Non sono fatta per fare l'influencer, non sono fatta per fare politica nel senso di attività politica sotto una bandiera o uno stendardo, non ho il carattere, non ci credo, non ci ho creduto mai.
Sono cresciuta ascoltando quelli della FGCI (no, niente calcio, mi dispiace) e quelli di CL e mi hanno fatto lo stesso effetto tutti.
Invecchio ed ascolto le stesse, identiche, opinioni, nemmeno gli argomenti cambiano.
Ora c'è il referendum.
Sulle trivelle dicono.
Ma quali trivelle?
Il referendum è una cosa minima, minuscola, residuale.
Tanto minima, minuscola e residuale che una come me, fa fatica a coglierne il senso.
Davvero, io dovrei andare a votare per fare sì che, scadute le attuali concessioni, si smetta di estrarre del gas che si sta già estraendo da anni, lasciandone (forse) mezzo lì ed aumentando (forse) il rischio di un disastro ecologico?
E perchè?
Ma soprattutto cosa c'entrano le trivelle, il petrolio, le dodici miglia in qua o in là?
Davvero è questo il modo di lanciare un messaggio?
E quale messaggio?
Non si parla di tutto questo nel referendum.
Non se ne parla perchè il governo ha già rinculato su queste cose.
Ed è un peccato, perchè di politica energetica si dovrebbe parlare in questo paese e molto.
Ma intanto siamo qui a dire no a trivelle che non esistono e non esisteranno mi pare di capire.
E lo si fa con slogan evocativi e profondi come "trivella tua sorella"
Che, insomma, se non fosse che anche al sessismo c'è un limite verrebbe voglia di rispondere: bisogna vedere com'è, perchè magari è meglio l'autarchia, se non altro, è rinnovabile.
mercoledì 13 aprile 2016
venerdì 8 aprile 2016
Maternità surrogata: piaccia o no, l'unica cosa intelligente è governare il fenomeno
Ho personalmente più di una perplessità sulla maternità surrogata, l'ho già detto e lo ripeto.
Nessuna delle discussioni (rectius risse) a cui ho assistito negli ultimi tempi, ha fugato i miei dubbi.
Non ci sono riusciti quelli che hanno cercato di dipingerla come il male assoluto, l'ultima frontiera dello sfruttamento del corpo delle donne, che, con questa tecnica, sarebbe necessariamente ricaduto nell'alveo del mai cessato e ben noto sistema culturale maschile di appropriazione del femminile in quanto tale. Non c'è riuscito nemmeno chi me lo ha proposto come un eccelso atto di amore (anche a pagamento), improntato alla massima generosità ed al diritto di disporre di se stesse portata ai suoi limiti assoluti come espressione di libertà.
Devo ammetterlo, a me, quando in tanti parlano di ciò che qualcun altro può (o deve) fare per essere intimamente libero, si drizzano tutti i peli, come ai gatti quando passa un cane killer.
Comprendo la questione e non so rispondere, non ho una posizione certa, non mi basta "l'utero è mio e lo gestisco io", perchè sono scelte che hanno ricadute sull'intera società, ma contemporaneamente mi ripugna un divieto sanzionato penalmente su questioni tanto intime e personali.
Non ho dubbi sulla donazione di gameti, perchè per me non sono persone nè a persone possono essere assimilati, nè mi appassiona la distinzione genitore che genera, genitore che partorisce, genitore che col suo impegno partecipa alla nascita di una persona degna di questo nome (a questi ultimi però, vista la lunghezza del percorso, vanno tutti i miei più sinceri auguri).
Sulla maternità surrogata, insomma, sono incerta e dibattuta.
Forse perchè su questo, come su pochi altri temi, fatico a superare l'emotività.
Detto questo e finendola con questo enorme cappello, una cosa la so: la maternità surrogata esiste, fingere che non sia così è stupido.
Due giorni fa, la Corte di Cassazione ho emesso una pronuncia in materia e sono due giorni che leggo che ha cambiato orientamento quando, ecco, anche no.
Per farla breve gli ermellini hanno detto che non si può condannare per il reato previsto dalla L. 40 chi ha avuto un figlio all'estero con la pratica dell'utero in affitto (in quel caso, tecnicamente in affitto perchè pagato) nel rispetto della normativa del Paese in cui ciò è avvenuto.
