentano le mie scarpe di Dior, stampa pied de poule, ed il vestito col decollete ribaltabile e ribaltato, studiato apposta perchè potessi allattare comodamente.
Ricordo le facce degli "uccellatori" (o preferisci "braconi"?) raccolti sotto i portici ad aspettare la sposa per commentare, come da tradizione: espressioni sorprese e pure un filino attonite.
E ricordo l'attimo di panico che ha colto mia zia e la cugina n. 3, frignanti, quando ho rallentanto alla loro altezza, lungo la navata, convinte, seppure per un nanosecondo che io, davvero, avrei potuto attuare la mia minaccia e maltrattarle lì, davanti a tutti.
Ricordo, come se fosse ora, la mia serenità, data dalla ferma convinzione che quel momento era solo una tappa nel nostro percorso, cominciato dodici anni prima, e non aggiungeva o toglieva nulla, ma serviva solo per dire "eccoci, siamo qui" e festeggiare la vita, la famiglia, gli amici ed anche, un po', i braconi là fuori.
Ricordo tante cose e, forse, le ricorderò sempre, ma ho in testa un solo sguardo, il tuo, ed anche quello in un solo momento: l'organista attacca con la marcia nuziale, quella standard, che non volevi, e che infatti abbiamo sostituito con la "nostra" per l'uscita, do il braccio a mio padre mentre stringo il mio stupendo e irrequieto mazzolino, ed entriamo.
Tu ti volti e ci vedi.
Poi ci guardi.
E ti commuovi.
T'ho beccato.

lunedì 13 ottobre 2014

Paura

La paura è una brutta emozione: ti soffoca e ti impedisce di vivere.
La paura è un'emozione bella: ti mette sull'avviso e ti salva la vita.
Le affermazioni sono vere entrambe, sebbene non contemporaneamente, ma questo è evidente.
Quello che cambia, che ne cambia la valenza, è il contesto.
Già il contesto.
Io lo odio il contesto a volte.
E si che mi danno della relativista

giovedì 9 ottobre 2014

Di sentinelle (in varie posizioni) e matrimoni

Non condivido la protesta delle sentinelle in piedi, anzi, devo dire che mi sembra sbagliata nel merito ed anche nei tempi visto che, purtroppo, non mi sembra che al loro concezione tradizionale del matrimonio sia davvero minacciata da alcunchè.
Non condivido nemmeno però tutto questo urlare e stracciarsi le vesti per chi ha deciso di manifestare il suo pensiero standosene in piedi nel bel mezzo della via con un libro in mano.
Come è noto ho un problema con il politically correct e con tutto ciò che presupponga l'astenersi dal dare giudizi o la limitazione alla libertà di pensiero e di espressione.
Insomma: se la gente non è libera di fare o dire scemenze, io come faccio a decidere chi, per me, è scemo e chi no? E se non posso deciderlo, quella stessa gente come fa a capire quanto sono scema io?
La storia è lunga, ma secondo me dare giudizi è connaturato alla natura umana e non è quello il problema.
Il problema sono i giudizi che si danno, caso mai.
E io li do.
A bizzeffe.
Nello specifico delle sentinelle, degli omosessuali e del matrimonio il mio giudizio è semplice e banale: tutti dovrebbero essere liberi di sposarsi.
Non di sottoscrivere PACS o altri acronimi vari.
Sposarsi.
Punto e basta.
Poi, siccome appunto io ed il politically correct non ci frequentiamo (e mi sta anche un po' antipatico) aggiungo che, secondo me, non dovrebbero essere riconosciuti a nessuno diritti fuori dal matrimonio.
Ovviamente il matrimono stesso, come istituto, andrebbe rivisto, consentendo una maggiore libertà di regolamentazione (o solo una maggiore informazione sulle possibilità che già ci sono e nessuno usa) ed intervenendo sulla fase patologica abrogando la separazione.
Però insomma, al netto delle difficoltà pratiche attuali per le coppie che non possono contrarre un vincolo, perchè omosessuali o perchè uno dei due non ha ancora recuperato lo stato libero, ritengo che chi sceglie di non formalizzare il suo rapporto, non debba vedere automaticamente discendere diritti ed obblighi da quella che è, ed è giusto sia, una scelta privata.
Se si sceglie la libertà, l'assenza di vincoli, si deve restare liberi.
Non come accade adesso, in Italia, per cui si è davvero liberi di mantenere un rapporto nella sfera privata solo se questo non può uscirne, cioè solo se si ama una persona del nostro stesso sesso.
Se si è una coppia eterosessuale, una serie (più o meno limitata) di diritti ed obblighi conseguiranno per il solo fatto che si è una coppia.
E chi non li voleva?
Si rassegni.
Sono consapevole che la mia idea va in assoluta controtendenza ed è più minoritaria di quella delle sentinelle.
Ma è la mia ed io sono per la libertà e non per le prese in giro

lunedì 6 ottobre 2014

Tumore

Sembra che mio zio abbia un tumore.
Lo zio del mio cuore, quello che ha già passato il calvario di sua moglie, mia zia, morta a poco più di quarant'anni, dopo un trapianto di fegato e anni di cure.
Quello che ha tirato su un bimbo la cui mamma è praticamente sempre stata malata e poi non c'è stata più, ed un'adolescente che si è vista sottrarre sul più bello la nemica contro cui combatteva per diventare donna.
Loro sono la mia famiglia.
Non parenti a cui sono particolarmente legata, non un pezzo importante di un insieme vasto e variegato come, pure, in effetti siamo
La mia famiglia.
Non mi interessa distinguere o fare una classifica negli affetti.
Mio zio è il Natale e le occasioni importanti.
E' i funghi, i pesci, i fiori di campo, e tutte quelle piccole e grandi cose che non si scorda mai di lasciare apposta per me, quando se le procura nella sue scorribande.
E' la salsa di pomodoro e la vendemmia.
E' le rose del mio giardino
E' l'ironia, i silenzi che parlano, le discussioni e le prese in giro.
Un babbo presente, un nonno dolcissimo  e uno che si incazzerebbe come una spia se leggesse questa roba che sembra già un epitaffio.
E nemmeno la colonscopia di sabato gli ha fatto troppo piacere.
In fondo è già corso due volte quando lo screening regionale per il cancro all'intestino lo dava positivo.
Ed erano solo polipi.
Facciamo che anche a questo giro, i marcatori tumorali stanno solo facendo gli zuzzerelloni?
Per favore

mercoledì 1 ottobre 2014

ma prendersi una camera, vi pare tanto brutto?

