mercoledì 21 marzo 2018

Prometti che non muore più nessuno

E' tardi, ho sonno, mal di pancia e voglio andare nel mio letto a fare due chiacchiere con mio marito.
Sono qui invece, mezza seduta mezza sdraiata sul tuo lettino, Harry Potter aperto sulla pancia e la gatta che mi guarda male perchè, evidentemente, le sto rubando spazio.
Ha ragione, lei ha il compito di vigilare sui tuoi sogni belli e non può farlo se non si acciambella ai tuoi piedi.
A volte però non è nel sonno che si manifestano le nostre più grandi paure.
Infatti hai gli occhi aperti, spalancati, lasciano uscire grandi lacrimoni.
Volevi andare a dire ciao al nonno, ma pioveva così forte che non ci siamo fermati e poi, la nonna, tende sempre a dirti di non pensarci, di giocare e divertirti.
E' brava la nonna, ma a volte le sue risposte sono un po' così, non devi prendertela, per lei l'unica è andare avanti e se piange, quando piange, non te lo dice e non te lo fa vedere.
Ti vorrebbe, ci vorrebbe, sempre felici.
Io no.
Mi va bene se sei triste e piangi
In questi giorni poi, sarebbe strano il contrario.
E' quasi un mese che è morta l'altra nonna.
Passare da quattro a due in così poco tempo, è una di quelle sottrazioni che ti scavano dentro.
Mentre ti abbraccio e ti cullo, alzi gli occhi e mi fai: "prometti che non muore più nessuno. Mai"
Penso agli ottant'anni suonati di uno, alla gatta che è vecchia, ai vicini degli zii, all'aereo che prenderemo, a treni, auto, stazioni, alla mamma di S che ha iniziato la chemio, alle mille e mille incognite della vita, al fatto che c'è un limite alle bugie che si possono dire.
Ti sorrido, ti stringo e con la voce più ferma che ho, affermo "mai".
Cazzara

giovedì 8 marzo 2018

Il lavoro più bello del mondo

Il mio lavoro mi piace.
A volte lo odio, ma mi piace.
Mi piace, soprattutto, perchè fatto come lo faccio io, da artigiana, ti consente di imparare continuamente qualcosa.
Qualcosa di diritto, come è logico, perchè ogni fatto ha bisogno di un approfondimento in più, di una sua interpretazione delle norme e di un'indagine sulla giurisprudenza.
Qualcosa sulle persone, perchè non puoi prescindere dalla gente, siano clienti, colleghi o magistrati, sono comunque esseri umani con idee, opinioni, reazioni. Quasi tutti almeno.
Qualcosa, però, ed è la cosa che più soddisfa la mia curiosità, sul mondo.
Contesti/ti contestano vizi di costruzione di un edificio? Avrai una perizia da esaminare piena di calcoli statici e astrusi riferimenti a scienza delle costruzioni.
Devi occuparti di un risarcimento da lesioni? Giù patologie per tutti i gusti.
Hai una cliente che compra arte moderna e poi ritiene di contestare il prezzo? Ti tocca farti un idea di nomi, produzioni e quotazioni.
Ti ritrovi davanti due che si accapigliano sulla circoncisione del figlio? Imparerai qualcosa su tradizioni culturali di altri paesi
Quello che preferisco del mio lavoro, però, inutile negarlo è altro.
Vincere.

mercoledì 28 febbraio 2018

Vegano dammi la mano

Per tristissime ragioni familiari, nei giorni scorsi, i miei cognati sono stati con noi.
I cognati sono, chi più, chi meno, vegani.
Gli unni sono fermi al paleolitico, non che si possa dire che non mangino verdure, ma di certo se lasciati liberi a loro stessi non avrebbero dubbi su quale parte scegliere nella dicotomia cacciatore - raccoglitore.
Il livello emotivo dei maschi di casa può essere molto basso e questo, va detto, senza distinzione per età, grado di istruzione o esperienza di vita e quindi abbiamo assistito a sorridenti accuse di neanderthalesimo aggravato (lo zio ai suoi nipoti) e ad invocazioni a Goldrake (i nipoti allo zio).
Non c'è che dire, si amano alla follia e, nonostante distanza e tempi molto limitati, si capiscono alla perfezione.
Lui cercava di convincerli che la ciccia è immorale, loro che solo un pazzo rinuncerebbe al prosciutto ed al parmigiano.
Lui asseriva che possiamo benissimo vivere senza nutrirci di carcasse animali, loro che il leone continuerebbe a mangiare la gazzella anche se loro rinunciassero alla bistecca.
Lui raccontava di amici che hanno figli vegani e loro lo rimbeccavano facendo presente che, i poveretti non hanno mai conosciuto altro.
Il tutto naturalmente davanti a farinata (polenta) di cavolo nero e zucca gratinata, chè il rispetto è rispetto, anche quando non sembra.
L'argomento conclusivo lo ha segnato Totila il quale, appreso che per andare a frequentare da loro due settimane di centro estivo, si sarebbe dovuto adeguare, ha scrollato le spalle e osservato che, insomma, un mcdonald's da qualche parte lo avrebbe pure trovato.
Punto, set e partita
Cuore di zia non ha retto.
Non c'è che da sperare in una maggiore consapevolezza, con la maturità.

