mercoledì 22 giugno 2016

Sei davvero tu?

Sono le 16,00, arrivo ora.
E' sabato.
Eravamo d'accordo con la mamma e con la nuova dottoressa che saresti andato oggi, non ieri sera dopo la visita.
Potevamo aspettare e risparmiare a tutti quelle ore notturne divisi, tu dentro e noi fuori dal pronto soccorso.
Potevamo.
Questa mattina quando avete chiamato il 118 è successo un mezzo putiferio, la dottoressa che è arrivata, ha fatto accertamenti e non voleva portarti a Careggi, troppo lontano, troppo rischioso, preferiva l'ospedale di zona.
Hanno discusso, si lo so, me le immagino, loro che discutono sul tuo capo come se tu fossi un bambino e non un uomo adulto.
E' una tendenza che la mamma ha sempre avuto, un po' con tutti, ma tu ora, davvero, sei nell'ultima fase della vita, sono gli altri che tornano ad accudirti, più o meno, naturalmente, dipende da come stai e da quanto lasci fare.
Sei in reparto, lei ha insistito perchè non mi muovessi prima, perchè pensassi alla mia famiglia, ma nelle mille telefonate che ci siamo fatte aveva una voce terribile, una voce vinta.
Giro l'angolo.
Mi piace questo padiglione nuovo, coi lampadari circolari, la parete a mosaico tipo i bagni Bisazza, le stanze da due col bagno e i banconi tipo ER per il personale.
Mi muovo come a casa ormai.
Potrei dare indicazioni.
M. è morta due porte più su.
E' stata dura passarci davanti per venire da te l'altra volta. Accellerare per non farmi vedere e non farle credere che contravvenivo ai suoi desideri.
Sono arrivata, la porta è socchiusa, intravedo la mamma che briga, come sempre, cerca cartelle cliniche o documenti, non so.
Spingo la porta, faccio un passo, giro su me stessa di 45  gradi e ti vedo.
Hai una maschera trasparente, tipo da palombaro, che ti spinge l'aria nei polmoni, gli occhi socchiusi, le mani magre, ossute, sei una figura fragile nel letto, quasi piccola.
Non sono pronta.
Sei tu?
Tu sei il mio babbo?
Quello che poteva prendermi la luna allungando una mano? quello che si buttava dagli scogli e tornava sempre su con le conchiglie? quello che inventava storie buffe di ceci volanti che bombardavano cacca sui bulli? quello che comprava piste di macchinine e barbie, videogiochi e cicciobelli senza alcuna distinzione, solo perchè la bambina li voleva? quello che lanciava in aria me e tutti i miei amici e ci ripendeva al volo? quello che si metteva lì, a tarda sera, tra tre o quattro ragazzini brufolosi, affranti e arrabbiati, chè quella funzione non c'era verso di studiarla e, in qualche modo poco ortodosso, dopo un po', la tirava fuori?
Tu sei quello che mi ha inculcato che chi ragiona col cervello degli altri può vendere il suo? quello che ripeteva come un mantra che il giudizio dà, prima di tutto, la misura di chi lo esprime? quello che insegnava tolleranza e sopportazione e poi, sussurrava "fai la brava, però amore, se ti danno, rendigliele"?
No, non sei tu, il mio babbo è un buffone, uno sbruffone, un enorme giocattolo, un cantastorie.
Un gigante.
E io lo rivoglio indietro

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Mi spaice che tu capisca Melinda.
      Avrei preferito sapere che non ne avevi idea.

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