Premessa necessaria: ai miei tempi in giro c'era Cicci, il mostro di Scandicci.
Cicci ci faceva molta paura perchè ecco, non ci andava tanto per il sottile, era preciso nei suoi interventi è vero, ma insomma se lo incontravi poi, non lo raccontavi.
Cicci causò molte tragedie, fu l'involontario responsabile di un enorme cambiamento nell'approccio delle famiglie al sesso tra ragazzi e l'altrettanto involontario protagonista di una serie infinita di battute e battutacce dettate dalla fifa e dallo spirito caustico che qui non è mai mancato.
Ci segnò un po' tutti.
Me per prima
Detto questo, leggo la cronaca locale per fare passare l'attesa e, nel mezzo a tutte le polemiche sulla devastazione di Santa Maria Novella operata dagli studenti in Erasmus la scorsa settimana, scopro anche che, domenica notte, due giovani, si dice statunitensi, sono stati scoperti a fare sesso in piazza della Signoria.
E' magari, un'inezia ma mi colpisce perchè era già successo qualche tempo fa in piazza Ognissanti: sempre due americani (non gli stessi) avevano fatto accorrere gente, preoccupata, per le urla. I buonisamaritani temevano un'aggressione e si sono trovati davanti a roba consensuale (per fortuna).
Sono le notizie un po' prurigginose che escono ogni tanto, ma riguardano sempre persone di quella nazionalità
I due avvinghiati per terra, tra i motorini, davanti a tutti,  in piazza Santa Croce che fecero il giro del web, per dire, venivano anche loro da lì.
Poi ci sono tutti i casi in cui una studentessa/turista denuncia uno stupro nei bagni di questo o quel locale (nei bagni? cioè nello stato in cui sono? mah!) e poi finisce indagata per calunnia chè dalle riprese delle telecamere di sicurezza la si vede entrare e uscire pomiciando, mano nella mano, con il tipo che la mattina dopo accusa.
E io me lo domando, ma prendersi una camera pare così tanto brutto?
Ho capito che venite dalla land of freedom, ma insomma su

lunedì 29 settembre 2014

Diamoci del lei ovvero l'elogio della (bella) forma

La lingua italiana conosce l'uso della forma di cortesia.
Non è l'unica ovviamente e nemmeno quella che la impone nel modo più rigido.
In confronto ai giapponesi, per dire, siamo (ovviamente) degli sciattoni, ma anche francesi, tedeschi, spagnoli e russi hanno regole ed usi molto più stringenti dei nostri.
Certo, uno dice, ci sono gli inglesi e tutti quelli che parlano inglese.
Già, ma a parte il fatto che, storicamente parlando, gli inglesi caso mai hanno perso il tu (il thou - thee - thy) e non il voi, non credo davvero ci possano essere dubbi sul fatto che conoscano ed usino altre forme di costruzione lessicale per marcare la differenza tra il buongiorno rivolto alla regina e quello  all'amichetto del proprio figlio.
Insomma noi abbiamo il "lei".
Anzi per arrivare al lei abbiamo anche faticato un po' chè come le altre lingue neolatine a lungo abbiamo avuto il voi; voi che poi era pure tornato di moda nel ventennio quando, non ho mai capito perchè, il lei suonava poco "autarchico". 
Ora, siccome ce lo abbiamo, possiamo usarlo?
Mi rendo conto che l'uso del tu abbia i suoi punti di forza: è informale, dà l'idea di avvicinare gli estranei e di livellare la differenza di età, di ceto, di ruolo, fa apparire il superiore che lo accetta democratico e gli toglie l'aura di fastidiosa condiscendenza quando è lui ad usarlo.
Ma è vero?
Voglio dire l'estraneo che mi pesta il piede, la commessa che mi vende le calze, l'impiegato che sbriga la mia pratica, mi sono più vicini, più rispettosi delle mie esigenze, più educati?
La ragazzina che dà del tu alla cinquantenne mentre entrambe osservano lo stesso mascara, può fare la magia di annullare quei trent'anni?
E davvero un superiore è più efficace nelle sue scelte, più attento, più aperto, meglio in grado di creare un gruppo armonioso se si pone allo stesso livello lessicale del sottoposto?
A me non pare
A me pare che la tendenza ad evitare il lei sia un, troppo comodo, escamotage con cui ci si finge tutti uguali pur non essendolo e non ci si prende la responsabilità dell'attenzione e della cortesia vera.
Quella che parte dal rispetto dell'altro con le sue particolarità e differenze e passa dalla distanza dall'altro.
Distanza intesa  come rispetto degli spazi altrui, come non invasione, come espressione del riguardo dovuto all'ambito privato di ciascuno, per violare il quale occorre una certa dimestichezza se non un espresso invito.
Distanza e forma che non sono formalismo, al contrario, sono cortesia e gentilezza, educazione e rispetto e, perchè no, il segno del riconoscimento reciproco che esistono, ed è un bene, i molti piani, i momenti, le occasioni che, sempre, hanno fatto, fanno e faranno parte della vita associata.
Non è il lei che allontana è la prepotenza, la cafonaggine, la maleducazione, la sciatteria, l'idea che si possa vivere tutta la vita come se non fossimo mai usciti dal parco giochi, dove c'erano solo bambini e mamme distrattte.
Ecco per me è così, e lo dico, lo devo dire, perchè sono rimasta spiacevolmente colpita dal fatto che un essere umano adulto si sia stupito, al punto da venirmelo a ripostare, che Attila (di anni 8, non 2) si sia rivolto usando la forma di cortesia ad una nostra coetanea.
Era meglio se le diceva "scansati vecchia bertuccia?"

venerdì 26 settembre 2014

Così

Così ci siamo davvero.
E ora che ci siamo, che ci siamo davvero, vorrei avere un po' di tempo in più.
Lo vorrei, banalmente, perchè l'idea di svuotare casa, ammassare mobili, riempire scatoloni e fare le valigie per trasferirsi "altrove" per quattro/cinque mesi implica una mole di lavoro che non penso di potere affrontare così, come surplus, rispetto al quotidiano.
Ma lo vorrei soprattutto, per riempirmi gli occhi ancora un po' del mio guscio, del mio nido, del posto che è stato "casa" per dieci anni e che lo sarà ancora a lungo, certo, ma dopo una vera e propria trasformazione.
I nani hanno già cominciato a piangere, loro casa non la vogliono lasciare, va bene anche così e io mi sento un po' cattiva per questo piccolo trauma.
Mi ricordo ancora quando i miei decisero di rinnovare la mia stanza, all'inizio ne ero entusiasta, ma poi fu difficile convivere con il senso di straniamento durato mesi.
Certo i bambini si adattano, certo miglioriamo, ma quando diciamo loro che sarà fantastico avere una camera privata, non dovere condividere spazi e tempi per forza, ci guardano come se fossimo dei mostri.
E non importa se un attimo prima uno sbatteva l'altro fuori, chiudendo la porta ed appoggiandoci contro al grido di: "fuori di qui, mostro"
Io potrei lasciarmi prendere dalla nostalgia, davvero, non sopporto l'idea che dovremmo tagliare le rose e ho già fatto sapere a tutti che l'ulivo di Attila (sono stati piantati due olivi, doni dal simbolismo meraviglioso, per la nascita dei nostri bambini) sarà spostato solo se necessario e se necessario, faranno bene a fare a modino chè se muore il responsabile verrà piantato al suo posto.
Ora che ci siamo, mi sembra che non importi della nuova porta che si aprirà, come un quadro, sulla valle, della loggia che ho sempre bramato, della stanza con gli armadi rigorosamente divisi, del nuovo bagno, children free, in cui nessun bambino potrà versare i miei truccosetti nel cesso per vedere l'acqua colorata, del piazzale finalmente lastricato a dovere e di tutto il resto.
Però mi passa, mi passa, giuro.

