Caro te,
non dovrei parlarne, ma fa male, e se facesse male a me, guarda, starei anche zitta.
Non sono io, però, che piango andando a letto, molto tardi, al termine di una domenica sera che aspettavo da quasi sei mesi.
E lo so, perchè io capisco, maledetta me e la mia insopportabile capacità di capire.
Capisco che eri a lavorare e che il tuo lavoro non distingue, banalmente, sabati e domeniche.
Capisco che te ne stai a nove ore di fuso e quando torni, hai mille e mille cose da sistemare, chiudere, aprire, decidere, archiviare.
Capisco anche, guarda, che magari tu fossi stanco, stravolto e non avessi tutto questo entusiasmo di riabbracciare, in quello stato, persone molto amate ma che certo avrebbero attaccato con le loro solite recriminazioni.
Capisco che questi bambini siano per te una grande gioia ed un affetto vero e forte, ma anche che questa gioia, in questo momento della tua vita, sia un meraviglioso intermezzo, quando è possibile, se è possibile e se no, pazienza.
Ecco, magari, però non dare appuntamenti, non fare proclami, perchè non tutti, al netto dell'affetto, sono professionisti super specializzati e super rampanti adusi a girare il mondo come il cortile di casa.
Alcuni sono bambini
Bambini che hanno cominciato ad aspettarti venerdì pomeriggio, hanno continuato sabato e, domenica mattina, alle sette, non erano più neanche in grado di capire che "dopo pranzo" è dopo pranzo.
Bambini che, ieri, non sono usciti di casa, nemmeno in giardino, per non correre il rischio che tu arrivassi mentre erano distratti.
Bambini che ti hanno aspettato fino alle nove e mezza, sul balcone dei nonni, anche se pioveva e faceva freddo, e sospiravano ogni qualvolta si accorgevano che neanche quella macchina di sarebbe fermata, che non era la tua.
Bambini che si sono addormetanti piangendo perchè tu, stasera riparti e prima vi rivedrete, forse, un paio d'ore.
Ecco, io lo so che questa è la vita, che va bene così e anzi, ciò che fai e che sei è bellissimo, però
cazzo se fa male a volte.
lunedì 16 giugno 2014
giovedì 12 giugno 2014
Mamma ci racconti di un eroe vero?
Abbiamo un rito: prima di dormire, a luce spenta, mamma o babbo raccontanto ai nani una storia.
Attila e Totila non sono bambini privi di pretese, come ho già detto, ma ieri sera mi hanno messo in difficoltà.
Io, infatti, con gli eroi sono messa maluccio, non ne trovo uno che mi soddisfi.
Il fatto è che, quasi inevitabilmente, ogni eroe è tale solo per la sua parte e a me rimane difficile dare un'immagine parziale, non approfondita, dei fatti.
Problema mio, lo so, ma mi è sempre parso discutibile anche Muzio Scevola, chè chiedetelo a Porsenna cosa ne pensava del giovanotto infervorato che gli portarono davanti.
Ho provato a buttarmi su storie di fantasia, ma la richiesta era precisa e non si sono fatti fregare: un eroe vero, nato e morto, di ciccia insomma.
Ed allora mi è venuto in mente Rodolfo Siviero
Non che anche lui sia esente da critiche, volendo, chè qualcuno potrebbe sostenere che avrebbe fatto meglio a lasciare perdere e non fare ciò che fece.
Lo deve avere pensato anche lui perchè, con spirito tipicamente fiorentino, chiese ed ottenne di essere sepolto nella basilica di Santissima Annunziata, ma in un loculo anonimo, senza nome.
Modesto, certo, ma anche accorto chè non si sa mai
Comunque Rodolfo Siviero è stato l'eroe del giorno.
Che fece?
Passò parte della sua vita a impedire che ci fregassero le nostre più belle opere d'arte e l'altra ad andare a riprendersele, i nazisti infatti, prima e durante la seconda guerra mondiale avevano spogliato e depredato un po' in ogni dove: da Pompei e Capodimondo a Montecassino, dagli Uffizi ai musei romani, dalle case private (a Goring non dispiacevano i De Chirico che il pittore teneva a casa sua a Fiesole) a capolavori più che pubblici, universali (dalla Danae di Tiziano all'annunciazione del Beato Angelico, alla Madonna del solletico, dal Discobolo Lancellotti ai Rubens, dai Tintoretto ai reperti etruschi e romani e chi più ne ha più ne metta)
E non pensiate che se ne stesse seduto ad una scrivania a siglare letterine più o meno cortesi.
Non erano i tempi, a parte il resto.
Si comportò da vero agente segreto e fece anche un bel po' di doppio gioco, rischiando le penne di qua e di là, fu arrestato e torturato a Villa Triste e se la cavò grazie all'aiuto di altri doppiogiochisti come lui.
