giovedì 22 settembre 2016

Mestiere di m

Sono le 7 e un quarto.
Sei in cucina, tagli peperoni e li butti nella padella.
Sono gli ultimi, rossi e gialli, ma piccolini, poco carnosi eppure un po' troppo resistenti per il loro spessore.
Gli ultimi, appunto.
Hai fretta (sai che novità), perchè alle 9 dovete essere alle prove del carro.
Gli unni hanno deciso che quest'anno salgono sul carro.
Tu non ci sei mai salita, non è roba che ti stimoli troppo.
Le feste di paese, le sfilate tradizionali, processioni, rievocazioni, giochi in piazza, non ti hanno mai solleticato, nè le tue, nè quelle degli altri, sono sempre un po' così...tra il grottesco, l'imbarazzante ed il poco interessante, ma loro sono felici e tu fai il tuo mestiere, li accompagni e sorridi
Comunque, mentre se lì che tagli i peperoni, arriva una notifica whatsapp.
Non resisti alle notifiche whatsapp, nemmeno a quelle del gruppo classe, sono la tua tentazione.
Guardi.
E' la colleghina romana, immagini ti sia arrivata l'ennesima, bellissima, foto della sua bimba, un piede paffuto o ciglia lunghe chiuse su guanciotte piene o, forse, due denti che da soli fanno un sorriso.
Fa la mamma in questi mesi, è felice.
Invece ti chiede se vuoi che l'udienza di martedì la faccia la sua collega, quella che ti sta coprendo Roma ora che lei non può.
Scrivi che hai già fatto il biglietto, c'è la discussione orale, serve qualcuno che conosca bene tutto, te la devi fare tu.
Poi mentre ti prepari ad aggiungere una roba tipo...poi Roma, oh Roma, Roma a settembre, con un treno di ritorno ad ora comoda, scarpe per camminare, Castel Sant'Angelo a una decina di chilometri...insomma no grazie, lei aggiunge "l'hai vista la memoria di controparte?"
Appoggi il telefono sul piano di marmo, già che ci sei appoggi anche i gomiti, tremi, ti salva solo il T9 mentre chiedi quale memoria.
Era discussione orale, niente memorie, era un 281 sexies, il giudice te lo voleva fissare il 15 e tu hai forzato la tua natura e per una volta in vita tua hai chiesto un'altra data, era il primo giorno di scuola di Totila, non potevi andare a Roma.
Non hai pec.
Non è possibile ci sia una memoria, se non hai pec.
Non può.
Sei sicura del rinvio, hai letto mille volte il verbale su consolle, nel fascicolo telematico, è un 281 sexies, non ci sono memorie scritte.
Una parte di te, quella davvero stronza, comincia a urlare.
Hai bucato un termine.
Bucato un termine
Bucato
Un
Termine
Oddio hai bucato un termine per conclusionali.
Ti viene da vomitare
A te, che non vomiti nemmeno incinta, nemmeno col mal di mare.
Le chiedi di guardare il verbale.
Ti conferma che è stata fissata discussione orale.
Le chiedi di dirti se la memoria non sia per caso solo un foglio in cui sono riportate le conclusioni per la comodità di un giudice un po' pigro.
Ma non lo è.
Controparte ha scritto 15 pagine di roba.
15
Devi andare in studio.
Ma non puoi.
E a farci che?
Non sei razionale, questo è certo.
Ti ripeti che se non c'è termine e se la legge non lo impone (no, a dirti che non può perchè non sono previste memorie, non ci arrivi) allora puoi depositare il tuo atto domani.
Domani
Arrivarci a domani
Mentre sei alle prove, sarà il primo freddo, cominci a ragionare, smanetti snocciolando articoli, pensi al collega in udienza, vai a letto quasi convinta che la memoria sia irrituale, inammissibile.
Te lo ripeti, inammissibile, suona bene con tutte le esse serpentesche dopo le emme piene.
Ma mentre sei a letto, non puoi non pensare che è quasi peggio.
Dì a qualcuno che non deve tenere conto di una cosa che ha letto o sentito.
Come fa?
Non c'è verso.
Nemmeno con la migliore volontà
E' una fictio juris, il giudice non potrà usare quell'argomento per basarci la decisione, ma non è che gli cancellano la memoria  e motivare una decisione non è esattamente come prenderla.
Il diritto è una scienza umana.
Li vendono un tanto al chilo i testi di riflessioni filosofiche o psicologiche sui meccanismi decisionali, su come condurre un assunzione del teste, su ciò che l'esperienza personale detta alla "bocca della legge".
Alla scrivania, stamani, ti dici la sola cosa che puoi: niente memorie, non seguirai la sua strada, farai solo la discussione orale, eccepirai l'inammissibilità.
Nel caso, sarà buona come motivo di appello
Mestiere di m...