mercoledì 24 settembre 2014

Due gocce d'acqua

Sette giorni fa, intorno alle 12,30 il cielo si è fatto improvvisamente buio ed è cominciato a piovere.
Ero molto presa dal massacrante lavoro di questi giorni e, sulle prime non me ne sono accorta, poi ho provato sollievo all'idea che un bel temporale avrebbe rinfrescato un po' l'aria, calda e decisamente afosa, infine, ho dovuto affrettarmi a chiudere gli scuri che proteggono le finestre (di arrivare alle persiane nemmeno a parlarne) nella speranza che fossero sufficienti ad impedire che gli enormi chicchi di grandine rompessero i vetri.
Un attimo e la stanza delle fotocopiatrici era allagata, una macchina, parcheggiata davanti allo studio, distrutta dalle tegole divelte da un tetto, e un albero, spezzato, invadeva il tratto di strada che conduce al giardino dei semplici, all'orto botanico.
Un quarto d'ora, tanto è bastato: alle tredici il cielo era già azzurro - Benozzo e l'aria tersa.
Le immagini di quanto è successo sono state ampiamente diffuse ed i danni, non pochi, non hanno fortunatamente danneggiato in modo grave il patrimonio artistico della città.
La grandine ha soprattutto danneggiato vetri e finestre entrando in alcune sale e bagnando cornici. Fatta eccezione per la sala dei merletti di palazzo Davanzati, niente di irreparabile.
Già, però fra le vetrate distrutte ci sono quelle di San Miniato a Monte.
San Miniato a Monte è un posto magico, intanto perchè, pare, sia stata eretta proprio là dove se ne andò a riposare il povero Miniato, primo martire cristiano della città, dopo avere raccolto la sua testa appena decapitata.
E non è poco.
Poi e soprattutto, perchè la chiesa (un romanico perfetto con l'aggiunta di un coro e presbiterio che costituiscono un vero e proprio unicum, innalzati come sono, al sommo di una doppia scalinata) è bellissima, così come il monastero, il palazzo dell'arcivescovado ed anche il cimitero monumentale.
Ci sono sepolti, tra gli altri, Collodi, Spadolini, Vamba, Artusi, Annigoni, Rosai, Pratolini, Le Monnier, Vespucci, tutta bella gente, messa lì nella speranza (la loro, immagino) di poter buttare un occhio al panorama anche sotto i canonici tre metri di terra.
Ci si arriva in tanti modi, però ecco, per godersela davvero bisogna fare la scalinata monumentale che inizia una cinquantina di metri dopo il piazzale Michelangelo, quella che fa un po' ansimare mentre si eleva lo spirito e poi te la spalanca davanti, alta, mentre sei ancora in basso, peccatore penitente ammesso a tanta perfetta bellezza.
Il complesso è pieno di opere d'arte da proteggere e, insomma, quei vetri soffiati ingabbiati di piombo devono essere restaurati al più presto.
Se qualcuno ha voglia qua c'è scritto come si può dare una mano http://www.sanminiatoalmonte.it/node/299
Io l'ho già fatto

venerdì 19 settembre 2014

Della Toscana e dei toscani, ovvero dei mezzi informatici e dei gufi postini

Dal 1 ottobre tutte le ricette e le prescrizioni mediche saranno in formato informatico: il dottore la fa, la carica e ciao, ognuno di noi ha già (a 'sto punto per forza) la sua bella cartellina sul gestionale della regione nella quale confluirà tutta la sua storia clinica compresi, via via (io che inseriranno davvero anche il pregresso non lo credo) gli esiti delle indagini diagnostiche fatte.
In sostanza, per farla breve, quello che il mio medico e la pediatra facevano "artigianalmente" sui loro bei computerini ora devono farlo tutti i dottori, per tutti i pazienti, di modo che, se finisci al PS per dire, non ti ritrovi come mio padre ad urlare che no, lui non aveva un versamento pleurico, ma una bolla gassosa e non gli credevano.
Eh già.
Va be', insomma, soprassediamo
E soprassediamo anche sul fatto che, armonizzare il proprio gestionale con quello "pubblico" non deve essere stata una passeggiata se già a giugno, l'ultima volta che ci siamo viste, quella poveretta santificava Rossi & Co. assai creativamente.
Tutto bene?
Be' male no, dai.
Certo c'è già una selva di persone nel panico, chè non hanno capito se il dottore darà loro almeno la  prescrizione su carta intestata o resteranno orfane del foglio (il foglio, come il timbro e la marca da bollo sono pur sempre le nostre coperte di linus!)
Però,  bello.
Già
Solo che se tutto è informatico non si può più fare l'autocertificazione per la fascia di reddito volta per volta, tocca farla una tantum, salvo poi fare annotare le variazioni.
Sono tutti sul piede di guerra a paventare incomprensioni, casini e soprattutto file.
Ora, finchè si preoccupano le amiche superstiti di mia nonna, che era del 1916, va anche bene.
Quando sbuffano i miei genitori, i miei suoceri, i miei zii, scuoto il capo, ma capisco che per loro, il computer sia pur sempre uno strumento alieno, utile per vedere la nipotina all'estero e poco più.
Ma quando l'irritazione per le ore di lavoro da perdere, è espressa dalla moltitudine in attesa che inizi la riunione di inizio anno a scuola, no.
Ecco NO
Qui ragazzi c'è un problema grosso
Ed è sempre lo stesso.
Il paese è antico?
Ecco, anche voi siete antichi.
Esattamente come le pietre della piazza e la madonna della basilica, o anche un po' di più.
Un paio di anni fa, ve l'hanno mandata a casina la tessera sanitaria col cip?
Si eh?!
L'avete attivata?
No, vero?
Ecco fatelo
Perchè se lo fate, siccome è a chiave (anche se la firma è debole) vi servirà.
In seguito, si spera, per vedere (e ricordarvi) i fatti vostri, cosa che, insomma, è sempre buona e giusta.
NB Ho detto i vostri
Ora, subito, per fare l'autodichiarazione direttamente da casina, dal lavoro, dai giardinetti.
Altrimenti, ecco, potete sempre chiedere ad Harry Potter se vi presta la sua civetta bianca.
Però, vi prego, non vi lamentate perchè non è colpa loro (almeno questa volta), è vostra se siete arretrati, ignoranti e non fate nemmeno un piccolo sforzo per cambiare mentalità.