La sentenza precedente, quella che l'attuale ribalterebbe, aveva ritenuto possibile la condanna perchè le norme del paese scelto non erano state rispettate.
In effetti un bel ribaltamento davvero.
Al netto del sarcasmo, il punto nodale è che ci sono coppie che usano questa tecnica e tornano in Italia con dei figli.
Regolare il fenomeno è più che un'idea intelligente, è una necessità.
Tanto sta già accadendo per via giurisprudenziale.
Come per la stepchild adoption.
E basta con 'sta storia che la Cirinnà fa schifo, non è vero.
Fatela diventare legge e ne riparliamo.
Tocca pure ammettere che Matteino è stato furbo proprio sull'adozione del figlio del partner.
Democristiano, ma furbo
Nessuna delle discussioni (rectius risse) a cui ho assistito negli ultimi tempi, ha fugato i miei dubbi.
Non ci sono riusciti quelli che hanno cercato di dipingerla come il male assoluto, l'ultima frontiera dello sfruttamento del corpo delle donne, che, con questa tecnica, sarebbe necessariamente ricaduto nell'alveo del mai cessato e ben noto sistema culturale maschile di appropriazione del femminile in quanto tale. Non c'è riuscito nemmeno chi me lo ha proposto come un eccelso atto di amore (anche a pagamento), improntato alla massima generosità ed al diritto di disporre di se stesse portata ai suoi limiti assoluti come espressione di libertà.
Devo ammetterlo, a me, quando in tanti parlano di ciò che qualcun altro può (o deve) fare per essere intimamente libero, si drizzano tutti i peli, come ai gatti quando passa un cane killer.
Comprendo la questione e non so rispondere, non ho una posizione certa, non mi basta "l'utero è mio e lo gestisco io", perchè sono scelte che hanno ricadute sull'intera società, ma contemporaneamente mi ripugna un divieto sanzionato penalmente su questioni tanto intime e personali.
Non ho dubbi sulla donazione di gameti, perchè per me non sono persone nè a persone possono essere assimilati, nè mi appassiona la distinzione genitore che genera, genitore che partorisce, genitore che col suo impegno partecipa alla nascita di una persona degna di questo nome (a questi ultimi però, vista la lunghezza del percorso, vanno tutti i miei più sinceri auguri).
Sulla maternità surrogata, insomma, sono incerta e dibattuta.
Forse perchè su questo, come su pochi altri temi, fatico a superare l'emotività.
Detto questo e finendola con questo enorme cappello, una cosa la so: la maternità surrogata esiste, fingere che non sia così è stupido.
Due giorni fa, la Corte di Cassazione ho emesso una pronuncia in materia e sono due giorni che leggo che ha cambiato orientamento quando, ecco, anche no.
Per farla breve gli ermellini hanno detto che non si può condannare per il reato previsto dalla L. 40 chi ha avuto un figlio all'estero con la pratica dell'utero in affitto (in quel caso, tecnicamente in affitto perchè pagato) nel rispetto della normativa del Paese in cui ciò è avvenuto.
La sentenza precedente, quella che l'attuale ribalterebbe, aveva ritenuto possibile la condanna perchè le norme del paese scelto non erano state rispettate.
In effetti un bel ribaltamento davvero.
Al netto del sarcasmo, il punto nodale è che ci sono coppie che usano questa tecnica e tornano in Italia con dei figli.
Regolare il fenomeno è più che un'idea intelligente, è una necessità.
Tanto sta già accadendo per via giurisprudenziale.
Come per la stepchild adoption.
E basta con 'sta storia che la Cirinnà fa schifo, non è vero.
Fatela diventare legge e ne riparliamo.
Tocca pure ammettere che Matteino è stato furbo proprio sull'adozione del figlio del partner.
Democristiano, ma furbo
venerdì 1 aprile 2016
Rubriche giornalistiche e vaccini
Tengo una rubrica settimanale su un giornale on line locale.
La rubrica si intitola con molta fantasia e creatività "ufficio legale".
Non tratta di moda e costume e nemmeno di cucina.
Purtroppo per i lettori, si potrebbe aggiungere.
Il fatto però, che il titolo sia esplicito dovrebbe essere di aiuto ai più.
Non sono un'editorialista, perchè l'editore non è uno scemo e non si sognerebbe mai di chiedermi un commento su fatti di un qualche rilievo locale, nazionale o internazionale.