Aiutò i nazisti nell'impacchettamento e nel trasporto, così da sapere da dove passava cosa, e quali erano le tappe e le destinazioni
Avvertì gli alleati quali convogli non bombardare, non attaccare.
Avviò e mantenne contatti per farsi restituire quella enorme mole di capolavori e non smise mai di cercare cosa non ritrovò.
Insomma non uno stinco di santo forse, ma uno a cui dovremmo essere grati.
Almeno un pochino di più
Attila e Totila non sono bambini privi di pretese, come ho già detto, ma ieri sera mi hanno messo in difficoltà.
Io, infatti, con gli eroi sono messa maluccio, non ne trovo uno che mi soddisfi.
Il fatto è che, quasi inevitabilmente, ogni eroe è tale solo per la sua parte e a me rimane difficile dare un'immagine parziale, non approfondita, dei fatti.
Problema mio, lo so, ma mi è sempre parso discutibile anche Muzio Scevola, chè chiedetelo a Porsenna cosa ne pensava del giovanotto infervorato che gli portarono davanti.
Ho provato a buttarmi su storie di fantasia, ma la richiesta era precisa e non si sono fatti fregare: un eroe vero, nato e morto, di ciccia insomma.
Ed allora mi è venuto in mente Rodolfo Siviero
Non che anche lui sia esente da critiche, volendo, chè qualcuno potrebbe sostenere che avrebbe fatto meglio a lasciare perdere e non fare ciò che fece.
Lo deve avere pensato anche lui perchè, con spirito tipicamente fiorentino, chiese ed ottenne di essere sepolto nella basilica di Santissima Annunziata, ma in un loculo anonimo, senza nome.
Modesto, certo, ma anche accorto chè non si sa mai
Comunque Rodolfo Siviero è stato l'eroe del giorno.
Che fece?
Passò parte della sua vita a impedire che ci fregassero le nostre più belle opere d'arte e l'altra ad andare a riprendersele, i nazisti infatti, prima e durante la seconda guerra mondiale avevano spogliato e depredato un po' in ogni dove: da Pompei e Capodimondo a Montecassino, dagli Uffizi ai musei romani, dalle case private (a Goring non dispiacevano i De Chirico che il pittore teneva a casa sua a Fiesole) a capolavori più che pubblici, universali (dalla Danae di Tiziano all'annunciazione del Beato Angelico, alla Madonna del solletico, dal Discobolo Lancellotti ai Rubens, dai Tintoretto ai reperti etruschi e romani e chi più ne ha più ne metta)
E non pensiate che se ne stesse seduto ad una scrivania a siglare letterine più o meno cortesi.
Non erano i tempi, a parte il resto.
Si comportò da vero agente segreto e fece anche un bel po' di doppio gioco, rischiando le penne di qua e di là, fu arrestato e torturato a Villa Triste e se la cavò grazie all'aiuto di altri doppiogiochisti come lui.
Aiutò i nazisti nell'impacchettamento e nel trasporto, così da sapere da dove passava cosa, e quali erano le tappe e le destinazioni
Avvertì gli alleati quali convogli non bombardare, non attaccare.
Avviò e mantenne contatti per farsi restituire quella enorme mole di capolavori e non smise mai di cercare cosa non ritrovò.
Insomma non uno stinco di santo forse, ma uno a cui dovremmo essere grati.
Almeno un pochino di più
mercoledì 11 giugno 2014
un matrimonio in famiglia
Si sposa la cugina n. 3 ed è un evento.
Lo è, prima di tutto, perchè per citare suo nonno: "mai nella vita avremmo pensato che trovassi uno che davvero ti si piglia, che ti sposa addirittura"
Non avrei saputo dirlo meglio chè la mia cuginetta, quando vuole, è una tigre saldamente aggrappata agli attributi e anche quando non vuole, ci va pericolosamente vicina.
In questo, devo dire, il sangue conta.
Lo è perchè nel suo ramo della famiglia un matrimonio è una cosetta giusto un filino complessa, di quelle da ponderare per un annetto, nello strenuo tentativo di abbinare anche la carnagione dell'officiante alle sfumature della scarpe della prozia Liliana.
Noi ci abbiamo messo un mese e mezzo, lavorando e con un nano di 5 mesi.
Semplicemente non posso capire.
Sinceramente non ci provo nemmeno.
A gentile richiesta, mi sono detta disponibile a scrivere a mano i segnaposti ed il tableau, ma non le partecipazioni. Mi dispiace ma a tutto c'è un limite.
Questo e un paio di altre osservazioni (inascoltate) su particolari del tutto irrilevanti, è il mio contributo alla faccenda.
Ora però mia mamma si è comprata il vestito.
Altro non dico.