giovedì 15 febbraio 2018

Autopsia

Questa storia inizia mesi fa.
Inizia con una notizia improvvisa e con una reazione per me tipica.
P è morto, è morto senza nessuna avvisaglia, in una posizione spiacevole e, purtroppo, in qualche modo, pubblica.
La notizia mi raggiunge mentre sono via per qualche giorno con la truppa.
La latrice, nel darmela, aggiunge con il tono perentorio che spero di avere ereditato quando insegno l'educazione, che devo chiamare subito D.
Figurarsi, se c'è una cosa che non faccio mai in questi casi è chiamare con troppa solerzia conoscenti e amici.
Sarò egoista, ma non sopporterei di offrire parole di conforto ed essere vista, invece, come Danny De Vito che va a distribuire biglietti da visita ai traumatizzati negli ospedali (L'uomo della pioggia docet).
Mentre gironzolo per una bella città, mi ritrovo a pensarlo, a pensarli con insistenza, e così alla fine, mando un messaggio.
D mi risponde subito, mi chiede se può chiamarmi, dice che ha bisogno di aiuto.
Nel frattempo sono stata aggiornata e, per quanto mi spiaccia moltissimo sentire i particolari che sento, non vedo davvero cosa potrei fare.
Ci sentiamo ovviamente e la rassicuro, mi interesso, spiego.
Non faccio niente, davvero, recito solo a soggetto la parte di quella che ha competenze specifiche quando, invece, più che altro, offre indicazioni di buon senso.
Mai come in certi momenti si ha bisogno di affidarsi, di ascoltare la bocca giusta, anche se dice solo cose sensate magari già pronunciate da altri; siamo strane creature noi umani, ci piace pensarci razionali, ma non lo siamo poi tanto.
Di promessa di aiuto, in promessa di aiuto, mi ritrovo oggi su un divanetto nero ad aspettare l'ora del mio appuntamento col PM, io che non faccio penale e non ho mai sentito l’esigenza di parlare con un PM .
E' voluta venire anche lei, non ci crede che l'autopsia non sia ancora accessibile, e con tutto il rispetto per il suo dolore e la considerazione per la terribile situazione in cui si trova, sono piuttosto arrabbiata.
Il sistema fa schifo e io ne faccio parte, evidentemente.
Peccato però che io ed il sistema stiamo spendendo tempo e risorse per fare approfondimenti su approfondimenti che dicano (a questo punto solo a lei ed alla sua famiglia, perchè non è emerso alcun delitto) a cosa esattamente si debba attribuire il decesso. 
In effetti, sarebbe stato più civile lasciarla lì così.
Resisto dalla voglia di dirglielo; la mia stizza è francamente puerile, basta guardarla negli occhi per sapere che non avrà mai pace finchè non accetterà che non saprà mai.
Questo non posso non dirle.
Non lo saprai.
Mi odia, lo so, lo vedo, le sto dicendo la verità che non le hanno ancora detto.
Per carità, saprà di cosa è morto, a questo punto sulle cause cliniche non resterà nemmeno un ombra di dubbio.
E quindi?
Che P avesse o non avesse già fatto ciò che si stava preparando a fare, non è forse vero che si stava preparando, non è forse vero che lei neanche lo immaginava?
Non è forse vero che non saprà mai, come, quando, da quando e perchè?
Dopo che le avranno detto si o no, continuerà comunque a chiedersi come sia possibile non avere visto, capito, percepito, anche solo un'inquietudine, un segno.
La verità è che la sua angoscia resterà lì, enorme, finchè non accetterà il fatto che lui non voleva che lei capisse, vedesse, sapesse e prendeva tutte le precauzioni possibili per evitarlo.
Che c'era un posto in cui, semplicemente, non la voleva
Nonostante la vita insieme, la famiglia, le figlie, i viaggi, la musica o qualsiasi altra cosa facesse di lui l'uomo che amava e pensava di conoscere come le sue tasche