Non sono nemmeno una giornalista, sebbene in un passato lontano ci abbia provato ed abbia pubblicato pezzi su La Nazione, circostanza della quale non mi vergognerò mai abbastanza.
Sono sollevata quindi dall'onere di dare le notizie in modo neutro o imparziale.
Prima di tutto perchè non do notizie, espongo norme, seconda di poi e soprattutto, perchè non credo che una persona qualsiasi possa esprimere un concetto qualsiasi senza utilizzare il filtro del proprio personale punto di vista.
Mi attengo quindi a quella che per me è una regola aurea, circoscrivo l'argomento e in quel perimetro dico tutto ciò che c'è da dire, non tacendo nulla di ciò che è a mia conoscenza (come i testimoni in udienza), mi attengo alle norme e limito al massimo i commenti atecnici.
Cerco, molto banalmente, di dare spiegazioni semplici (a volte un po' semplificate) su elementi normativi che rivestano particolare interesse in relazione a quello che la cronaca locale dibatte.
Ho scritto, per capirsi, delle nuove norme sul c.d. omicidio stradale, sul divorzio "breve", sui cinghiali che disfanno campi e macchine, sull'obbligo per le società sportive di dotarsi di defibrillatori portatili (e di saperli usare).
Ed è andata bene, perchè non mi si è filato nessun leone da tastiera
Poi, siccome di questi tempi da queste parti, la meningite ci trova particolarmente ospitali e la Regione sta offrendo vaccinazioni gratuite a tutti quelli che (teoricamente) non sono già coperti dalle campagne standard (leggi a tutti quelli che hanno più di 11 anni, perchè sotto si suppone siano già coperti), ho cercato di approfondire la questione vaccinazioni obbligatorie-consigliate-facoltative.
La normativa è un filino schizzofrenica perchè l'ultima riforma costituzionale ha previsto potestà normativa concorrente allo Stato ed alle regioni. Quindi è a queste che spetta legiferare sul punto, ma le norme nazionali non espressamente abrogate restano in piedi come norme di indirizzo o principio. Interpretarle non sempre è banale.
Pensavo potesse essere interessante spiegare.
E lo è stato perchè ho avuto moltissimi commenti e tante condivisioni.
Alcuni sono stati polemici, ma credo di averli rimessi a posto, non fosse altro perchè non ho sbracato e mi sono mantenuta sul tecnico
Poi, uno, su facebook, ha commentato così: "allora microchippateci tutti"
E io sono ancora qui, con le mani che mi formicolano e una voglia, quasi irresistibile, di rispondergli: "te no, non possiamo rischiare di ritrovarti se dovessimo avere la fortuna di perderti"
Indro mi chiedevo, secondo te,... che posso?
La rubrica si intitola con molta fantasia e creatività "ufficio legale".
Non tratta di moda e costume e nemmeno di cucina.
Purtroppo per i lettori, si potrebbe aggiungere.
Il fatto però, che il titolo sia esplicito dovrebbe essere di aiuto ai più.
Non sono un'editorialista, perchè l'editore non è uno scemo e non si sognerebbe mai di chiedermi un commento su fatti di un qualche rilievo locale, nazionale o internazionale.
Non sono nemmeno una giornalista, sebbene in un passato lontano ci abbia provato ed abbia pubblicato pezzi su La Nazione, circostanza della quale non mi vergognerò mai abbastanza.
Sono sollevata quindi dall'onere di dare le notizie in modo neutro o imparziale.
Prima di tutto perchè non do notizie, espongo norme, seconda di poi e soprattutto, perchè non credo che una persona qualsiasi possa esprimere un concetto qualsiasi senza utilizzare il filtro del proprio personale punto di vista.
Mi attengo quindi a quella che per me è una regola aurea, circoscrivo l'argomento e in quel perimetro dico tutto ciò che c'è da dire, non tacendo nulla di ciò che è a mia conoscenza (come i testimoni in udienza), mi attengo alle norme e limito al massimo i commenti atecnici.
Cerco, molto banalmente, di dare spiegazioni semplici (a volte un po' semplificate) su elementi normativi che rivestano particolare interesse in relazione a quello che la cronaca locale dibatte.
Ho scritto, per capirsi, delle nuove norme sul c.d. omicidio stradale, sul divorzio "breve", sui cinghiali che disfanno campi e macchine, sull'obbligo per le società sportive di dotarsi di defibrillatori portatili (e di saperli usare).
