martedì 11 giugno 2019

fine scuola, inizio estate

Attila aspetta con ansiosa leggerezza la pagella.
Ha passato gli ultimi giorni di scuola a controllare la sua media sul mio account del registro elettronico ed a fare inutili preventivi per un computer cui, al momento, manca solo la caffettiera (il programma per fare il caffè, c'è)
La sacca del karate giace da ieri in mezzo alla sua stanza, aspetta di essere svuotata nel cesto della biancheria sporca, spera, forse, senza speranza che vi provveda una mano pietosa.
Non succederà, ma se me lo chiede, lo aiuterò a ripiegare per bene la cintura marrone in attesa della ripresa a settembre.
L'anno è stato lungo e difficile
Non per i risultati, quelli gli sono sempre venuti facili, a volte troppo.
E' stato difficile perchè questi sono gli anni della crescita, dei cambiamenti fisici, delle emozioni violente e confuse, delle amicizie, delle insicurezze, e del loro intreccio, capace, non di rado, di produrre un mezzo disastro.
Ha sperimentato i rischi dell'autonomia che non è libertà, ma responsabilità (che uggia essere la mamma): non ha studiato materie che non gli piacciono, ha preso un paio di brutti voti, ha ripreso a studiarle, a sbuffare, a venire a ripeterle in cucina (o a chiamare la zia con whatsapp)
Ha vissuto il rifiuto, quello che brucia, chè ci ha messo mesi per trovare il coraggio di dichiararsi alla sua migliore amica e ora è lì, con un no che sembra avere posto fine, nell'imbarazzo, a ciò che c'era ed a ciò che non c'è.
Ha incontrato qualche gatto e qualche volpe, qualcuno di quegli amici che è meglio non avere, troppi dal mio punto di vista, ma a lui non sono ancora bastati per imparare che "amico" è un titolo onorifico di alto valore di quelli che vanno concessi con parsimonia.
E' felice
Totila, la pagella la aspetta con un po' di paura.
Si è costruito l'immagine di quello che non è bravo a matematica e si fa fatica a fargli dipingere un quadro diverso, a fargli vedere che non è affatto vero, che non è una gara e, soprattutto, che se davvero ci tiene tanto, un modo c'è e si chiama impegno.
Vorrei stringerlo forte e rassicurarlo e vorrei scuoterlo (un po' meno) forte e spronarlo.
Trovare l'equilibrio tra il non rafforzare le spinte rinunciatarie mentre non si contribuisce a costruire una personalità schiacciata da mete inarrivabili, non è banale.
Potrebbe essere discalculico, non è cosa che si possa escludere, ci sono forme così lievi che diagnosticarle è difficile
Tolto questo però, il suo anno è stato glorioso: ha giocato, ha riso, ha aggiunto amici alla sua copiosa lista, ha lavorato tanto e bene, con agio e soddisfazione, ha nuotato, scivolando sull'acqua con quelle sue meravigliose mele piene e qualche riccio pazzo sempre fuori dalla cuffia.
Ha sofferto per un amico che si è divertito troppo spesso a provocarlo per poi lamentarsi se incontrava una reazione.
Ha pianto, tutte le volte in cui questo piccolo torturatore lo ha minacciato con la più vile delle minacce, quella che gioca con i sentimenti altrui.
E poi ne è uscito con una maturità, magari non proprio ortodossa, che mi ha reso orgogliosa.
Gli ha tirato un bello spintone davanti a tutti, genitori compresi, e mentre gli dava la mano per farlo rialzare, ha dichiarato a voce alta che se uno provoca in continuazione, il minimo che si può aspettare è che l'altro prima o poi reagisca, non dare noia è la prima regola se non vuoi che te ne diano.
Quanto all'amicizia, pare che uno che smette di essere amico, non sia mai stato amico.
Almeno a 9 anni.   
Ha portato avanti tutto da solo la costruzione di un Voltron di lego la cui scatola da sola mi mette soggezione
E' felice
Stamattina, mentre li lasciavo entrambi in piazza, guardandoli avviare verso l'ingresso del centro estivo che si sono scelti, magliette rosse tra cento altre magliette rosse, sorrisi d'ordinanza e animo leggero, ero felice anche io
Potevo quasi sentire, ancora, come è avere davanti una lunga, lunghissima estate da riempire

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