La sorella della sposa, nonchè cugina n 4, mi descrive il suo abito impedendomi, oltretutto, con la sua giovanile euforia di dire ciò che penso: "speriamo tu sia del tutto incapace di descrivere un vestito, perchè altrimenti tua sorella avrà per testimone Barbie superstar"
La cugina n. 2, quella del mio cuore, mi ha fatto fare una sessione di shopping via web ed è tornata a casa da un negozio di Barcellona con un abito lungo fino ai piedi che si potrebbe definire da sera.
Lei.
Da sera.
Io pensavo a una cosina sobria e normale, riutilizzabile persino.
Che faccio, telefono alla Moira per sentire se le avanzano un costume di scena e un turbante?
Lo è, prima di tutto, perchè per citare suo nonno: "mai nella vita avremmo pensato che trovassi uno che davvero ti si piglia, che ti sposa addirittura"
Non avrei saputo dirlo meglio chè la mia cuginetta, quando vuole, è una tigre saldamente aggrappata agli attributi e anche quando non vuole, ci va pericolosamente vicina.
In questo, devo dire, il sangue conta.
Lo è perchè nel suo ramo della famiglia un matrimonio è una cosetta giusto un filino complessa, di quelle da ponderare per un annetto, nello strenuo tentativo di abbinare anche la carnagione dell'officiante alle sfumature della scarpe della prozia Liliana.
Noi ci abbiamo messo un mese e mezzo, lavorando e con un nano di 5 mesi.
Semplicemente non posso capire.
Sinceramente non ci provo nemmeno.
A gentile richiesta, mi sono detta disponibile a scrivere a mano i segnaposti ed il tableau, ma non le partecipazioni. Mi dispiace ma a tutto c'è un limite.
Questo e un paio di altre osservazioni (inascoltate) su particolari del tutto irrilevanti, è il mio contributo alla faccenda.
Ora però mia mamma si è comprata il vestito.
Altro non dico.
La sorella della sposa, nonchè cugina n 4, mi descrive il suo abito impedendomi, oltretutto, con la sua giovanile euforia di dire ciò che penso: "speriamo tu sia del tutto incapace di descrivere un vestito, perchè altrimenti tua sorella avrà per testimone Barbie superstar"
La cugina n. 2, quella del mio cuore, mi ha fatto fare una sessione di shopping via web ed è tornata a casa da un negozio di Barcellona con un abito lungo fino ai piedi che si potrebbe definire da sera.
Lei.
Da sera.
Io pensavo a una cosina sobria e normale, riutilizzabile persino.
Che faccio, telefono alla Moira per sentire se le avanzano un costume di scena e un turbante?
lunedì 9 giugno 2014
Vecchio, nuovo, conservare, innovare, ripartire.
Oggi mi è presa così.
Ieri leggevo un post, interessante, come sempre, (http://lasciasulluscio.blogspot.it/2014/06/la-minuzia-e-le-dinamiche-da-scrutinio.html) sulla scuola e su come se ne possa ipotizzare un cambiamento.
Oggi ho trovato (http://www.valentinavaselli.com/2014/06/leffetto-varsavia.html) questo bellissimo omaggio ad una casa nuova, ma già molto amata.
Sono settimane che mi trovo coinvolta a vari livelli in una questione relativa all'organizzazione scolatica nel mio comune che da un lato mi fa ghignare come la velenosissima e sarcastica vipera che sono, dall'altro mi apre a riflessioni più profonde.
Ora, superficialmente e per capirsi, la questione è questa il nuovo sindaco (uno che, lo dico a scanso di equivoci, non ho votato) ha deciso di mettere mano all'edilizia scolastica in uno dei paesi sotto la sua giurisdizione per riorganizzare e razionalizzare (vocaboli di moda).
In sostanza la sua idea sarebbe di risistemare l'edificio veramente idoneo e funzionale, esistente ed intervenire sul resto, costruendo una specie di campus alla periferia così da dismettere l'asilo che, sarà bellissimo messo lì nel vecchio villone, ma a tutto risponde tranne che agli standard richiesti per l'uso cui è destinato ed ha bisogno di interventi strutturali e, infine, rendere alla curia l'edificio delle medie, che ha i suoi problemi e soprattutto costa all'amministrazione quei 200000,00 Euro tondi tondi ogni anno di affitto.
Tutt'al più dice, che questi edifici erano previsti quando ogni classe aveva almeno 5 sezioni per anno, ora sono la metà.
Ha fatto bene?
Di più.
Se fa quello che dice, o almeno ne fa buona parte lo voto a nastro finchè non me lo impediscono.
Tutto bene allora?
Ma quando mai!
Se lo stanno mangiando come se fosse pane.
I meno svegli, o i più semplici d'animo se preferite, non tollerano l'idea che, visti i lavori, i ragazzini delle medie dovrebbero andare nell'altro istituto del plesso a 5 chilometri di distanza, perchè l'amministrazione, comprensibilmente direi, preferisce fare "viaggiare" dei preadolescenti che dei bambinetti di prima elementare.