martedì 23 gennaio 2018

Caro Zucky, le mie ovaie non sono affari tuoi

Caro Zucky,
prima di tutto grazie.
Grazie perchè ti preoccupi tanto per me e, con i tuoi fantastici algoritmi, cerchi di soddisfare ogni mia necessità ed ogni mio desiderio prima ancora che io li abbia formulati.
Neanche la mia mamma è mai arrivata a tanto (e Dio solo sa se la mia mamma ha mai avuto l'impulso di dirmi cosa fare e come farlo): costruire per me i miei bisogni, indicarmi come appagarli e soddisfarli ovunque io sia.
Mi risparmi un sacco di fatica.
Un simile, immane, sforzo non si può fare da soli e infatti tu hai un sacco di amici.
Ieri per esempio, mentre compulsavo una noiosissima monografia cercando di capire se il coerede può esercitare azione di riduzione contro il legatario anche se non ha accettato con beneficio di inventario, Sundar ha avuto pietà di me e mi ha aperto sotto gli occhi il banner del più bel cappotto degli ultimi 3 anni, glielo avevi detto tu vero?
Non negare, due giorni prima, partendo proprio dal tuo social ero andata a vedere il sito di quella, nota marca, ed ero stata dieci minuti in adorazione.
Anche le borse non erano male.
Insomma, lasciamelo dire, siete una squadra fantastica, vi immagino spesso, tutti intorno a un tavolo, a tarda sera, con un  piatto di quinoa in mano, a discutere allegramente dei fatti miei, metterli insieme e cercare di capire cosa penso, cosa voglio, come sono fatta, come posso essere persuasa a scegliere ciò che è giusto per me.
Ecco, siccome tu ed i tuoi amici siete tanto gentili, voglio darvi un piccolo consiglio, una sciocchezza da tenere a mente quando siete lì con la quinoa, le magliette lise e tutto il resto:
bevete meno.
Chè la proposta di iscrivermi a un gruppo di sostegno per donne in premenopausa, non è stata una grande idea.
E non ve l'ho nemmeno data io.



giovedì 11 gennaio 2018

Tante cose e forse nessuna

E' un bel momento, c'è gioia e serenità sia sul versante personale che professionale, c'è ottimismo persino.
E' anche un momento di grande tristezza, piango come mai, io che non piango mai.
Ora che i mesi sono scorsi via, il mio babbo mi manca da impazzire, ora che le sue battute sceme, trite e ritrite, vengono di nuovo accennate come presupposto condiviso del nostro lessico familiare (aggiungeteci una g e regalatevi il libro della Ginzburg se non lo avete mai letto), ora che ci sono altri chili di mattoncini da montare per vedere, almeno una volta, cosa pensano di avere messo in quella scatola i progettisti della lego, quegli illusi, ora che mia mamma fa di nuovo polpette di lesso.
Ho visto spettacoli di Natale, canzoni, esibizioni, saggi.
Ho partecipato a cene, di classe, di studio.
Ho goduto della bellezza della montagna e della gioia dello sci che sta, tutta e sola, nella sauna della sera.
Ho ripassato la tabellina del 2, del 3, del 4, e del 5; io le so, Totila ancora ha delle incertezze.
Ho cercato di spiegare ad Attila che essere felice di avere due ragazze che ti sospirano dietro non vuole dire affatto dovere sceglierne una e tanto meno essere innamorato.
Può essere una bella botta per l'autostima, purchè uno non ci conti troppo.
Ho visto l'ultimo star wars in 3D e ascoltato un bel concerto.
Ho una dozzina abbondante di calze della Befana da smaltire, la maggior parte delle quali di roba kinder che, in casa nostra, non mangia nessuno. Le porto in studio e la facciamo finita.
Ho addobbi di Natale da riporre ed un albero finto a cui trovare posto. Non mi piace, non mi è mai piaciuto, io l'albero lo voglio vero, ma lui lì è tornato con lo scatolone e tante scuse per cui me lo devo tenere. Farò lo sforzo, purchè nessuno cerchi di nuovo di convincermi che è una scelta ecologica, quando intende dire che gli dispiace vedere tagliare un albero e preferisce gli idrocarburi.
Ho voglia di abiti nuovi. Ma la mia sarta va in pensione 



