lunedì 20 novembre 2017

Di palle in volo e perfezione

Tengo in equilibrio moltissime palle di questi tempi.
Alcune sono di vetro sottile, sfere lievi ed iridescenti come bolle di sapone.
Non posso farle cadere, si romperebbero, ma devo anche fare molta attenzione a maneggiarle: una pressione troppo forte nel lanciarle o nel riprenderle e si sbriciolerebbero nelle mie mani; distruggendole, mi ferirei.
Altre sono di piombo, piene, pesanti, non posso farle cadere senza rischiare una fitta nel pavimento ed anche lanciarle e riprenderle richiede un certo sforzo, fletto le gambe per dare slancio o attutire il colpo. 
Altre ancora sono di gomma, se cadessero non succederebbe niente probabilmente, ma l'orgoglio è un grave difetto.
Mentre cerco di mantenere la concentrazione, parlo con un'amica.
Anche lei, come me, è nel ramo degli equilibrismi.
Anche lei, come me, a volte si fa domande oziose.
Mi chiede se, secondo me, abbiamo fatto bene a volere tutto.
Potevamo rinunciare al lavoro, o ai figli, o a stare con i nostri vecchi, o a qualcos'altro.
Rinunciare è parola che non mi piace e quindi le rispondo che non abbiamo sbagliato.
Sbagliamo solo a volerlo perfetto.
Mi guarda di sotto in su, oltre il bordo di una, per me disgustosa, tazza d'orzo, e mi rintuzza, lei non lo vuole perfetto, vuole solo il meglio che riesce a fare, ad ottenere.
Già.
Perfetto quindi.
  

mercoledì 8 novembre 2017

Dei modi di esprimere opinioni

Lavorando più di ascia che di cesello, si potrebbe concludere che ci sono tre approcci possibili quando si discute una proposta o un’opinione altrui e non li si trovano, in tutto o in parte apprezzabili.
Il primo è quello di chi ci va giù di piatto: l'idea o l'opinione fanno schifo e forse, anche sull'autore si potrebbe fare qualche eccezione.
Il secondo è quello di chi esamina punti di forza e di debolezza, li segnala e poi esprime la sua opinione motivandola.
Il terzo è quello di chi non critica e non fa osservazioni negative, trova tutto (al limite) interessante e non esprime il suo giudizio, ma di fatto, rifiuta infiocchettando la faccenda quando addirittura non dando l'impressione di accettare.   
Ecco.
Il secondo approccio è certo il migliore, quello che mi auguro sempre di incontrare e che mi piacerebbe essere sempre in grado di offrire.
E' anche il più faticoso, da offrire e da ricevere, perchè presuppone sensibilità ed attenzione nello smontare il pensiero o il lavoro altrui e perchè essere smontati non è mai una cosa facile da buttare giù.
Però, se non posso averlo, preferisco il primo: meglio maleducati e cafoni che viscidelli e spacciatori di buoni sentimenti a poco prezzo 

lunedì 6 novembre 2017

Tecnologia applicata alle medie. L'età della pietra potrebbe essere finita, ma....

Attila è in prima media alla scuola del paesello.
Ci siamo arrivati dopo un esame razionale delle varie opzioni, offerte formative, POF (che non sono purtroppo poggiapiedi particolarmente gonfi), più o meno mirabolanti visite guidate e via discorrendo, applicando il criterio più importante di tutti: quello della comodità.
Si trova bene.
E io posso continuare a discutere in consiglio di istituto.
La sola cosa che mi aspettavo dal punto di vista dell'approccio al mondo moderno, era una quotidiana giratina nel "laboratorio di informatica", che so, due carezze alle stampanti 3D, l'impostazione di un nuovo comando alla versione didattica del noto giochino interattivo, un ciao ciao dai robottini o due note con la scheda audio.
La quantità di volumi impilati sulla sua scrivania, non deponeva a favore di altro che di un sano e sudato metodo tradizionale: studi sul libro, fai gli esercizi, scrivi ed esponi e ti riunisci con i compagni per le ricerche di gruppo (che farai col computer giacchè le enciclopedie non le tengono più nemmeno in biblioteca).
Invece....
Invece la scuola chiede che ogni ragazzo sia dotato di proprio indirizzo di posta elettronica in modo che lo scambio di materiale tra insegnanti e studenti possa avvenire con questa più semplice e veloce modalità, senza spreco di carta (della scuola) e con l'uso di file immagine e audio.
I professori di lingua hanno fatto scaricare su computer e smartphone una nota applicazione che promette risultati mirabolanti (nella versione con registrazione e verifica dell'insegnante) e approfittano della mania per lo spippolamento compulsivo per portare a casa una maggiore attività.
La prima ricerca di epica assegnata ad Attila doveva essere presentata in power point.
E qui casca l'asino.
Power point può andare bene per esporre due dati, un istogramma, un aerogramma roba così.
Nel mio mondo le slide si usano o per trascrivere una norma, un principio, o per illustrare un percorso concettuale, una mappa, un diagramma ad albero e ci si parla sopra.
Non si fanno decine di "pagine" fitte di contenuti in power point a meno che non si odi la platea.
Già.
Niente
La ricerca faceva schifo
Una noia mortale.
La consapevolezza che c'è differenza tra la presentazione di un lavoro ed il lavoro che si presenta, è lontana da venire