lunedì 19 settembre 2016

Porno, web e cronaca

Mi ha colpito molto la storia di quella poveretta che si è suicidata.
Mi ha colpito, perchè non è difficile capire quanto deve essere stato terribile ciò che ha passato ed anche, soprattutto, perchè come sempre, dopo un po', tutta questa carità pelosa, questa attenzione morbosa, questo pentimento ipocrita, questo buttare la croce addosso a tutti così non la porta nessuno, mi dà il vomito.
Oggi, vorrei provare a fare chiarezza nei miei pensieri e se poi viene fuori che non sono una bella persona, mi toccherà prenderne atto.
Allora, io credo che niente giustifichi una violenza se non la legittima difesa.
Niente.
Nessuno può permettersi di mettere le mani (anche metaforicamente) addosso ad un altro e non importa quanto l'altro sia stato stupido, superficiale, idiota o strafatto.
Credo fermamente che ognuno debba prendersi le sue responsabilità.
Il fatto che qualcuno sia stupido, superficiale, idiota o strafatto è un suo problema (e non è cosa da poco) ma non toglie niente, anzi a volte accresce  lo schifo che fa chi se ne approfitta.
Le vittime sono vittime.
Naturalmente non vivo nel mondo perfetto e so benissimo che, ovunque, piaccia o no, si processano le vittime. Tutte le vittime. Di qualsiasi cosa siano state vittime.
A volte in modo grossolano (da noi quasi sempre) a volte in modo più subdolo, ma è nella natura umana cercare la sfumatura, la differenza, il difetto che aiuti a spiegare il carnefice ed anche la rassicurazione nel potersi dire diversi e quindi al sicuro.
Ho letto di tutto in questi giorni, su quest'argomento specifico e sul web, i social, ed i loro meccanismi in generale.
Ho letto sul sessismo; a cazzo, come sempre, ma almeno ho potuto pensare che, in fondo, il cazzo nel sessismo ci sta bene, è a casa.
Ho letto dell'ossessione repressa per il sesso. E ho imparato qualcosa, perchè io tutta questa repressione me l'ero persa. L'ossessione no, lo ammetto.
Ho letto - ancora - quale terribile mostro sia il web e che orribili magie operino i social.
Poi ho anche trovato cose interessanti.
Tipo questa:
https://medium.com/@bknsty/perch%C3%A9-non-%C3%A8-stato-il-web-a-uccidere-tiziana-cantone-56243ad4d8b#.32tnpavqu
e questa, un po' più vecchia e più in generale:
http://www.internazionale.it/opinione/nicola-lagioia/2016/01/09/internet-insulti-social-network
Ed alla fine quello che penso è questo:
- Lei lì si è ammazzata da sola, non l'ho ammazzata io, nè altri.
La descrivono fragile, debole, insicura, manipolabile. Di certo non una dalla mente brillante. Una brillante non avrebbe mandato in giro i suoi filmati porno a supposti (parecchio supposti) amici per vendicarsi dell'ex. O lo avrebbe fatto consapevolmente.
Io ne ho avute amiche così.
Alcune erano davvero libere. Non ho mai capito perchè dovesse essere ganzo farsi tutta la sala di lettura del Palagio di Parte Guelfa e poi ricominciare il giro, ma era roba loro, quindi, evviva!
Se qualcuno si provava a dare loro della troia, giustamente, lo accompagnavano in piazza Signoria e gli mostravano il posto del rogo di Savonarola rimpiangendo apertamente la sorte di certi censori dei costumi.
La maggior parte, però, erano solo persone affamate di amore, considerazione, stima, tutta roba che si trova male in un....va be', in un atto sessuale random.
Ma non è' una colpa essere così.
Una persona così, per quanto possibile, merita di essere aiutata, rassicurata.
Certo, non mi sentirei di indicarla come paladina della sessualità femminile libera e consapevole.
Per quel poco che ho letto, ho dei dubbi sul libera e sul consapevole, ecco.