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giovedì 18 settembre 2014

Non ce la farò mai

Ho esaminato 20 articoli in 18 giorni, devo commentarne altri 36 entro fine mese.
Non ce la farò mai.
Nel frattempo avrei anche una vita.
Meglio, nel frattempo accetto di non avere più una vita, ma permangono: il lavoro ordinario, due creaturine indifese (ah la cecità materna, cosa non fa dire!) e giusto quelle esigenze di igiene e salute pubblica cui proprio non posso sottrarmi.
E per cosa poi?
Il nome su un foglio?
Maledetta vanità

giovedì 11 settembre 2014

subissata

Ci sono progetti che dovrebbero partire e non partono, pensi che siano destinati a non concretizzarsi più e, invece, rispuntano fuori con tanto di scritta fluo a caratteri cubitali che grida "urgente".
Devi scrivere.
E basta.
Sei già in ritardo.
Ci sono prospettive, possibilità, chance che credi semplicemente irrealizzabili senza "santi in paradiso": sono i curricula che mandi, più per fare piacere al caro amico e collega che ti sollecita, che perchè ritieni di poter davvero avere un incarico.
Poi ti chiamano per sapere sei hai visto la mail (no), tu sei lì, in mezzo ai monti, di ritorno dal primo rifugio di Totila, vicino alla macchina, davanti al negozietto in cui hai comprato due cose per cena e quattro weiss, e niente, due pretendi di stapparle subito, anche se proprio non c'è l'atmosfera giusta e i tuoi figli ti chiederanno se sei un'alcoolizzata.
Chissenefrega.
E poi c'è tutto il resto.
Il tempo ora no, però.
Tra qualche giorno

lunedì 8 settembre 2014

contumelie e sassolini

Giusto due righe.
1. ho appurato che chi passa di qui si trattiene dal lasciare contumelie.
Non è poco e tutto sommato mi fa piacere.
Quanto meno dimsotra che c'è educazione nella rete.
2. casa
anche se la strada è molto lunga, quasi infinita, sono già qua che discuto su cosa intonacare e cosa lasciare a vista, dove mettere (e se mettere) i caloriferi, se prevedere un altro termocamino a legna/pellet o un coso (non ce la fo a chiamarlo camino, ma sono davvero belli, alcuni) a gas, se lasciare nel vecchio annesso le inferriate o no, come fare il nuovo portone e l'aspetto da dare alla loggia già ora prevedendone la chiusura invernale (quale mezzo per incrementare l'efficienza energetica) in modo che appaiano moderni ma non "urlati".
Insomma, ragiono e sragiono come ormai da anni e sono quasi pronta per una conferenza a due voci con Piano (interessanti, per altro, le sue idee sulle periferie).
Dovrebbe essere chiaro a tutti che a me, potendo, piacciono molto di più le case vecchie rispetto a quelle nuove.
Ho un problema con l'anima delle cose e, per natura, non sono una che distrugge se non ci è più che costretta.
Quindi, cosa ti fa credere che io e te abbiamo qualcosa in comune, mentre di vanti di avere fatto controsoffittare (con l'aggravante dei faretti incassati) travi e pianelle vecchie di secoli?

venerdì 5 settembre 2014

Scrivo per me...ma anche voi potreste metterci un po' di impegno

Scrivo per me.
O, per essere sincera - sincera, scrivo per me un po' come la tipa di qualche tempo fa - quella che ce l'aveva con Belen - si veste per sè.
Scrivo per me, nel senso che sproloquio dei fatti miei, do sfogo al mio ononismo psichico, svuoto la mente dei pensieri che ci frullano dentro; il tutto senza alcuna pretesa nè culturale, nè intellettuale, con pochi filtri e senza alcun progetto.
Questo è poco ma sicuro: anche volendo non sarei in grado.
Ciononostante, non uso uno di quei diari col lucchetto e nemmeno dei post it.
Sono sufficientemente sincera con me stessa per ammettere che se qualcuno legge, mi fa piacere.
E lo so che qualcuno da qua passa.
Quindi, perchè a parte Melinda nessuno mette giù due parole?
Ditemelo.
Se invece tacete solo perchè, al momento, riuscite ancora a trattenervi dal desiderio di riempirmi di contumelie, allora no.
Potete continuare a stare in silenzio.

mercoledì 3 settembre 2014

Stereotipi - a case study

Prendete una macchina, un'utilitaria, ma con un motore (relativamente) potente, montateci una targa italiana e fateci salire una donna ed i suoi due figli.
Poi, prendetene un'altra, una bella berlina, questa volta la targa è olandese e gli occupanti sono una bella coppia intorno alla trentina.
Fatto?
Ecco ora mettete queste due vetture su una strada, tutta curve, nel mezzo alla campagna toscana, facciamo nel Chianti?
Facciamo.
Vi aiuto, la strada è tipica, da cartolina, si dipana su per una collina attraverso terrazzamenti di olivi e viti, tra imponenti muri a secco tenuti su, per lo più, da grossi ciuffi di rosmarino o piante (ormai sfiorite e giallastre) di giaggioli.
E' tarda estate, pomeriggio, intorno alle 17,00, la temperatura è piacevole, il cielo turchese, con scure nubi che si ammassano all'orizzonte.
Teatrale.
La donna nella prima vettura ha fretta, aspetta gli idraulici per dei lavori a casa, ma i bimbi sono tutt'altro che docili ed il più piccolo minaccia, da un po', di sciogliersi la cintura di sicurezza, ragione per cui lei appare piuttosto alterata e non la smette di controllarlo dallo specchietto retrovisore.
La coppia nel secondo veicolo si gode il panorama, procede tranquillamente, ma con scioltezza e, per quanto uno spettatore possa vedere, non ha alcuna difficoltà.
Ci siamo?
Ora quale delle due macchine, secondo voi, potrebbe fermarsi improvvisamente, subito dopo una curva, senza accostare, occupando l'intera corsia, mentre il conducente scende e blocca la strada per alcuni minuti?


martedì 2 settembre 2014

Stereotipi e differenze culturali

Odio gli stereotipi.
Riconosco che sono comodi, inevitabili persino, che se usati correttamente possono rivelarsi un' ottima strategia mentale, e che sono divertenti, a volte almeno.
Però li odio, perchè è facile passare da uno stereotipo ad un pregiudizio e, quindi, spesso, accettare di ragionare per stereotipi significa chiudersi a qualsiasi possibilità di comprensione dell'altro, metterlo in una bella teca e lasciarlo lì con l'etichetta appicciata sopra.
Ora io non sono una persona buona, particolarmente profonda e nemmeno troppo sensibile (no, non ci ha azzeccato quella cara persona che riteneva lo fossi troppo e il cinismo fosse una forma di difesa), però sono curiosa e le risposte bell'e pronte, mi fanno l'effetto del brodo di dado e del sugo pronto: posso essere la prima a dire "schifo?" (cit. Cattivissimo Me 2).
Il mio odio profondo e viscerale per gli stereotipi, il più delle volte, è un gran bel vantaggio, o almeno, io lo vivo così (il che è fin troppo ovvio), ma ha un suo risvolto non proprio edificante come mi è stato fatto notare.
Il risvolto poco edificante è che rischio di negare le differenze culturali che non sono definizioni o attribuzioni basate su opinioni precostituite, generalizzate e semplicistiche.
Affatto.
Le differenze culturali non solo esistono, come è evidente persino a me, ma sono anche più o meno valutabili con metodi di studio scientifici.
L'indagine sulla cultura intesa come insieme di conoscenze, esperienze, credenze, valori, atteggiamenti, gerarchie, credo religioso, insieme di precetti morali o eticiruoliconcezioni dell'universo, ornamenti e comunque oggetti materiali e immateriali apprezzati da gruppi di persone, mi affascina.
Ma faccio fatica a mettere insieme i due aspetti, ad attribuire quel comportamento di Hans/Geena/ Clelia al fatto che sono tedesco/americana/messicana e non sono "solo" Hans/Geena/ Clelia", senza sentirmi una vittima del pregiudizio.
E si, lo so che Hans/ Geena/Clelia sono quello che sono anche perchè vengono da dove vengono e sono cresciuti immersi in quel brodo lì. 
Però è diverso
O no?