venerdì 20 ottobre 2017

me too o non me too? E l'impossibilità di essere organica

Confesso che di tutta la faccenda del produttore molestatore/stupratore/porco mi ero bellamente disinteressata.
Interesse personale: 0 tendente all'infinito
La cosa mi era entrata da un orecchio ed uscita dall'altro senza incontrare nemmeno un neurone morto che intralciasse il suo tragitto.
Una sera, addirittura, un'amica molto attenta a queste tematiche ha chiesto, su facebook, ai suoi contatti donne, se avessero mai subito molestie e se avessero voglia di condividerle.
E io non ho capito nemmeno lì.
Però a me non è mai capitato e l'ho scritto.
Siccome sono sincera ho scritto di questi episodi qui (https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8552048451400578795#editor/target=post;postID=1679704312792476375;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=158;src=postname) precisando che, ovviamente conosco il sessismo, ma vivo in modo distinto il sessismo e le molestie sessuali.
Una valanga di gente mi ha chiesto come ho fatto.
Come ho fatto a non farmi mostrare piselli mosci in angoli bui, a non farmi strusciare addosso esseri bavosi, a non ricevere proposte irricevibili e a non farmi urlare sconcerie in mezzo alla strada?
Non ho fatto nulla
Ho vissuto la mia vita.
Però.
Mi sono trovata a pensare che forse non era vero.
Mi hanno spinto a pensare che forse non era vero, qualcuna lo ha proprio insinuato.
Voglio dire se tutta questa gente è stata oggetto di molestie.
Se tutte queste donne si sono sentite umiliate.
Se il messaggio è che tutte le donne, almeno qualche volta, sono state colpite da questo stigma.
Perchè questo è il messaggio che circola.
Allora io, che sono una donna, non posso esserne esente, forse, semplicemente, non me ne sono accorta perchè sono parte del problema.
Maschilista
Sono maschilista?
O troia?
O una troia maschilista che non si sente insultata, come dovrebbe, se un collega fa un'osservazione sulla felice scelta di un abito o si accorge che, per strada, qualcuno le guarda il sedere.
Peggio, una molestatrice chè io faccio complimenti e guardo sederi se ne vale la pena.
Io non mi sono mai sentita molestata, ma forse, qualcun'altra, in situazioni analoghe, lo sarebbe stata.
Tolti i casi evidenti, dove inizia la molestia?
Qual è il discrimine?
La percezione certo, ma basta?
E pensandoci bene, alla fine, anche per il produttore vale lo stesso.
Posto che lui è di certo il mostro che descrivono e le sue vittime sono tutte vittime perchè tutte persone in posizione di svantaggio.
In generale.
Dove inizia la molestia e dove la libera scelta di usare il sesso per altri scopi, quello che a me (che sarò bigotta) viene da riassumere col termine prostituzione?
Per come la vedo io, tutta questa faccenda, non ha, o non avrebbe dovuto, porre in evidenza un solo enorme problema; ridurlo a uno, in fondo, è quello che ha scatenato tutto lo sterco su Asia Argento e company, i problemi, se vogliamo davvero parlare di molestie, sessismo eccetera, sono due.
Uno è la questione maschile: il comportamento di chi abusa e deve essere punito, stigmatizzato, ostracizzato.
L'altro è quella di evitare di fare di tutta l'erba un fascio, di essere tutte vittime, anche quando non tutte lo siamo. Di perdere di vista i fatti. Perchè i fatti, come sa ogni buon avvocato contano e se ti ostini ad ignorarli, poi alla fine fai un disastro.
Quindi, il punto non è negare che ci siano persone che si prostituiscono (col corpo, con l'intelletto, maschi o femmine), ma capire caso per caso chi è vittima e di che cosa
Anche questo aspetto, infatti è o può essere, il precipitato di una cultura maschilista: l’uso del corpo (soprattutto femminile) come merce di scambio consapevole e volontario . Non vittima, forse complice. Di certo un uso scelto liberamente
Perchè se neghi questo aspetto non solo perdi un pezzo, ma ti trovi, per condurre battaglie sacrosante, a scrivere che chi ha subito la violenza cedendo alla coercizione psicologica è vittima (e dovrebbe essere ovvio) e quella che non lo ha fatto è stupida dal momento che così ha accettato, nonostante la laurea, di finire a fare fotocopie e rinunciato alla carriera.
E io ti chiedo (e mi chiedo) dove sarebbe la differenza tra il tuo modo di ragionare e quello di chi dà della troia a chi ha ceduto