Ed è andata bene, perchè non mi si è filato nessun leone da tastiera
Poi, siccome di questi tempi da queste parti, la meningite ci trova particolarmente ospitali e la Regione sta offrendo vaccinazioni gratuite a tutti quelli che (teoricamente) non sono già coperti dalle campagne standard (leggi a tutti quelli che hanno più di 11 anni, perchè sotto si suppone siano già coperti), ho cercato di approfondire la questione vaccinazioni obbligatorie-consigliate-facoltative.
La normativa è un filino schizzofrenica perchè l'ultima riforma costituzionale ha previsto potestà normativa concorrente allo Stato ed alle regioni. Quindi è a queste che spetta legiferare sul punto, ma le norme nazionali non espressamente abrogate restano in piedi come norme di indirizzo o principio. Interpretarle non sempre è banale.
Pensavo potesse essere interessante spiegare.
E lo è stato perchè ho avuto moltissimi commenti e tante condivisioni.
Alcuni sono stati polemici, ma credo di averli rimessi a posto, non fosse altro perchè non ho sbracato e mi sono mantenuta sul tecnico
Poi, uno, su facebook, ha commentato così: "allora microchippateci tutti"
E io sono ancora qui, con le mani che mi formicolano e una voglia, quasi irresistibile, di rispondergli: "te no, non possiamo rischiare di ritrovarti se dovessimo avere la fortuna di perderti"
Indro mi chiedevo, secondo te,... che posso?
mercoledì 30 marzo 2016
Venuta, andata
La cugina del mio cuore è arrivata in tempo per godersi la Pasqua.
Ha preso l'aereo e lo so io quanto le è costato.
A lei che fa Barcellona - Firenze, Firenze - Barcellona in auto tutte le sante volte e lo vive come un bellissimo vantaggio chè quando stavano "altrove" le toccavano tre-giorni-di-nave-tre o una confezione da cavalli di droghe pesanti e qualcuno che la costringesse su per la scaletta.
Ha scombinato i miei piani per una Pasqua al mare e preteso il solito, affollato ed interminabile pranzo di famiglia, con decine di uova di cioccolato, la frittata con ricotta ed asparagi selvatici, la carne alla griglia e le fragole
Ha vinto le resistenze ed i timori di tutti ed ha fatto felice mio padre per il quale il pranzo in campagna non era indicato, era uno sforzo, un rischio, un azzardo folle.
Si sa, la famiglia è anche questa, una conventio ad includendum costi quel che costi e sentirsi amati, ricercati, il perno attorno a cui tutto ruota, può essere un bel macigno o un'enorme gioia a seconda delle occasioni.
Non ha detto nulla, non serviva, ha solo farfugliato una cosa sul fatto che, siccome non mi ero sentita di raggiungerla, era venuta lei.
Ma non è da me che è venuta, non è la mia, la faccia che voleva vedere.
Siamo stranamente pudichi, a volte, per essere così impudichi, indiscreti e caciaroni.
Fortuna che ci capiamo lo stesso.
Se ne è ripartita ieri, con gli abituali due chili di pane in valigia e una bambina riottosa, convinta solo dalla promessa che dormiranno di nuovo, presto, in tre in un letto.
Speriamo
Ha preso l'aereo e lo so io quanto le è costato.
A lei che fa Barcellona - Firenze, Firenze - Barcellona in auto tutte le sante volte e lo vive come un bellissimo vantaggio chè quando stavano "altrove" le toccavano tre-giorni-di-nave-tre o una confezione da cavalli di droghe pesanti e qualcuno che la costringesse su per la scaletta.
Ha scombinato i miei piani per una Pasqua al mare e preteso il solito, affollato ed interminabile pranzo di famiglia, con decine di uova di cioccolato, la frittata con ricotta ed asparagi selvatici, la carne alla griglia e le fragole
Ha vinto le resistenze ed i timori di tutti ed ha fatto felice mio padre per il quale il pranzo in campagna non era indicato, era uno sforzo, un rischio, un azzardo folle.
Si sa, la famiglia è anche questa, una conventio ad includendum costi quel che costi e sentirsi amati, ricercati, il perno attorno a cui tutto ruota, può essere un bel macigno o un'enorme gioia a seconda delle occasioni.