lunedì 1 settembre 2014

Rientro

Firenze, lunedì, 1 settembre 2014.
Apro la porta della mia stanza e accolgo il suo silenzioso benvenuto: odore di chiuso, di carta e di polvere.
Spalanco la finestra e accendo il computer, sono tornata.
E' stata bella questa estate non bella, è stata calda di affetti, stimolante di discussioni e di letture, appassionata e generosa di tempo e riflessioni.
In questi giorni via, al mare prima e nella nostra amata settimana in montagna poi, ho avuto, per la prima volta, la netta sensazione che non siano, sempre e solo, gli atteggiamenti del genitore italico ad essere sbagliati o criticabili mentre quelli del genitore di altra nazionalità /cultura debbano considerarsi necessariamente improntati alla crescita ed allo sviluppo armonico della prole (e scusate se esce il giuridichese, ma scrivania e faldoni mi fanno subito quest'effetto).
Poichè, però, generalizzare è sempre sbagliato, gli episodi non sono altro che episodi e, soprattutto, non mi interessa valutare atteggiamenti, filosofia di vita e abitudini altrui, se non nella limitata prospettiva dell'effetto che la loro adozione potrebbe avere nel mio piccolo universo, la sola lezione che ne ho tratto, è che va bene così.
Me li tengo chiacchieroni al limite della logorrea, curiosi di tutto e tutti, espansivi e, forse anche, un filino invadenti, affettuosi e molto "fisici", vivaci, convinti che i limiti linguistici non siano un ostacolo per fare un castello di sabbia o guadare un ruscello e, in definitiva,  inarrestabili.
Gut gemacht, ovvero, "tutti maschi" come suonava la locuzione ad un Attila piccolissimo, incantato davanti ad un episodio, in tedesco, dei Barbapapà in montagna.

mercoledì 20 agosto 2014

Di passaggio

Sono qua di passaggio ed ho pensato di lasciare due righe.
In questi giorni di assenza è successo un po' di tutto.
Siamo partiti dal matrimonio del secolo, bello ed insieme ingaurdabile come d'obbligo, per finire con l'abituale cena annuale con i soli calabresi che partono da casa loro per andare al mare in Versilia (una cosa che non capirò mai).
Nel mezzo ci sono stati lo spiaggiamento annuale, molti bagni, una dozzina di punti di sutura, quattro Harry Potter, Opera al Nero e un paio di saggi, un i pad irrimediabilmente rotto, tanto libeccio, lego ovunque, compiti noiosi e un marito reso isterico dai termini di consegna di parte di un manuale sul diritto civile .... insomma vacanze.
In questa manciata di giorni ci spupazziamo lo zio e cerchiamo di sottrarre casa al disastro.
E poi, per finire in bellezza, andiamo in montagna.
Dal primo, sono operativa
E di certo ricomincerò a distribuire sbrodeghezzi in giro (la citazione della Ginzburg è voluta, assolutametne fuori luogo, ma voluta)

giovedì 31 luglio 2014

Il titolo corretto sarebbe affetti, ma

Il titolo corretto sarebbe affetti, ma...
non è proprio cosa.
Non è cosa perchè dichiarare sentimenti sdolcinati senza nemmeno una nota ironica o sarcastica non fa parte del nostro rapporto, potrebbe causare imbarazzi ed avrebbe senz'altro un che di strano anche solo messo nero su bianco.
Del resto non si può essere troppo affettuosi con una che ha scelto di nascere nel momento esatto in cui tu esordivi nel primo saggio di danza classica della tua vita: tutù bianco e vaporoso d'ordinanza e grazia di un elefante in una cristalleria.
Non sarebbe logico spargere dolcezza su chi aspettava che tu andassi a scuola per precipitarsi a casa tua, nella tua stanza e, complice tua madre, sbertucciare tutti i tuoi tesori, con chi ti impediva di giocare a pallavollo infilandosi sempre in mezzo, con chi se la filava lasciando dietro di sè un' esplosione domestica, convinta che tanto "qualcuno" avrebbe posto riparo, con chi era più piccina e, quindi, poteva permettersi piccole prepotenze.
E non c'è bisogno di tante smancerie con chi ha passato sul tuo o sul suo letto, ore a dirsi tutto-niente-tutto e poi ancora niente, con chi ti ha regalato il dono della nascita di sua figlia e torna, torna sempre, da lontano, e quando torna tu sei diversa, lei è diversa, il mondo è diverso, ma non importa quello che conta c'è, ed è sempre lì.
Mi godo un pezzo importante in questi giorni e no, non me lo godo, perchè c'è poco, me lo godo perchè c'è

mercoledì 23 luglio 2014

Casa. Dubbi amletici


E' prevista una nuova stanza interrata per la lavanderia.
Sono contenta di avere dello spazio in più, ma non credo di essere pronta per una casa con una vera e propria stanza lavanderia.
Si fosse parlato di sauna e/o bagno turco non avrei avuto dubbi, ma non credo di poter rinunciare all'ostentazione della mole di indumenti sudici che la nostra famiglia riesce a produrre.
Comunque, ci sarà.
A questo punto non sono disposta a  rinunciare a niente di ciò che mi spetta, fosse pure un'utilissima rampa di lancio per razzi spaziali (per altro già chiesta a gran voce dai terribili due).
L'architetto dà per scontato che installeremo un'asciugatrice.
Io non ne sono così sicura.
E' vero che frequentiamo famiglie che ce l'hanno e ne dicono meraviglie però vivono in contesti abitativi diversi dal nostro o hanno idee diverse dalle mie sul concetto di decoro ed, evidentemente, non si pongono nè problemi di natura ecologica, nè di altro tipo.
Magari hanno ragione loro
Quelli che abitano in un appartamento di città li capisco, ma non mi aiutano: la loro scelta è resa pressochè obbligata dalla mancanza di spazi adatti
Quelli che abitano in complessi residenziali della mia zona il cui regolamento condominiale vieta di stendere fuori (e che è Beverly Hills 90210?) un po' li compatisco, soprattutto quando li scopro intenti alla guerriglia dello stendino.
Quelli che trovano disdicevole esporre al pubblico i loro indumenti intimi, sono troppo lontani da me perchè possa anche solo comprenderli e poi, va detto, uno per venire a vedere le mie mutande dovrebbe metterci un certo impegno per cui, poi, il premio se lo meriterebbe tutto.
E infine quelli del "che ci va, ci vuole", hanno una diversa filosofia di vita.
Io sono un po' all'antica
Mi piacciono i panni asciugati al sole.
Però non abbiamo una routine che ci consenta di lavare, stendere e ritirare il bucato secondo i tempi del bucato stesso e non è sempre bella la stagione.
Stendere dentro non è la stessa cosa, come mi insegnano i guerriglieri di cui sopra e come so per esperienza
Certo lavare ed asciugare in un tempo relativamente breve tutta la biancheria e molti degli indumenti dei nani, sarebbe comodo, sempre che poi le cose non escano in condizioni tali da richiedere un'accurata stiratura chè se no, è inutile.
E' anche vero però che praticamente niente di quello che mio marito ed io indossiamo dal lunedì al venerdì potrebbe essere affidato a quell'elettrodomestico, io poi, le mie cosine preferite, le lavo addirittura a mano, figurarsi se poi potrei rischiare di farle infeltrire o incartapecorire.
Insomma non lo so, ecco.
Non si potrebbero avere dei fili per i panni all'aperto ma coperti?

lunedì 21 luglio 2014

Del riciclo. Ovvero del lupo che non sogna che agnelli

Ho preso una storica decisione: l'abito per il matrimonio del secolo sarà riciclato.
A dire il vero non so ancora cosa indosserò perchè è prevista, per questa sera, una sessione intensiva di quelle da cui una donna esce distrutta e che un uomo non osa neppure affrontare
Ma non comprerò niente di nuovo.
Cioè niente a parte le scarpe superclassiche e molto belle che desideravo da tempo e che sono già al sicuro a casetta insieme alla borsetta che la gentile commessa non ha mancato di consigliarmi.
Ahem.
Dicevo, riciclerò l'abito.