lunedì 9 ottobre 2017

Varie

1.
A scuola di Attila fanno i test di ingresso.
Non ho idea di cosa siano in concreto e non me ne interesso.
Giovedì sera però compare in cucina mentre sbatacchio pentole: sono sveglia dalle 5 del mattino ed ho visto giornate migliori.
Ha un foglio in mano e l'espressione di uno che ha accettato una sfida, ma sente che sta per perderla.
Sul foglio, c'è un specie di rompicapo, fatto di griglie con qualche numero, qualcosa che ha a che fare con le tabelline e con la loro collocazione in quegli spazi. Prima che me ne accorga, siamo chini sul tavolo, testa contro testa, a cercare di scoprire se in quella riga c'è la tabellina del 27 e se quello spazio è dedicato al 27 per 13 o no. Le indicazioni diminuiscono via via che i quadri progrediscono e le difficoltà aumentano.
L'ultima non riusciamo a completarla, ci arrabbiamo e accapigliamo.
Alzo la testa e so che il mio babbo se la ride da qualche parte.
Ora lo so che non lo faceva solo per me.
E' davvero divertente.
2.
Siamo io, l'Ila e la Franc.
Mafalda, Candy Candy e tarantola.
Mangiamo pesce, anche se il pesce, a pranzo, a Firenze, è una roba che fa tanto "signore" e mi soddisfa poco.
Stiamo incredibilmente riuscendo a mantenere la promessa di vederci almeno una volta al mese, solo noi, col tempo per dirci le sciocchezze e non solo le cose importanti.
Mi sfottono: per i capelli ancora così lunghi (dietro liceo, davanti museo), per i tacchi ed i vestiti eleganti e perchè, ancora oggi, arrivando non resisto dal buttare l'occhio alla vetrina di quella gioielleria.
Non mi tiro indietro: una non è mai uscita dall'adolescenza, l'altra sembra ancora scappata di casa, ma con lo zaino della Mandarina ed il rolex della prima comunione.
Quando siamo insieme, non c'è nulla da fare, una parte di noi ha sempre 15 anni
Ed è quella più grande.
3.
Siamo in macchina Totila ed io, l'ho preso a karate e stiamo andando a recuperare Attila, che è stato spostato al gruppo superiore, nel paese vicino (sono fortunatissima lo so).
Come ogni sera passiamo davanti al muro del minuscolo cimitero di campagna dove è sepolto mio padre.
Non ci vado da tanto.
I vivi hanno esigenze più pressanti.
Per definizione.
Tutte le volte che passo da lì lo penso.
E' una cosa sciocca, ma è la stessa che mi è successa a lungo ogni volta che arrivavo al bivio per la casa di mia nonna.
Anche da lì passo ogni sera.
E' il pensiero di un attimo, ma mentre lo elaboro, Totila si intromette.
"Mamma" mi dice "lo sai che le nuvole hanno forme? Quello è un drago e quello un cammello!"
Prima che possa fare un'osservazione qualsiasi, riprende "secondo me è il nonno. Invece che col lego, gioca con le nuvole e ci costruisce le forme più incredibili. Può darsi no? gli piaceva tanto il lego"
Ed è dolce la consapevolezza che quando passiamo da lì, non sono la sola a dedicargli un pensiero.