Fanno così tanto casino che la preside (un genio) ha fatto verbalizzare che, secondo lei, sarebbe meglio mandare in giro dei bimbetti che 'sti teneri virgulti sull'orlo della rivoluzione ormonale.
Gli altri hanno preoccupazioni meno materne secondo me.
E fin qui il veleno
Cioè fin qui la parte che mi viene meglio.
Ora inizia il difficile, leggendo quelle riflessioni, non ho potuto che pensare a come sia giusto, doveroso e bello conservare, ma anche a come sia giusto, bello e doverso innovare.
E a come questo secondo aspetto invece, appaia al limite dell'impossibile in questo paese.
Non è nemmeno troppo difficile capire il perchè: il consumo del suolo è drammatico, le opere pubbliche decise per ragioni diverse dalla pubblica necessità innumerevoli, la sfiducia che ciò che si dice sarà fatto a livelli stratosferici
Anche nei piccoli comuni "nascosti" dove questi atteggiamenti sembrano lontani come la luna, non ci si può esimere da altre considerazioni, forse più intime e perciò ancora più difficilmente estripabili: in Italia c'è già molto, anche troppo, conservare è una cosa che non può essere vissuta come sbagliata o retriva, anzi.
Lo spazio però è quello, ed intendo anche spazio mentale, emotivo.
Si nasce con un bagaglio bellissimo ma pesante e dirsi che lo si è conservato è già farsi un gran complimento.
Questo basta?
No
La soluzione allora è non conservare se non quelle 10, 10, 1000 meraviglie universalmente note e lasciare perdere il resto?
No
Non mi interessa una scuola che scordi Gentile, ne vorrei una che si ricordasse la Montessori (e non è che abbia 30 anni nemmeno lei, in fondo). Non voglio un posto con le lim in cui non si sudi su Tacito perchè la soluzione tanto c'è (chè la soluzione c'è sempre stata, ma il cervello è ancora un muscolo) o in cui si "esprimano opinioni" su Kant. Voglio una scuola che inserisca gli strumenti e gli argomenti dell'oggi in un tessuto antico, ricamando con la perizia che serve, sull'arazzo che c'è.
Non voglio un paese dove si lascino cadere palazzi antichi per costruire edifici nuovi e magari, pure, brutti, ma neanche un posto dove niente può essere toccato come se girassimo ancora con carrozze e cavalli. Voglio la tranvia 2, 3, 4 e 5, voglio collegamenti con aereoporti seri (e non campi di volo necessariamente imbarazzanti), voglio che nel mio paese, ma anche in centro a Firenze si possa demolire, si demolire, e finisca la pagliacciata della città tutta vincolata.
Firenze è stata pesantemente distrutta durante la seconda guerra mondiale, tutti i lungarni tra i due ponti: a santa Trinità ed alle Grazie furono rasi al suolo per evitare la distruzione del ponte Vecchio, per esempio. Quei palazzi non hanno ragione di essere vincolati. Uccidetemi, ma credo che quelli, come altri quartieri potrebbero essere toccati eccome. Certo non con grattacieli da 200 piani, ma con interventi mirati perchè no?
Voglio un paese che non perda la sua identità, questo è ovvio, e nemmeno le sue tradizioni. Mi vanno bene anche le più becere.
Mi va bene l'oste che non serve ribollita alle 10 del mattino e perde serenamente clienti che pretendono "spaghetti with meatballs" perchè se diventiamo "come tutti" perdiamo quella particolarità che ci rende attraenti, ma vorrei che quell'oste potesse spiegare in un inglese (francese, tedesco, russo, cinese, indù) fluente dove se le devono mettere le meatballs i suoi avventori.
Vorei un posto che sapesse ripartire guardando cosa c'è di bello fuori, ma non denigrando cosa c'è dentro.
Insomma la luna.
Però mi accontento, voi zittitemi questi genitori e io poi, torno a sognare in silenzio
Ieri leggevo un post, interessante, come sempre, (http://lasciasulluscio.blogspot.it/2014/06/la-minuzia-e-le-dinamiche-da-scrutinio.html) sulla scuola e su come se ne possa ipotizzare un cambiamento.
Oggi ho trovato (http://www.valentinavaselli.com/2014/06/leffetto-varsavia.html) questo bellissimo omaggio ad una casa nuova, ma già molto amata.
Sono settimane che mi trovo coinvolta a vari livelli in una questione relativa all'organizzazione scolatica nel mio comune che da un lato mi fa ghignare come la velenosissima e sarcastica vipera che sono, dall'altro mi apre a riflessioni più profonde.
Ora, superficialmente e per capirsi, la questione è questa il nuovo sindaco (uno che, lo dico a scanso di equivoci, non ho votato) ha deciso di mettere mano all'edilizia scolastica in uno dei paesi sotto la sua giurisdizione per riorganizzare e razionalizzare (vocaboli di moda).