Il fatto è che a me certi abiti  danno un filino d'orticaria: un po' è "cultura" personale, un po' taccagneria, un po' una questione di rapporto costi - benefici.
In primo luogo gli abiti da cerimonia mi fanno orrore. Quelle robe tipo damigelle di matrimonio ammerigano o lady ubriache ad un qualsiasi garden party non fanno per me
Poi, un abito per piacermi deve essere bello, o meglio, può anche fare schifo ai più, ma non può essere realizzato con materiali scadenti in modo scadente.
Il mio motto è: poco, ma buono.
Sono consapevole che per molti è meglio avere 20 cose diverse da indossare per una stagione e poi passare ad altro, ma per me non è così. Posso portare un capo 10 anni ed anche più, sono di gusti molto sobri o molto eccentrici e cerco cose che mi stiano bene, dei must del momento non so che farmene e comunque, al limite, per quelli ci sono gli accessori.
Infine, il vestito per un matrimonio, come per ogni altra cosa, deve essere adeguato: non vado in lungo alle dieci di mattina o alle quattro del pomeriggio e comunque mai in chiesa, nè col tailleur da lavoro o in ciabatte (no, nemmeno di strass).
Ognuno ha i suoi problemi
Visti i vincoli quindi, punto sull'ecologia.
Poichè però il lupo non sogna che agnelli, questo sacrificio non è dettato da mero spirito di liberalità.
Il fatto è che, girovagando in cerca di camicie per nani - di lino e con le maniche lunghe - sono inciampata davanti ad una vetrina e sono rimasta impassibile davanti agli sfottò del coniuge, non ho nemmeno sentito la solerte commessa, nè avvertito il rumore della serranda che veniva abbassata, solo dei gentili signori, col camicie bianco, sono riusciti a staccarmi dal quel cappotto.

venerdì 18 luglio 2014

Speranza

Mi pentirò senz'altro di quello che sto per scrivere.
Me ne pentirò, perchè troppe volte ho pensato, sperato, e troppe sono stata smentita.
Però oggi mi sembra che sia così e quindi, oggi lo dico: mi sembra di vivere in una città che non è  più morta.
Niente di che, per carità, non si corre di sicuro, però forse ci siamo svegliati.
Sarà che d'estate, senza nani, la vita scorre diversa e quindi sarà solo un problema di percezioni.
Sarà che certi "movimenti" sono importanti per me e, forse, solo per me.
Però.
Però, appurato che la linea 1 della tramvia non ha ammazzato nessuno e anzi, cosa stranissima, funziona benissmo,  stanno davvero lavorando alle linee 2 e 3 con un progetto che modifica completamente l'area dietro alla fortezza d'abbasso e lo fanno anche se non si smette nemmeno un attimo di litigare, protestare, contestare come nella migliore tradizione cittadina.

Però hanno aperto il nuovo teatro dell'opera di Firenze (del maggio via) e pare che amplieranno il programma.
Friggo dalla voglia di metterci un piede dentro.
Però ci sono delle belle mostre in giro: quella di Pontormo e Rosso (bellissima) è a fine, come quella di Pollock, ma hanno aperto finalmente il museo del '900.
Ci hanno messo solo quei 40 anni abbondanti da quando Ragghianti chiese che confluissero a Firenze donazioni di opere moderne per "risarcire" la città dallo sfregio dell'alluvione, perchè a quelle opere, e dalle molte altre acquisite dopo, si trovasse una casa degna.
Però gliel'hanno trovata davvero chè il complesso delle Leopoldine, messo proprio di fronte alla facciata di Santa Maria Novella è uno spettacolo anche da solo e mi sarebbe bastato che riaprissero quello per essere felice.
Invece ci hanno messo cose interessanti, compresa la collezione "Alberto Della Ragione", uno a cui io devo essere grata chè è a casa sua, nel suo appartamento di piazza della Signoria, dove le opere sono state visibili per anni, che da bambina ho incontrato l'arte moderna.
Però la gente torna a godersi le Cascine -poi magari gli casca anche un albero in testa, ma sono dettagli (grrrrrr)- ma la voglia è tornata.
Però c'è una nuova illuminazione del Ponte Vecchio (e qui le polemiche hanno raggiunto vette inusitate) ed i privati vengono coinvolti nei restauri importanti.
Ed è persino da un po' che controllano davvero e multano (o denunciano) i turisti zozzoni ed incivili chè hai voglia a dire gli italiani, gli italiani, poi vieni qui e ti faccio vedere io cosa non capita.
Sia chiaro, il top per me resta quel medico statunitense che ha staccato tre dita ad una statua del museo dell'opera del duomo, perchè le ha dato il cinque, ma ce n'è davvero per tutti i gusti.
Hanno riaperto il primo piano del mercato centrale, una costruzione liberty davvero bella, a due passi da San Lorenzo, e senza snaturarla. Il mercato alimentare (fantastico) del piano terreno è rimasto tale e quale ed aspetta la ripavimentazione di quest'autunno mentre al primo piano hanno creato un'area con ristorantini e mescite davvero carina.
Io continuo ad andare a mangiare da Nerbone se c'è l'inzimino, ma sopra è davvero perfetto per quelli un po' più "precisini" di me.
Hanno tolto le bancarelle dalla basilica chè il mercato di tipico ormai aveva solo i barrocci (gli stand di legno  a forma di vecchi bauli) ed è persino possibile vedere la statua di quella donna meravigliosa che fu Anna Maria Luisa de' Medici, una che non si fila nessuno e meriterebbe onori planetari
Certo la crisi c'è ed è pesante.
Ci sono zone del centro che l'hanno pagata tanto e non si riconoscono neppure più, invase come sono da negozi di cianfrusaglie ed alimentari aperti senza alcuna cura, ed altre che avrebbero bisogno di un progetto.
Certo il rischio Disneyland per adulti incombe e dispero si possa evitarlo.
Certo ormai se uno non alza gli occhi, molti negozi del centro potrebbero essere quelli di mille e mille altre città, ma se si ha voglia e occhio, le meraviglie non mancano e nemmeno la manualità artigiana.
In fondo se uno preferisce venire a Firenze per comprare una matita della Kiko, una maglia (sbilenca) di H & M o mangiare una pessima pizza le cui fotografie agghiaccianti sono appese fuori dal locale, è anche un problema suo.

martedì 15 luglio 2014

Siccome l'acqua cosmetica va tanto di moda...