lunedì 25 settembre 2017

Sesso e alcool nei rioni. La difficile transizione da ragazza a mamma di ragazzi

Non ho mai fatto vita da rione.
Non sono un tipo da feste paesane.
Il mio senso del ridicolo è molto sviluppato e, purtroppo per me, non si esercita solo sugli altri.
Anzi.
In più, non ditelo a nessuno, le sfilate di carri mi annoiano oltre misura.
Evitare certi ritrovi, però non mi ha impedito negli anni di assistere (e occasionalmente partecipare) a tutte quelle attività risibili, disgustose, stupide, pericolose, tipiche dell'adolescenza e della prima giovinezza.
Giusto due esempi
Sono andata in spiazzi di aperta campagna a fare testacoda con macchine nuove guidate da neopatentati convinti di essere novelli James Dean.
Siccome siamo sempre tornati tutti sani, quello che ricordo è che mi sono divertita come una matta.
Mi sono trovata, lontana da casa e con una profonda delusione da digerire, in un letto straniero con uno che (giustamente) si aspettava cose che però non avevo davvero intenzione di fare.
Siccome, era intelligente (lui), di tutta la faccenda mi è rimasto solo un bell'insegnamento.
Ho raccolto capelli in code che erano pugni, e retto teste, scosse da conati, ho scrutato incarnati verdognoli e pupille come capocchie di spilli. Il fatto che non mi sia mai davvero ubriacata e che non abbia mai lasciato che fumo, di nessun tipo, attraversasse i miei polmoni, sono solo da riferirsi al senso del ridicolo di cui sopra ed alla mia storia familiare.
La mia è la generazione di Christiane F e dello zoo di Berlino e no, non lo leggevamo a scuola come fanno ora, ce lo passavamo sussurrando da quelli con i genitori intelligenti a quelli con i genitori bigotti.
Ho visto gente "per bene" prostituirsi per una dose, morire con una siringa in un braccio. Non era l'alcool il nostro problema
E' anche la generazione del mostro di Firenze (Cicci per chi doveva convivere con la sua, poco piacevole, presenza e con il genius loci che su tutto trionfa)
La lista delle mie stupidaggini è tutto sommato modesta, ma abbastanza lunga da non farmi vergognare della mia gioventù, nè rimpiangere il tempo passato.
Ho buona memoria ed abbastanza letture per sapere che nemmeno l'essere più assennato può crescere se non valicando qualche limite, infrangendo qualche regola, gustando una qualche trasgressione.
Ed è per questo che ho ascoltato con ansia crescente i racconti delle serate trascorse da alcuni ragazzi del rione che gli unni vogliono frequentare, beccati in situazioni parecchio promiscue, in posti parecchio inadatti, con parecchio vino in corpo.
Non mi ha aiutato il sorriso di chi mi ha fatto notare che erano tutti maggiorenni, per cui ad Attila mancano ancora 7 anni buoni.
Maggiorenni e consenzienti, ho scoperto, è un buon inizio per me, ma non abbastanza
E quindi ora sono qui, la vecchia babbiona che non resiste dall'ammansire pistolotti sul rispetto di sè e degli altri  ad un ragazzino sbigottito.
Pare facile, ma c'è da tenersi lontani dall'antiquato e stantio moralismo senza incappare nel (falsamente) nuovo e sempre ingannevole "ogni lasciata è persa".

lunedì 18 settembre 2017

villeggiatura

Quest'anno, dopo tanto tempo, sono stata in villeggiatura.
La villeggiatura non usa più, lo sanno tutti.
E' una roba antica, come i vestiti su misura, le buone maniere a tavola, il corsivo, elegante e personale, gli asciugamani di lino.
Tutta roba stantìa, come me che, infatti, li amo tutti.
Siamo stati tre settimane al mare, nella casa del mare, sempre quella, nello stesso stabilimento di sempre (anche se per me il mare nello stabilimento non è mare).
Abbiamo lasciato che il tempo ci scorresse addosso, dolce e pigro, come l'acqua che, quest'anno, sfiorava la sabbia per educazione e convenzione, senza intenzione.
Ci siamo svegliati lenti e fatto la vita da spiaggia dei vecchi: la mattina fino all'ora di pranzo e poi il pomeriggio dopo le quattro.
Nel mezzo ci abbiamo messo un po' di compiti, qualche pagina sotto il gazebo, qualche pisolino, parole, risate, carezze.
La sera siamo usciti, fino a tardi, ridacchiando dell'insopportabile moglie anglofona del vicino d'ombrellone che si lamentava dei ragazzetti in giro fino ad orari inauditi e si faceva infamare sottovoce dai dirimpettai chè i suoi pargoli, messi a letto prima dell'ora di cena, la mattina alle 6 giocavano in giardino.
Abbiamo avuto ospiti.
E in quella casa lontana dalla quotidianità di tutti, abbiamo avuto modo da un lato, di riscoprire che la lontananza non spezza certi incastri lubrificati nel tempo e resi agili dall'uso, dall'altro accresce incomprensioni e fastidi. Non abbiamo risolto problemi, questo no. Però ci siamo guardati negli occhi senza uno schermo nel mezzo e, se ce ne fosse stato bisogno, abbiamo capito che la tecnologia è bellissima, ma le manca il calore.
Abbiamo cucinato, il giusto, vegano per lo zio, vegetariano per la zia, di tutto per la famiglia di mia cugina che, grazie al cielo, ha l'unica abitudine alimentare che comprendo appieno: ingredienti buoni, messi insieme per bene.
Abbiamo discusso, tanto, di politica, religione, soldi, salute, sesso, tra noi e con gli amici, compatendo un po' quelli che non discutono mai, non si sfottono mai, quelli beneducati insomma, chè io senza una buona dose di cattiveria mi annoio da matti.
Abbiamo persino rivisto "amici miei".
Un capolavoro assoluto
E di nuovo, se mi fosse servito, mi sono ricordata che quello che mi serve per essere davvero felice sono le persone.
Una settimana in montagna, e agosto era finito.
Quest'anno ho odiato settembre.