In sostanza la sua idea sarebbe di risistemare l'edificio veramente idoneo e funzionale, esistente ed intervenire sul resto, costruendo una specie di campus alla periferia così da dismettere l'asilo che, sarà bellissimo messo lì nel vecchio villone, ma a tutto risponde tranne che agli standard richiesti per l'uso cui è destinato ed ha bisogno di interventi strutturali e, infine, rendere alla curia l'edificio delle medie, che ha i suoi problemi e soprattutto costa all'amministrazione quei 200000,00 Euro tondi tondi ogni anno di affitto.
Tutt'al più dice, che questi edifici erano previsti quando ogni classe aveva almeno 5 sezioni per anno, ora sono la metà.
Ha fatto bene?
Di più.
Se fa quello che dice, o almeno ne fa buona parte lo voto a nastro finchè non me lo impediscono.
Tutto bene allora?
Ma quando mai!
Se lo stanno mangiando come se fosse pane.
I meno svegli, o i più semplici d'animo se preferite, non tollerano l'idea che, visti i lavori, i ragazzini delle medie dovrebbero andare nell'altro istituto del plesso a 5 chilometri di distanza, perchè l'amministrazione, comprensibilmente direi, preferisce fare "viaggiare" dei preadolescenti che dei bambinetti di prima elementare.
Fanno così tanto casino che la preside (un genio) ha fatto verbalizzare che, secondo lei, sarebbe meglio mandare in giro dei bimbetti che 'sti teneri virgulti sull'orlo della rivoluzione ormonale.
Gli altri hanno preoccupazioni meno materne secondo me.
E fin qui il veleno
Cioè fin qui la parte che mi viene meglio.
Ora inizia il difficile, leggendo quelle riflessioni, non ho potuto che pensare a come sia giusto, doveroso e bello conservare, ma anche a come sia giusto, bello e doverso innovare.
E a come questo secondo aspetto invece, appaia al limite dell'impossibile in questo paese.
Non è nemmeno troppo difficile capire il perchè: il consumo del suolo è drammatico, le opere pubbliche decise per ragioni diverse dalla pubblica necessità innumerevoli, la sfiducia che ciò che si dice sarà fatto a livelli stratosferici
Anche nei piccoli comuni "nascosti" dove questi atteggiamenti sembrano lontani come la luna, non ci si può esimere da altre considerazioni, forse più intime e perciò ancora più difficilmente estripabili: in Italia c'è già molto, anche troppo, conservare è una cosa che non può essere vissuta come sbagliata o retriva, anzi.
Lo spazio però è quello, ed intendo anche spazio mentale, emotivo.
Si nasce con un bagaglio bellissimo ma pesante e dirsi che lo si è conservato è già farsi un gran complimento.
Questo basta?
No
La soluzione allora è non conservare se non quelle 10, 10, 1000 meraviglie universalmente note e lasciare perdere il resto?
No
Non mi interessa una scuola che scordi Gentile, ne vorrei una che si ricordasse la Montessori (e non è che abbia 30 anni nemmeno lei, in fondo). Non voglio un posto con le lim in cui non si sudi su Tacito perchè la soluzione tanto c'è (chè la soluzione c'è sempre stata, ma il cervello è ancora un muscolo) o in cui si "esprimano opinioni" su Kant. Voglio una scuola che inserisca gli strumenti e gli argomenti dell'oggi in un tessuto antico, ricamando con la perizia che serve, sull'arazzo che c'è.
Non voglio un paese dove si lascino cadere palazzi antichi per costruire edifici nuovi e magari, pure, brutti, ma neanche un posto dove niente può essere toccato come se girassimo ancora con carrozze e cavalli. Voglio la tranvia 2, 3, 4 e 5, voglio collegamenti con aereoporti seri (e non campi di volo necessariamente imbarazzanti), voglio che nel mio paese, ma anche in centro a Firenze si possa demolire, si demolire, e finisca la pagliacciata della città tutta vincolata.
Firenze è stata pesantemente distrutta durante la seconda guerra mondiale, tutti i lungarni tra i due ponti: a santa Trinità ed alle Grazie furono rasi al suolo per evitare la distruzione del ponte Vecchio, per esempio. Quei palazzi non hanno ragione di essere vincolati. Uccidetemi, ma credo che quelli, come altri quartieri potrebbero essere toccati eccome. Certo non con grattacieli da 200 piani, ma con interventi mirati perchè no?
Voglio un paese che non perda la sua identità, questo è ovvio, e nemmeno le sue tradizioni. Mi vanno bene anche le più becere.
Mi va bene l'oste che non serve ribollita alle 10 del mattino e perde serenamente clienti che pretendono "spaghetti with meatballs" perchè se diventiamo "come tutti" perdiamo quella particolarità che ci rende attraenti, ma vorrei che quell'oste potesse spiegare in un inglese (francese, tedesco, russo, cinese, indù) fluente dove se le devono mettere le meatballs i suoi avventori.
