venerdì 19 dicembre 2014

Mi vuoi anche fare le trecce?

Tizia mi ha fatto sapere, tramite mia madre, che mi vuole parlare così ci incontriamo e, dopo i convenevoli di rito, lei inizia a perorare la causa di Caia e Sempronia.
Non che ce ne sia bisogno, so già e ho già anche detto come la penso, in ogni caso la ascolto attentamente perchè ce n'è motivo, perchè conosce bene la situazione e perchè la stimo.
Dopo tutte le più attente circonlocuzioni del caso, arriviamo al dunque e lei mi segnala che, a suo giudizio, molti dei problemi esistenti dipendono dal comportamento scorretto di Mevia.
Non tutti, si affretta a rassicurarmi, affestallando una serie di nominativi, ma lei spicca.
Si muove cauta, perchè tra loro ci sono ragioni di inimicizia diverse e precedenti a questo episodio e sa che lo so.
Sa anche che io e Mevia siamo amiche.
L'amicizia non mi acceca, non sono un tipo umorale, e ciò che mi lega a Mevia non è la sua capacità di avere uno sguardo distaccato sulle cose e distinguere le proprie esigenze da quello che è Giusto (con la maiuscola).

Proprio perchè siamo amiche so che quella dote le manca completamente e quindi non ho fatto fatica a capire che, se pure ha le sue ragioni, il suo atteggiamento è disdicevole.
Certo, non è che ci si possa aspettare da me che la fronteggi su pubblica piazza.
Non lo farò, perchè non sono io a doverlo fare, non è quello il mio ruolo, l'amicizia non c'entra.
Le faccio presente come la penso, e aggiungo che, secondo me Caia e Sempronia dovrebbero farsi forti della loro professionalità e smetterla di cercare spasmodicamente riscontri all'esterno anche perchè ne hanno ricevuti a bizzeffe (me ne sono accertata) .
Concorda, aggiungendo che alcune persone stanno attuando un vero e proprio boicottaggio ai danni di Mevia e altri per farli uscire "allo scoperto" (e che è fort Alamo?) e vedere se si risolve.
Non stimo queste persone per ragioni diverse dal caso specifico e non so se lo sa.
Non glielo dico (non sono fatti suoi), ma esprimo la mia opinione con tutte le cautele che sono in grado di approntare, spiegandole che non mi sembra una buona idea, in genere chi pensa di essere nel giusto e di essere maltrattato, non si acquieta se vede aumentare i suoi detrattori.
Non Mevia, comunque.
Insomma balliamo una buona ora di minuetto da salotto, una danza barocca che sarebbe piaciuta a de Laclos e non avrebbe sfigurato alla corte del re Sole
Dopo di che vado a prendere gli unni a casa di mamma.
Arrivo sfinita e pure un po' (parecchio) scocciata chè, non si fosse capito, il minuetto non è la mia danza e trovo mammina pronta alla pugna.
Chiede, ma già sa.
No, non il contenuto della conversazione, di quello in fondo non le importa, lei ha già deciso cosa devo fare.
Io.
Devo tenermi fuori da tutto perchè mi potrei trovare nei guai, perchè non sono fatta per queste situazioni, perchè ne ho già delle mie, perchè non è il caso di esporsi, perchè lei pensa di no.
Mentre me lo dice con quel suo tono inconfondibile, mi guarda ed io ho davvero per un attimo paura che stia per condurmi in bagno, tirare fuori il pettine e pretendere di farmi le trecce girate come quelle della principessa Leila.
Ah i traumi dell'infanzia

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