-  Detto questo, sarebbe bello se invece di parlare per riempirsi la bocca, o avere un click in più, o pulirsi la coscenza a buon mercato con un penitenziagite di facciata e la solita fiaccolata in memoria, ci guardassimo tutti negli occhi e ci dicessimo che forse qualcosa di serio da valutare c'è.
Perchè se è certo che non l'ho uccisa io, i suoi "amici" e nemmeno il web, è anche vero che qualcuno ha diffuso video che non era stato autorizzato a rendere pubblici e molti, moltissimi, hanno commentato, insultato, sfottuto, dileggiato, fino agli eccessi ed oltre, dimenticandosi (o forse neanche percependo) che dietro a quelle immagini c'erano persone vere, persone cui certe cose probabilmetne non sarebbero state dette in quei termini se fossero state di ciccia accanto allo e non dentro lo schermo.
Queste persone singole meritano di essere punite.
Queste e non tutti, perchè io non ho fatto nulla, ma loro si.

E non essere consapevoli della gravità che sta nel diffondere un video senza esserne autorizzati o nell'insultare il prossimo anche con una tastiera, è un'aggravante

giovedì 15 settembre 2016

Santa Susina, tutti i bimbi vanno a scuolina

Totila non è Attila.
Forse non ha certe profondità, certe finezze di pensiero. Di certo non ha certi filosofici tormenti.
Totila non è un sole splendido che fa capolino di rado in qualche cielo settentrionale generalmente plumbeo e ti lascia muto dalla meraviglia.
Totila è il sole della piena estate, può darsi che bruci, che annoi, persino, ma puoi essere certa che splende anche se ci sono le nuvole, dietro le nuvole.
Totila è sguaiato, irruento, istintivo, empatico in un modo che commuove.
La sua intelligenza è brillante, questo è certo, ma è quella emotiva che stupisce.
La scuola dei grandi?
E che sarà mai!
L'ho guardato per un mese buono di sottecchi aspettando che lasciasse venire fuori l'incertezza.
Solo ieri sera, a occhi chiusi, ha sussurrato "sono un po' emozionato".
Questa mattina sorrideva, ma non vedeva niente attorno a se'.
La bidella lo ha chiamato indietro, si è alzata dalla scrivania, ha fatto un giro intero e se lo è abbracciato stretto, mentre tutti gli altri salivano in classe.
Non dovrei dirlo, ma mi ha riempito il cuore di gioia. E' bello avere un figlio che si fa amare, è rilassante, per me che combatto da anni.
In classe, ha dato la mano alla maestra, pollice alto e sorriso malandrino, una bella stretta per scacciare l'imbarazzo, poi si è accertato che ci fossero Teseo e Kay.
Si è seduto ed ha fatto ciao ciao a Fiamma.
E' già grande
Dio...quanto vorrei essere una mosca
   

mercoledì 7 settembre 2016

In odio del menu - bimbi

E' ancora estate, è ancora tempo di cene, di amici stagionali, di gruppi numerosi e rumorosi, di ore piccole e chiacchiere lunghe.
"Organizziamo una cena, venite", è affermazione che corre ancora spesso da un telefono all'altro ed è sempre bello accettare un invito che nasce con una frase cui nessuno ha sentito il bisogno di mettere un punto interrogativo.
Io vado dappertutto, non sono di quelle dai tremila paletti, distinguo, problemi, la mia, ben nota, vena intransigente la esercito al tavolo di casa, non nella scelta del ristorante per una serata in compagnia.
Quando mi hanno cominciato a parlare di una "catena" però, avrei dovuto capire, quando la catena si è rivelata quella di una "steak house" (chè siamo tutti americani, ora sì ora no) e oltre tutto una steak house in altra regione dove, ecco, non sono proprio famosi per le bistecche di manzo con l'osso, ci sarei dovuta arrivare.
Catena e steak house avrebbero dovuto portarmi difilato al menu - bimbi.
Ora lo ammetto, a me il menu - bimbi, causa travasi di bile multipli.
Tutta colpa dei traumi dell'infanzia
La prima volta che mi sono imbattuta nel doppio binario culinario, avevo 8 anni, eravamo in Svizzera ed i nostri ospiti ci avevano invitato a gustare carne di cervo in un ristorante molto scenografico sulle montagne.
Avevo l'acquolina in bocca dalla mattina, pregustavo, con la mia gola e la curiosità dell'infanzia, questo piatto tipico (sarà stato vero?), un esotico gulasch di cervo con purè e non so più cosa.
Quando arrivammo al dunque però, la buona Gretel guardò con piglio teutonico mia madre e le disse che "nein" non era roba da bambini, c'era il menu - bimbi.
Mia madre si lasciò traviare da questa invenzione moderna di cui, nell'Italia degli anni '70, nessuno aveva mai sentito parlare, e ordinò per me una specie di braciola, grossa come un orecchio di elefante,  che arrivò abbondantemente impanata e fritta.