lunedì 11 dicembre 2017

Coder dojo Paesello

Ho scoperto il coder dojo anni fa leggendo un post su un blog di una mamma con tre figlie femmine e un bel cervello.
L'idea mi è piaciuta un sacco ed ancora di più mi è piaciuto che i rudimenti della programmazione (coding) si sperimentassero in un dojo tra ninja.
Un nome così se lo assegnano solo dei pazzi megalomani o persone che non si prendono sul serio.
La fondazione internazionale opera in un centinaio e passa di paesi (138 se non mi sbaglio) ed ha una quarantina di club in tutta Italia
Sono club presi d'assalto e, almeno a Firenze, trovare posto per una delle iniziative periodiche è estremamente difficile perchè le richieste sono molte ed i posti limitati
Non sono pochi i ragazzini cui piace l'idea di programmare il loro personalissimo giochino e poi, magari, creare un'app o una pagina html.
Soprattutto non sono pochi quelli cui piace confrontarsi col peer to peer, ragionando tra pari o con l'aiuto di persone poco più grandi, insomma utilizzando il famoso imparar facendo.
Sono belline quelle sale piene di tante testoline affacciate su altrettanti schermi.
Lo so che per qualcuno questa mia frase è poco meno di una bestemmia: tutti affranti dalla tecnologia, tutti convinti che i ragazzini debbano essere tenuti lontani dallo strumento il più a lungo possibile per crescere "sani e felici".
Io invece penso che prima imparano ad usarla, prima divengono consapevoli e soprattutto se e quando ne divengono utilizzatori attivi, capaci di guardarci dentro, di chiedersi e (magari) rispondersi perchè di certi fenomeni, meccanismi, processi, meglio è, per loro e per tutti.
Ho ancora l'idea romantica per cui sapere è potere.
E stare lontano da uno strumento indispensabile significa prepararsi a capire molto poco del mondo che ci circonda.
E lo dico con certezza, guido da quasi trent'anni e non saprei trovare un carburatore neppure ne andasse della mia vita.
In più, l'età, la crisi, le gravidanze, qualche turba ereditaria o originaria, mi hanno convinto che le lamentazioni sono noiosissime, le recriminazioni sterili e stare con le mani in mano è deleterio.
Mi avvicino, lentamente e facendo il massimo della resistenza, ai 50 ed ho deciso che è tempo di fare, di rendere dove ho avuto, di dare ciò che ho.
Quindi, il paesello ha il suo gruppo coder dojo fattoincasa.
Si riunisce alla casa del popolo (che è del popolo e quindi è il posto suo), perchè il presidente è un amico di infanzia del sant'uomo ed ha fatto l'errore di dire che è tutta cablata, con la fibra, il wi fi, il gir' a reggere e quello a levare.
Champion (responsabile) è il babbo di una mia amica, ingegnere ottantenne dal piglio energico e l'aria sorniona del nonno di tutti.
A dare una mano come mentor, ci sono un po' di babbi e mamme con competenze specifiche, due ventenni (nipoti di non so chi) che hanno una startup tecnologica e si sono presentati spontaneamente attratti dall'idea e, soprattutto, uno stuolo di ragazzi e ragazze di un istituto tecnico col loro professore di informatica; assolvono così ad una parte dei loro obblighi di alternanza scuola - lavoro (e si divertono).
Un amico di amici, che lavora nel settore, ha donato una quindicina di computer in via di dismissione.
E così, in ossequio al posto che ci ospita ed alle nostre idee, possiamo includere anche i ragazzi che non possiedono un portatile, chè il coder dojo fichetto per fichetti, ci stava un po' stretto.
Io porto la merenda e giro sorridendo e chiacchierando come Ambra a non-è-la-rai, mentre il sant'uomo, cui va tutto il merito della riuscita, mi detta le battute tramite auricolare.
Al primo incontro, di prova, c'erano 26 ragazzini, tutti avvertiti solo col passaparola e tutti, più o meno, figli di amici o amici di amici.
Sabato facciamo il secondo e poi da gennaio si va a regime con l'obbligo di prenotarsi 5 giorni prima on line e le magliette col logo per lo staff.
Sarò davvero felice quando avremo tante femmine quanti maschi.
Erano tante, ma non abbastanza