mercoledì 17 dicembre 2014

Suo figlio è geniale

Parlo con una persona impegnata professionalmente nella scuola che frequenta Attila.
Dobbiamo fare passare dieci minuti e lei non è una sua maestra, per cui la nostra conversazione è quella solita, banale, small talk dicono quelli istruiti.
Scambiandoci cortesie ed osservazioni generali, finiamo a parlare di didattica, insegnamento, strumenti e risorse, bambini e lei ad un certo punto mi dice: "eh ma suo figlio è geniale".
Ora, un complimento non si nega a nessuno, un complimento sul figlio alla mamma poi è un'ovvietà, un dovere persino, soprattutto se, a torto o a ragione, si è stabilito che, quella mamma, si preferisce averla amica.
Fin qui quindi niente di che, musica di sottofondo, piacevole, ovvio.
Poi aggiunge "non capisco perchè non lo abbiate iscritto come anticipatario, un anno prima"
Non capisci perchè non sai, vorrei dirle, ma sorrido, in fondo sta solo continuando con i complimenti, così le dico, genericamente, che non ci sembrava fosse sufficientemente maturo dal punto di vista emotivo.
Non è del tutto soddisfatta e attacca con la solfa secondo cui, in qualche altrove, Attila avrebbe potuto trovare risposte più adatte, saltando corsi, addirittura magari risparmiando anni. 
"Per fare?" non riesco a trattenermi dal chiederle e, come sempre, vedo gli occhi sporgere, la bocca socchiudersi e so che ci siamo perse.
Lei vede un ragazzino brillante e curioso, una famiglia che può soddisfare le sue curiosità e sostenere i suoi slanci (capirai ha pur sempre 8 anni) senza frustrarlo, nota la sua capacità di apprendere e rielaborare in un pensiero autonomo ed altre cose più spicciole.
Lo sente calcolare a mente 37 per 52 o leggere con intonazione e sentimento
Non sa che la neuropsichiatra che lo ha visto quattro anni fa, al termine del periodo di osservazione e dei test, ci ha detto che in alcune aree aveva competenze da ragazzino delle medie.
Io si.
Ma so anche che è fragile, che non sa gestire i suoi sentimenti, di più, non sa mettersi in relazione con i suoi sentimenti e nominarli, fa fatica a stare con i suoi "pari", ma può arrivare ad umiliarsi pur di ottenere la loro amicizia e considerazione, non ha grandi vie di mezzo: oggi è un grande domani un idiota, pensa come un (quasi)adulto ma non sente nello stesso modo.
E' un bambino non un fenomeno.
E io sono sua madre.
Non me ne può fregare di meno di avere un figlio geniale, io lavoro per avere un figlio sereno, felice, se riesco, che cresca con quel po' di equilbrio e fiducia in se stesso che lo renda una persona nel più pieno senso della parola.
Non voglio sminuirlo, nè tagliargli le ali, voglio che si alleni dove è carente non che si neghino le sue difficoltà, i suoi difetti, perchè è su quelli che deve lavorare per crescere
Semplificare, seppure così per dire qualcosa nell'attesa, non è una grande idea

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