Vorei un posto che sapesse ripartire guardando cosa c'è di bello fuori, ma non denigrando cosa c'è dentro.
Insomma la luna.
Però mi accontento, voi zittitemi questi genitori e io poi, torno a sognare in silenzio
giovedì 5 giugno 2014
Pagamenti elettronici. Stato dell'arte e due o tre considerazioni
E' capitato un po' a tutti, credo, di trovarsi all'estero e notare una grandissima disinvoltura nell'uso delle carte elettroniche per pagamenti anche di importi molto bassi.
Nel patrio suolo, invece, molti usano il bancomat o la carta di credito per acquisti di medio importo, ma pochissimi lo fanno per pochi spiccioli.
In verità la tendenza si sta diffondendo, ma non si può certo dirla maggioritaria.
Da molte parti, si attribuisce l'abitudine al contante all'arretratezza italica, alla pigrizia, al fatto che c'è chi ha del buon nero da fare circolare nonchè alla cattiva educazione dei negozianti o dei gestori dei servizi che, non di rado, storcono la bocca davanti alla richiesta di pagare col bancomat .
Sicuramente queste motivazioni sono vere. Tutte vere.
Non sono le sole però o comunque, è facile darsi risposte superificiali senza prendersi la briga di approfondire.
Qualcuno si è mai chiesto quanto incide il canone fisso e la commissione bancaria per ogni versamento tramite un pos sul prezzo? su chi grava questo onere finanziario? Come è calcolato il isngolo importo che l'istituto si trattiene? se è prevista un'armonizzazione a livello europeo?
No eh?!
Nemmeno io.
Poi mi è capitato di andare in tabaccheria per acquistare marche da bollo e contributi unificati e mi è stato detto che, per importi superiori ai 100 Euro, se pagavo col bancomat avrei dovuto aggiungere 1 Euro.
Non l'ho presa affatto bene ed ho cambiato esercente.
Tempo una settimana ed anche il nuovo ha inaugurato questa abitudine.
Ormai lo fanno tutti
Ho chiesto e mi è stato risposto che lo Stato versa ai tabaccai per l'attività di riscossione di questo ed altri oneri (bollo auto, per es.) una frazione x dell'importo che noi tutti versiamo. Questa frazione, se la somma supera i 100 Euro, è inferiore all'importo della commissione applicata dalle banche per il pagamento tramite pos.
Ergo l'esercente ci rimette del suo.
Dovrebbe esserne felice?
Difficile no?
Esiste ovviamente una direttiva europea, che però fa acqua da tutte le parti tant'è che il Parlamento UE sta cercando di porre un tetto unico europeo alle commissioni bancarie. Inoltre, da noi, è vietato addebitare sul consumatore il costo realtivo allo strumento che decide di usare per pagare la merce o il servizio, procedura invece considerata non solo legittima, ma normale in altri paesi membri come la Gran Bretagna (basta guardare uno scontrino)
La faccenda, non lo nascondo, ha iniziato ad interessarmi (ed a farmi infuriare) in vista del prossimo 30 giugno, termine in cui tutti dovrebbero dotarsi di un pos.
In verità la legge imporrebbe a tutti di allestire una postazione che consenta il pagamento elettronico.
Le due cose non sono sinonimi chè i miei clienti possono farmi un bonifico dall'home backing anche adesso, senza lasciare il mio studio e senza alcun problema: ci sono anche troppi computer con accesso protetto ad internet e tutta la privacy necessaria.
Si sa però, da noi oltre alle leggi, ci sono i decreti ministeriali, quelli applicativi...insomma dice che ci vuole il pos.Mi sono informata in più istituti e, visto che faceva troppo figo, ho anche ascoltato uno della apple che mi sprolquiava che posso comprare un micro lettore da appiccicare al'i pad e sto a posto,.
Ogni transazione, mi costerebbe solo 2 Euro, senza canone mensile.
Ed in effetti ci mancherebbe solo quello per completare il quadro così che uno spende per comprarsi l'apparecchio, per le transazioni e pure corrisponde un canone di utilizzo
Insomma un vero affare
Resta da stabilire per chi.
Forse, e dico forse, se si vuole incrementare il pagamento con denaro elettronico, invece di prevedere obblighi che, mi sento di dire, saranno assai probabilmente disattesi nei fatti (con pos nascosti nel cassetto di fondo degli archivi e dei magazzini), è più opportuno far presente agli istituti bancari che tasse, imposte, balzelli, sono già più che sufficienti, così come i già ridicoli costi di gestione e non di rado, di transazione.
Dei pagamenti elettronici dei bolli non parlo, per carità di patria.