... e pare proprio che non se ne possa fare a meno.
Siccome le mie amiche (e anche quelle un po' meno) non fanno che esaltare quelle che comprano in farmacia, ma io in farmacia non compro cosmetici, nè altro che non siano farmaci, perchè sono tignosa parecchio.
Siccome passavo di là.
Siccome, per cadere nella solita trita citazione del povero Wilde, posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni.
Sono entrata

..
Che dire?
Che cosa sia l'Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella è cosa che si può capire con una banalissima ricerca, basta spingere un pulsante e compaiono il sito ufficiale, wikipedia e moltissimi articoli, più o meno accurati e recenti, che pongono l'accento sui suoi 400 anni, sui prodotti o sull'architettura della sede che, a dispetto di un ingresso apparentemente lontano, si trova all'interno di uno dei più bei complessi monastici fiorentini, quello appunto di Santa Maria Novella.
La sua atmosfera, la sua bellezza, la qualità dell'esperienza (o delle esperienze) che può offrire, invece, richiedono una visita, anche breve, con udito, vista ed olfatto pronti e ricettivi però.

E siccome ho ceduto già ad un vezzo di moda, aggiungiamone un altro va'
#casa

giovedì 10 luglio 2014

Momenti

1. Mattina
Il libeccio soffia forte, piega i pini marittimi, passa fischiando per le stradine contorte che scendono alla spiaggia e spinge il mare in cavalloni che si rincorrono fino agli scogli, per frantumarsi in quella che sembra soffice spuma bianca ma sono schizzi pungenti come spilli, lo so.
Gli ombrelloni sono chiusi e le persone assennate, se anche non rinunciano a respirare l'aria satura di iodio - che fa tanto bene, ma talmente tanto, che a me, ragazzina, stava antipatico come un parente pedante che ti devi far piacere per forza - se ne stanno rintanate dietro i vetri delle verande o ai giardinetti protetti dallo steccato.
Due ragazzini si stagliano, soli, vicini, sul piccolo molo fatto di scogli e cemento che si protende, corto e tozzo, in mezzo alle onde.
Il mare li investe, li spintona, li abbandona al vento per un attimo e poi torna, spinge verso di loro la schiuma bianca e si ritira, azzurro e verde.
Potente.
Il vento, che non vuole essere da meno, solleva i capelli di uno, gonfia il costume dell'altro, li fa apparire quasi instabili, da lontano.
Sono di spalle.
Ma ridono, lo so.
E l'amicizia di due nocchieri in gran tempesta, è un bel regalo dell'estate
2. Pomeriggio
Il vento non è sceso e non scenderà, Lido me l'ha detto: "bimbina o non lo sai che er libeccio soffia sempre dispari, de'? E' la prima vorta che vieni?
Io sono in treno, il treno della mia adolescenza e della prima giovinezza, quello che fa tutte le fermate, proprio tutte e che non prendo più da molti anni.
E' strano viaggiare in un treno così: nuovo, pulito, con controllori numerosi ed educati, l'aria condizionata che funziona, ... mi tornano in mente quelle vetture con i sedili simili ad un divano, di velluto verde, i finestrini aperti con le tendine lise che ondeggiavano.
La strada ferrata, però, è sempre quella, corre a lungo insieme all'Aurelia, ancora più bella dell'Aurelia perchè un po' più in alto o un po' più esterna, sospesa sul mare.
E lui è lì e non delude.
Sbatte e morde gli scogli, sale e poi scende precipitosamente, schizza di bianco fino all'orizzonte, mescola il verde col blu in un marrone indefinito ed indefinibile.
Ora la odio l'aria condizionata che non mi fa sentire gli odori della macchia mediterranea e del salmastro, così come odio questi finestrini bloccati perchè non fanno passare il frastuono che, di certo, ci sarà la fuori. 
Non ci sono bagni attrezzati in questo tratto di costa, solo calette minuscole e scogli piatti.

Non ci sono lidi ordinati, pieni di persone che vi si spogliano degli abiti, ma non del ruolo, del ceto, delle maschere che hanno più o meno liberamente scelto.
Anche con la bella stagione qui, chi arriva, ha con sè il minimo indispensabile, per fortuna, la bellezza che apprezzano c'è già.
3. Sera
Sono tornata per questo.
Per lavorare ovvio, ma qualcuno direbbe che anche questo, in fondo, è lavoro, o potrebbe.
Non mi importa; ora guardo questo San Sebastiano nell'estasi del suo martirio ed aspetto di andare in bagno.
Da fuori arrivano le note del giovane quartetto d'archi e delle chiacchiere; aspettano sia servita la cena.
E' bello questo posto che ha nome di castello, ma non assomiglia affatto ai castelli dell'immaginario collettivo.
E' solido, massiccio, con la torre che si erge nel mezzo, i bastioni ed i contrafforti, il cortile col pozzo e quello che strapiomba tra le vigne, la vecchia vasca per l'acqua trasformata in insolita piscina, pietre e cotto vecchi di secoli, lampade ed infissi di lucido acciaio.
Più di tutto amo la biblioteca "nuova" ed è un peccato che stasera sia visibile, ma non accessibile, mi piace questo suo essere una scatola piena di libri, da terra al soffitto, e ricordo con piacere come, la prima volta, entrandoci dall'esterno credetti che non fosse collegata al resto della casa. Ammiro sinceramente l'artigiano che, utilizzando due motori per cancelli automatici, è riuscito a celare i passaggi verso il corridoio da un lato, e verso la più bella stanza per gli ospiti che abbia mai visto dall'altro, così come ammiro il padrone di casa, che di certo non ha un carattere facile, ma possiede una cultura sterminata e molto buon gusto.