Non ha detto nulla, non serviva, ha solo farfugliato una cosa sul fatto che, siccome non mi ero sentita di raggiungerla, era venuta lei.
Ma non è da me che è venuta, non è la mia, la faccia che voleva vedere.
Siamo stranamente pudichi, a volte, per essere così impudichi, indiscreti e caciaroni.
Fortuna che ci capiamo lo stesso.
Se ne è ripartita ieri, con gli abituali due chili di pane in valigia e una bambina riottosa, convinta solo dalla promessa che dormiranno di nuovo, presto, in tre in un letto.
Speriamo
mercoledì 23 marzo 2016
Riflessione cinica n. 1
Ci sono corsi di studio che, più di altri, vengono scelti da persone che vogliono aiutare il prossimo, garantire giustizia agli oppressi, curare i sofferenti, salvare vite, cambiare il mondo.
In genere questi corsi di studio, più di altri, sono scelti anche da persone che ambiscono alla ricchezza, al prestigio sociale, al potere e desiderano cambiare il mondo quel (poco o tanto) che serve perchè il mondo faccia loro tutto lo spazio che desiderano e offra loro la considerazione che ritengono di meritare.
Raramente i primi ottengono ciò che sperano.
A volte, invece, sono i secondi quelli che riescono a migliorare le cose.
Anche involontariamente, come effetto collaterale.
E va bene così
In genere questi corsi di studio, più di altri, sono scelti anche da persone che ambiscono alla ricchezza, al prestigio sociale, al potere e desiderano cambiare il mondo quel (poco o tanto) che serve perchè il mondo faccia loro tutto lo spazio che desiderano e offra loro la considerazione che ritengono di meritare.
Raramente i primi ottengono ciò che sperano.
A volte, invece, sono i secondi quelli che riescono a migliorare le cose.
Anche involontariamente, come effetto collaterale.
E va bene così
lunedì 21 marzo 2016
Sala da tè (ma noi ...ecco, noi ci beviamo la cioccolata perchè è meglio)
Oggi è il compelanno dell'Ila, avete deciso di fregarvene degli impegni, del lavoro, dei bambini, dei vecchi, del fatto che sono passati trent'anni dal primo compleanno che avete festeggiato così.
Avete deciso che volevate vedere se, oggi, toccherà a voi il ruolo che fu di quelle quattro signore travolte dalle vostre chiacchiere e costrette a farvi notare, con un sorriso, che anche loro erano lì per scambiarsi pensieri profondi e cazzate.
Farete merenda
Sederete sotto i lampadari di Murano, ad uno dei tavoli di legno scuro, chiederete dei dolcetti d'accompagnamento (!) e quattro cioccolate in tazza, senza panna, ma dense, e chissà se il cameriere in giacca bianca vi guarderà ancora male chè loro, la fanno solo densa, non scherziamo.
Penserete al sedere che si allarga, alle cosce che strabordano, a quando la digerirete una cioccolata così, bevuta alle 5 della sera, prima di preparare una cena di famiglia standard.
E ci riderete su, come sempre.
Guarderete fuori, la piazza, il palazzo di fronte, la loggia a destra.
Il tempo che passa, è passato e passerà.
Siete amiche da tanto, ormai, dai compiti di latino e di chimica, prima del primo bacio, delle tesi, dei parti, dei matrimoni, dei lutti.
Prima che la vita avesse una forma, quando aveva solo delle possibilità.
Avete deciso che volevate vedere se, oggi, toccherà a voi il ruolo che fu di quelle quattro signore travolte dalle vostre chiacchiere e costrette a farvi notare, con un sorriso, che anche loro erano lì per scambiarsi pensieri profondi e cazzate.
Farete merenda
Sederete sotto i lampadari di Murano, ad uno dei tavoli di legno scuro, chiederete dei dolcetti d'accompagnamento (!) e quattro cioccolate in tazza, senza panna, ma dense, e chissà se il cameriere in giacca bianca vi guarderà ancora male chè loro, la fanno solo densa, non scherziamo.
Penserete al sedere che si allarga, alle cosce che strabordano, a quando la digerirete una cioccolata così, bevuta alle 5 della sera, prima di preparare una cena di famiglia standard.
E ci riderete su, come sempre.
Guarderete fuori, la piazza, il palazzo di fronte, la loggia a destra.
Il tempo che passa, è passato e passerà.