Sono però consapevole che, a forza di tacere per carità di patria, finirò muta
Nel patrio suolo, invece, molti usano il bancomat o la carta di credito per acquisti di medio importo, ma pochissimi lo fanno per pochi spiccioli.
In verità la tendenza si sta diffondendo, ma non si può certo dirla maggioritaria.
Da molte parti, si attribuisce l'abitudine al contante all'arretratezza italica, alla pigrizia, al fatto che c'è chi ha del buon nero da fare circolare nonchè alla cattiva educazione dei negozianti o dei gestori dei servizi che, non di rado, storcono la bocca davanti alla richiesta di pagare col bancomat .
Sicuramente queste motivazioni sono vere. Tutte vere.
Non sono le sole però o comunque, è facile darsi risposte superificiali senza prendersi la briga di approfondire.
Qualcuno si è mai chiesto quanto incide il canone fisso e la commissione bancaria per ogni versamento tramite un pos sul prezzo? su chi grava questo onere finanziario? Come è calcolato il isngolo importo che l'istituto si trattiene? se è prevista un'armonizzazione a livello europeo?
No eh?!
Nemmeno io.
Poi mi è capitato di andare in tabaccheria per acquistare marche da bollo e contributi unificati e mi è stato detto che, per importi superiori ai 100 Euro, se pagavo col bancomat avrei dovuto aggiungere 1 Euro.
Non l'ho presa affatto bene ed ho cambiato esercente.
Tempo una settimana ed anche il nuovo ha inaugurato questa abitudine.
Ormai lo fanno tutti
Ho chiesto e mi è stato risposto che lo Stato versa ai tabaccai per l'attività di riscossione di questo ed altri oneri (bollo auto, per es.) una frazione x dell'importo che noi tutti versiamo. Questa frazione, se la somma supera i 100 Euro, è inferiore all'importo della commissione applicata dalle banche per il pagamento tramite pos.
Ergo l'esercente ci rimette del suo.
Dovrebbe esserne felice?
Difficile no?
Esiste ovviamente una direttiva europea, che però fa acqua da tutte le parti tant'è che il Parlamento UE sta cercando di porre un tetto unico europeo alle commissioni bancarie. Inoltre, da noi, è vietato addebitare sul consumatore il costo realtivo allo strumento che decide di usare per pagare la merce o il servizio, procedura invece considerata non solo legittima, ma normale in altri paesi membri come la Gran Bretagna (basta guardare uno scontrino)
La faccenda, non lo nascondo, ha iniziato ad interessarmi (ed a farmi infuriare) in vista del prossimo 30 giugno, termine in cui tutti dovrebbero dotarsi di un pos.
In verità la legge imporrebbe a tutti di allestire una postazione che consenta il pagamento elettronico.
Le due cose non sono sinonimi chè i miei clienti possono farmi un bonifico dall'home backing anche adesso, senza lasciare il mio studio e senza alcun problema: ci sono anche troppi computer con accesso protetto ad internet e tutta la privacy necessaria.
Si sa però, da noi oltre alle leggi, ci sono i decreti ministeriali, quelli applicativi...insomma dice che ci vuole il pos.Mi sono informata in più istituti e, visto che faceva troppo figo, ho anche ascoltato uno della apple che mi sprolquiava che posso comprare un micro lettore da appiccicare al'i pad e sto a posto,.
Ogni transazione, mi costerebbe solo 2 Euro, senza canone mensile.
Ed in effetti ci mancherebbe solo quello per completare il quadro così che uno spende per comprarsi l'apparecchio, per le transazioni e pure corrisponde un canone di utilizzo
Insomma un vero affare
Resta da stabilire per chi.
Forse, e dico forse, se si vuole incrementare il pagamento con denaro elettronico, invece di prevedere obblighi che, mi sento di dire, saranno assai probabilmente disattesi nei fatti (con pos nascosti nel cassetto di fondo degli archivi e dei magazzini), è più opportuno far presente agli istituti bancari che tasse, imposte, balzelli, sono già più che sufficienti, così come i già ridicoli costi di gestione e non di rado, di transazione.
Dei pagamenti elettronici dei bolli non parlo, per carità di patria.
Sono però consapevole che, a forza di tacere per carità di patria, finirò muta
martedì 3 giugno 2014
Bacco e le sue evoluzioni
Lo scorso fine settimana abbiamo approfittato del ponte lungo per andare al mare.
Niente di orginale.
Tornando abbiamo fatto una strada che mi è cara, perchè porta con sè odori e colori dell'infanzia e la meraviglia, sempre nuova, per questo posto che chiamo casa.
Salendo dal mare verso Volterra si incontrano luoghi senza storia, con una chiara e malinconica impronta da archeologia industriale: linee ferroviarie nate per il trasporto del sale unite ad una manciata di case messe lì per chi nelle saline lavorava, per esempio.
Appena si supera la pianura però, i campi riprendono il sopravvento e con loro le case rurali, sparse qua e là.