mercoledì 2 luglio 2014

Clienti 2. Della par condicio e del difficile rapporto con certi colleghi

Mi esce il fumo dalle orecchie e dalle narici.
Mi astengo dal martellare con gli zoccoli il pavimento perchè non sono un toro e, soprattutto, perchè ho le scarpe nuove, col tacco a spillo.
Stupende.
Ma va be'.
Il fatto è questo: nel lontano 2011 ho fatto un ricorso al Tribunale per i minorenni, all'epoca competente, perchè fosse regolato lo sciolgimento di una famiglia di fatto con riguardo ai diritti del figlio minore.
In sostanza ho chiesto che il Tribunale stabilisse modalità di affidamento, collocazione (sempre la storia del pacchetto sullo scaffale), esercizio del diritto di visita del genitore non collocatario e misura del mantenimento da porsi al suo carico.
Prima di depositare il ricorso, su richiesta della cliente, ho parlato con il futuro "genitore non collocatario" ed ho persino resistito alla tentazione di straccargli il capo con un morso.
Resistito solo per il tappeto, sia chiaro.
E per rispetto della poveretta che, prima di me, aveva fatto con loro un percorso di mediazione familiare; finendo alla neuro per lo sforzo, immagino.
All'udienza si costituì una collega, autoproclamatasi esperta della materia, ed appartenente alla categoria zucchero, miele & derivati.
Grondando melassa da ogni poro sostenne che il Tribunale avrebbe dovuto evitare che il suo cliente divenisse un "mero pagatore", consentendogli di provvedere al mantenimento esclusivamente in "via diretta" (senza assegno) e collocando il figlio tre giorni qui e tre giorni lì (dove i tre qui ed i tre lì dovevano pure intendersi a rotazione onde consentire almeno due fine settimana al mese per genitore).
 Cercando di resistere al coma diabetico incombente ed a bocca chiusissima per non correre il rischio di dire ciò che pensavo del soggetto in questione, sibilai che, forse, più che agli interessi dei genitori si dovevava guardare a quelli del figlio (sono una strega lo so, ci godo).
Esaurita la pantomima sul "trovate un accordo per il bene di tutti e perchè il tribunale deciderà, a tempo e comodo, nel duemilamai" ci sedemmo ad aspettare.
Nelle more, colui che ricusava il ruolo di mero pagatore, ha versato 0.
La cliente (bellina lei) si è sempre rifiutata - per il bene del figlio (?) - di fare querela
Io ho fatto diversi viaggi: virtuali, reali e mentali (ahem), in cerca di questo fascicolo che pensavo usato per incartare il pesce, finchè, 3 settimane fa, miracolosamente, è cambiato il giudice.
Ci ho parlato, mi ha garantito che il collegio avrebbe provveduto, non gli ho creduto, mi ha smentito.
Il provvedimento è standard, niente di che, quello che ci si poteva aspettare, e infatti non sono arrabbiata (viva gli eufemismi) per questo.
Lo sono perchè zucchero, miele & Co. mi ha scritto che il suo cliente vuole fare reclamo alla corte d'appello; come è logico, infatti, la condanna alla corresponsione dell'assegno di mantenimento decorre dalla domanda e non dalla decisione e, siccome lui non lo trova giusto, impugnerà.
A meno che la mia non rinunci.
Ma di sicuro, guarda!
Anzi, trattandosi di sentimenti e, notoriamente, essendo opportuno crescere i figlioli con tanto amore e solo con tanto amore, glielo consiglierò senz'altro.
Dunque: "atto di precetto.La signora....

lunedì 30 giugno 2014

SSN una domanda

Venerdì ho accompagnato mio suocero dalla sua nuova dottoressa di base.
Veramente ho accompagnato i suoceri visto che lui si era fatto male all'orto ed aveva bisogno di sottoporsi ad una visita e lei di farsi prescrivere quella quindicina di medicine che le fanno da colazione, pranzo e cena.
Non ero mai stata in quell'ambulatorio e mi ha piacevolmente stupito l'ambiente: accogliente, bianco, stampe alle pareti - IKEA e derivati come se piovesse, troppa per me, ma carino - opuscoli sui tavolinetti e musica rilassante di sottofondo.
Unico elemento stonato l'aggeggio rosso per i numerini. Come alla coop.
Non mi ero mai chiesta come gestisse il suo rapporto con i pazienti questo medico, semplicemente perchè non è il mio e non avevo mai dovuto occuparmene, ma la cosa mi ha lasciato interdetta.
Ora, voglio essere sincera, i miei suoceri non se ne lamentano: sono pensionati e una sala di aspetto accogliente, evidentemente, è per loro un posto come un altro per fare due chiacchiere con i conoscenti che ci incontrano.
In più, la maggior parte degli utenti che ci precedeva era lì solo per far ripetere prescrizioni abituali per malattie croniche, il tempo di un grazie, prego, tornerò.
Epperò 
Il mio affezionatissimo medico di base mi segue da qualcosa come 25 - 26 anni, non è un giovincello, anzi è un nonno, sebbene sicuramente un nonno sprint. 
Il suo ambulatorio, in condivisione con altri tre dottori, non è bello, nè bianco, ed appesi alle pareti ci sono solo poster sulle campagne di vaccinazione o sugli screening offerti dalla regione; non ci troverete però neanche persone in attesa col numerino in mano.
Il fatto è che questi dottori (a 'sto punto devo dire eroici?) pagano una gentile signora che fissa e gestisce per loro gli appuntamenti, prende le chiamate con cui i pazienti affetti da una patologia cronica comunicano di avere finito i farmaci, ne informa il medico che, fatte sul computer le sue verifiche, fa la prescrizione, prescrizione che l'interessato potrà andare a ritirare a suo comodo in segreteria durante tutto l'orario di apertura dell'ambualtorio.
Mettono anche a disposizione dei loro assistiti, due volte la settimana, un'infermiera per le piccole medicazioni, le vaccinazioni e l'eventuale asportazione dei punti di sutura (vero amore di mammina?).
E non è finita, in osservanza alle linee guida regionali, fanno anche eco e doppler per una valutazione di base (appunto) onde escludere situazioni rischiose o al contempo, prescrivere esami costosi senza ragione.
Lo ammetto, saranno magari troppo bravi, ma sono ciò a cui sono abituata e tendo a considerare "normale".
Tanto normale che, quando il primo pediatra che avevo scelto per Attila ha deciso di tornare a lavorare solo in ospedale ed ho dovuto cambiare, ho girato entrambi quelli disponibili in zona e sono finita fuori comune da una che non dispone di una simile struttura ma offre lo stesso servizio: appuntamenti prefissati e ben distanziati ed eventuali ricette o certificati di routine, preventivamente concordati, a disposizione al banco di prima accoglienza della struttura (parliamo di pubbliche assistenze, niente di che, sia chiaro)
Ora, non posso non chiedermelo, se questo è possibile - ed evidentemente lo è - perchè uno deve continuare ad accettare un servizio invece sciatto e scadente, fastidioso se non sei un pensionato che deve fare l'ora di cena?
Quando impareremo anche noi ad applicare il fantasmagorico "I pay, I pretend" che mi fu scolpito in fronte sulle bianche scogliere di Dover da una che teneva conigli come animali domestici, non possedeva un ferro da stiro e pensava di fornire alle figlie un'alimentazione bilanciata perchè divideva tra loro tre l'effige di un pomodoro?
E soprattutto perchè un professionista deve lavorare in un modo così poco dignitoso e inadeguato a creare quel clima di serenità ed efficenza fondamentale perchè possa rendere al suo meglio?
Misteri

mercoledì 25 giugno 2014

Non organica

Il fatto che io abbia, tra l'altro, un problema con gli eroi non è un caso.
C'è una ragione.
Insomma, c'è almeno una ragione.
E la ragione è che non sono capace di essere organica pressochè a niente.
Con questo non intendo dire che non mi va bene nulla o che faccio solo quello che voglio.
Non sono una disadattata, un'asociale, una prepotente e nemmeno una (troppo) maleducata.
Mi adatto, comprendo, dispenso indulgenza, esprimo il dissenso con pacatezza e leggerezza e all'occorrenza, mi annoio senza dare nell'occhio.
Il mio non essere organica viene da lontano.
Da scelte vecchie decenni, mai rimpiante, ma portatrici, come tutto del resto, di effetti positivi ed effetti negativi.
Nessuna di queste scelte è una scelta epocale, uno spartiacque, tutte sono l'effetto di piccoli passi che mi hanno portato ad essere quello che sono, dove sono e ad esprimerlo in questo modo.
E' una condizione che mi piace, non la subisco: essere dentro e fuori, vicina e lontana, da certe mentalità, da certi rapporti, da certi "linguaggi" mi consente di sentirmi libera, superiore a niente, ma neanche strettamente vincolata a nessuna comunità ed a nessun rito, tifo, punto di vista necessariamente ortodosso.
Un po' la pago.
E quando capita, un po' mi pesa.
Oggi per esempio.