Siete amiche da tanto, ormai, dai compiti di latino e di chimica, prima del primo bacio, delle tesi, dei parti, dei matrimoni, dei lutti.
Prima che la vita avesse una forma, quando aveva solo delle possibilità.
martedì 15 marzo 2016
A tutto ci si abitua
A tutto ci si abitua, diceva la mia bisnonna a una me bambina che non capiva e quindi non ci credeva.
A dirla tutta mi sembrava impossibile.
Nella mia testa c'era una lista lunghissima di cose inaccettabili, incredibili, insopportabili alle quali non mi sarei mai e poi mai abituata: dalle guerre ai finocchi lessi, dalle malattie incurabili ai capelli legati, dai baci in bocca ai terroristi (che a quei tempi erano o rossi o neri e comunque, mai, extracomunitari)
Io, però, la bisnonna la rispettavo e sapevo che se lo diceva, doveva essere vero, perchè lei, di certo, non parlava a caso.
Lei era stata ragazzina nella prima guerra mondiale, era rimasta vedova, a nemmeno trent'anni, con quattro bambini piccini e di un socialista, sotto il fascio, si era fatta la seconda guerra mondiale, la fame vera, aveva attraversato il boom economico ed era sempre lì, a quasi novant'anni, in quella vecchia casa di via Sant'Agostino, con il suo gatto bianco, Leone, il ventitreesimo, come il papa.
A tutto ci si abitua, si trova sempre una ragione per essere felici e una per non esserlo.
Sta tutto in ciò che si sceglie.
La mia bisnonna aveva ragione, ora lo so, ora le credo.
Ora che il babbo torna a casa con il drenaggio infilato ed il sacchetto.
Ora che è chiaro che non lo opereranno nemmeno sotto tortura e non perchè si parano il sedere.
Ora che pesa meno di me
Ora che ho chiamato mia cugina ad un orario improbabile solo perchè mi dicesse le parole perfette ed io potessi dirle, in cambio, che non doveva, non c'era bisogno.
Ora che ho pianto per strada come una fontana lasciandomi dietro persone interdette che non sapevano se dovevano voltarsi e lasciarmi in pace o consolare quella signora sconosciuta che si imbrattava di mascara come un'adolescente alla prima cotta,
Ora che ho imparato, una volta di più, perchè sono vent'anni che stiamo insieme.
Ora che sono felice di riportarmi a casa un uomo attaccato ad un sacchetto.
A dirla tutta mi sembrava impossibile.
Nella mia testa c'era una lista lunghissima di cose inaccettabili, incredibili, insopportabili alle quali non mi sarei mai e poi mai abituata: dalle guerre ai finocchi lessi, dalle malattie incurabili ai capelli legati, dai baci in bocca ai terroristi (che a quei tempi erano o rossi o neri e comunque, mai, extracomunitari)
Io, però, la bisnonna la rispettavo e sapevo che se lo diceva, doveva essere vero, perchè lei, di certo, non parlava a caso.
Lei era stata ragazzina nella prima guerra mondiale, era rimasta vedova, a nemmeno trent'anni, con quattro bambini piccini e di un socialista, sotto il fascio, si era fatta la seconda guerra mondiale, la fame vera, aveva attraversato il boom economico ed era sempre lì, a quasi novant'anni, in quella vecchia casa di via Sant'Agostino, con il suo gatto bianco, Leone, il ventitreesimo, come il papa.
A tutto ci si abitua, si trova sempre una ragione per essere felici e una per non esserlo.
Sta tutto in ciò che si sceglie.
La mia bisnonna aveva ragione, ora lo so, ora le credo.
Ora che il babbo torna a casa con il drenaggio infilato ed il sacchetto.
Ora che è chiaro che non lo opereranno nemmeno sotto tortura e non perchè si parano il sedere.
Ora che pesa meno di me
Ora che ho chiamato mia cugina ad un orario improbabile solo perchè mi dicesse le parole perfette ed io potessi dirle, in cambio, che non doveva, non c'era bisogno.
Ora che ho pianto per strada come una fontana lasciandomi dietro persone interdette che non sapevano se dovevano voltarsi e lasciarmi in pace o consolare quella signora sconosciuta che si imbrattava di mascara come un'adolescente alla prima cotta,
Ora che ho imparato, una volta di più, perchè sono vent'anni che stiamo insieme.
Ora che sono felice di riportarmi a casa un uomo attaccato ad un sacchetto.
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