In questo periodo c'è il grano, che sta passando dal verde al biondo, senza troppa fretta, c'è il rosa intenso dell'erba medica, il giallo spavaldo delle ginestre e, come sempre, il bianco di calanchi e biancane, fonte del prestigioso alabastro.
Una strada piena di curve che svela un paesaggio meraviglioso ad ogni sterzata.
Passata Volterra, aspetta Colle Val d'Elsa, altra delizia per chi ha tempo di godere dei particolari.
Poi si comincia a diffondere il "puzzo di casa".
E' stato così, mentre facevamo l'ultimo tratto e discutevamo se scegliere una o l'altra uscita dell'autostrada che l'occhio mi è cascato sulla cantina del Bargino.
Gli Antinori l'hanno finita ormai due anni fa, ma è così armonizzata col terreno che non la si nota quasi.
Allora siamo andati a vederla.
Ed eccola qua (in foto prese dal web)
Oggi scopro che a giugno, nell'auditoriun vicino al museo, si terranno concerti di musica classica per un'iniziativa che si chiama "melodia del vino" e che dire?
Sono contenta
venerdì 30 maggio 2014
Colpita...quasi affondata. Velenosissima
Sono stanchissima, e non dormo.
Questo non aiuta la mia naturale propensione alla dolcezza.
Quindi:
- caro cliente che mi chiami alle 19,30 sul cellulare, perchè, mi accusi, al numero di studio scatta la segreteria. Tu, che mi spieghi, hai scelto quest'orario, perchè hai staccato dal lavoro e possiamo parlare con "calma" e ti stupisci che, invece, per me sia "rissa time". Te l'ho già spiegato cosa deve intendersi con la locuzione: funzione sociale degli onorari dell'avvocato?
- cari genitori affranti all'idea che i vostri figli potrebbero trovarsi l'anno prossimo a frequentare la primaria di secondo grado (da ora e per sempre, le medie) nell'altro istituto del plesso perchè l'edificio sarà in ristrutturazione: cambiate spacciatore per favore.
I figli saranno pure piezz'e core, non discuto, ma parliamo di una distanza di 5 chilometri scarsi che sarà coperta da mezzi messi a disposizione gratuitamente e per avere un istituto migliore, sentirvi dire: che moriranno di tutti gli stenti per la fatica del viaggio, che la strada potrebbe franare, che il traffico sarà immane, che l'economia del paesello ne soffrirà, che chissà a che ora mangeranno varie ed eventuali, uccide tutta la mia pervicace fede nel genere umano.
Per non dire l'effetto che fa a quei genitori i cui figli frequentano la sezione musicale e quindi fanno con sistematica regolarità quel tragitto, a parti invertite, quotidianamente.
E non cito, per cartià di patria, la figura che fate quando cercate di dimostrare, carte alla mano, e giudizi tecnici in libertà, che lo spostamento non s'ha da fare.
E infine
- cara tu che giustamente sfotti chi porta(va) le hogan con il rialzo mentre giri con le all star con la zeppa. Farsi due domande no?
Questo non aiuta la mia naturale propensione alla dolcezza.
Quindi:
- caro cliente che mi chiami alle 19,30 sul cellulare, perchè, mi accusi, al numero di studio scatta la segreteria. Tu, che mi spieghi, hai scelto quest'orario, perchè hai staccato dal lavoro e possiamo parlare con "calma" e ti stupisci che, invece, per me sia "rissa time". Te l'ho già spiegato cosa deve intendersi con la locuzione: funzione sociale degli onorari dell'avvocato?
- cari genitori affranti all'idea che i vostri figli potrebbero trovarsi l'anno prossimo a frequentare la primaria di secondo grado (da ora e per sempre, le medie) nell'altro istituto del plesso perchè l'edificio sarà in ristrutturazione: cambiate spacciatore per favore.
I figli saranno pure piezz'e core, non discuto, ma parliamo di una distanza di 5 chilometri scarsi che sarà coperta da mezzi messi a disposizione gratuitamente e per avere un istituto migliore, sentirvi dire: che moriranno di tutti gli stenti per la fatica del viaggio, che la strada potrebbe franare, che il traffico sarà immane, che l'economia del paesello ne soffrirà, che chissà a che ora mangeranno varie ed eventuali, uccide tutta la mia pervicace fede nel genere umano.
Per non dire l'effetto che fa a quei genitori i cui figli frequentano la sezione musicale e quindi fanno con sistematica regolarità quel tragitto, a parti invertite, quotidianamente.
E non cito, per cartià di patria, la figura che fate quando cercate di dimostrare, carte alla mano, e giudizi tecnici in libertà, che lo spostamento non s'ha da fare.
E infine
- cara tu che giustamente sfotti chi porta(va) le hogan con il rialzo mentre giri con le all star con la zeppa. Farsi due domande no?
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