Naturalmente la mangiò lei, perchè io, che non ero esattamente ubbidiente come i bambini svizzeri, non gliela feci certo passare liscia e mi sbafai tutto il suo gulasch.
Da allora ho sviluppato un odio viscerale per i menu di serie b.
Tutti i menu - bimbi che ho visto finora, infatti, ovunque siamo stati, contenevano pochissime opzioni, sempre più o meno le stesse e, sempre, a scelta o deprimenti o schifose.
Cose considerate "sicure" ed in realtà solo "comode": per i ristoratori, che si devono preoccupare della preparazione di piatto in meno, e per genitori in vena di deresponsabilizzazione.
Io mi sbatto e mi diverto ogni giorno della settimana per mettere in tavola cose diverse, per quanto possibile nuove, per fare conoscere gusti e sapori.
Da un pasto fuori mi aspetto anche che mi dia una mano a sollecitare curiosità, suggerire abbinamenti, stupire un po'.
Odio che invece, si metta davanti ad un ragazzino un menu banale, piatto, triste e lo si invogli a non muoversi da lì.
Mi sembra anche un po' sciocco, difficilmente se mangi solo pollo fritto o lasagne (dubbie) fino a 15 anni poi spenderai il tuo stipendio in un ristorante di buon livello.

venerdì 2 settembre 2016

Fertility day

Ne hanno scritto tutti ed alla fine ho deciso che potevo portare anch'io due sassolini alla montagna.
Certo, considerazioni avvelenate sulla mancanza di politiche per le famiglie non ne farò, sarebbe dibattere l'ovvio ed in modo senz'altro meno circostanziato di molti e meno sguaiato dei più.
Non mi va nemmeno di parlare di sessismo chè io a dirla tutta, sarò tarda, ma non l'ho vista così, sarà che la mia immagine preferita era la buccia di banana per l'infertilitá maschile.
No, il fatto è che ieri, quando un'amica l'ha rilanciata sui social, ho pensato ad un'iniziativa di quelli del family day,  qualche integralista della naturalità o simili, poi lei (poraccia) ha insistito, ho guardato, e lo confesso, l'ho presa malissimo.
Mi sono ribollite le politiche di cui sopra e, soprattutto, le mie scelte personali, le difficoltà di amici, le clessidre da utilizzare come supposte e via andare.
Poi, però, via via che la montagna cresceva, ho iniziato a sentirmi da un lato a disagio e dall'altro incerta.
Non sul merito, no, la campagna fa schifo.
Intanto mi ha disturbato Saviano, uno che tra un po' é come Cantone, buono anche per il brodo, secondo cui tutti i genitori "tardivi" avrebbero figliato prima se potevano. Tutti? Odio tutti è lo stesso stilema del ministero, lo stesso modo di ragionare, tutti un tubo, io a 25 anni figli non ne volevo e nemmeno a 30. Diciamolo, forse un dato culturale, oltre al pesantissimo e concreto problema pratico c'è eccome e, forse, non é nemmeno male. Mia cugina si è sposata due anni fa, ha trentacinque anni, lavora da 15 con contratto a tempo indeterminato nello stesso posto e, visto che è l'unica senza figli, direi che con la maternità da lei non hanno problemi eccessivi. In questi 15 anni, il lavoro é rimasto quello, ma gli uomini no, io ne ho conosciuti tre, tre in occasioni ufficiali, se aveva dato retta al suggerimento di provvedere da giovani, ora sarebbe stato un bel balletto. Niente di tragico sia chiaro, ne vedo tanti, ma certo niente di cui essere felici.
La storia della fertilità che con l'età scende è vera, quella per cui un genitore giovane è meglio, no, o almeno, non necessariamente, è cosa molto soggettiva.
Sputiamo sui limiti (o supposti) biologici ogni tre per due e poi?
L'altra è più seria, ma la dirò così, scanzonatamente, allora, più ci pensavo e meno mi tornava, tutti ci siamo buttati sulle immagini come se si chiedessero figli alla patria, ma la campagna doveva essere informativa sulla fertilità: doveva cioè aiutare a capire fattori di rischio, comportamenti scorretti, orologi biologici, varie ed eventuali.
Ecco, volevo dire, bravi.
A parte l'informazione approfondita ed accurata realizzata  in modo semplice e divulgativo, mi è piaciuta molto la capacità attrattiva, l'immediatezza, la forza persuasiva, insomma la capacità di veicolare il messaggio.
Certo anche la campagna danese per incrementare le nascite non era male: "fallo per la mamma" mi è piaciuta moltissimo, quasi quanto ai danesi che, dice, hanno figliato di più dopo quegli spot.
E pensare che a me, la prozia Ciccina, faceva imbestialire.
Sarà una differenza culturale