Siamo tutte lì a lamentarci del fatto che, se ti distrai un attimo o
semplicemente vivi, rischi di trovare decine di messaggi sui gruppi
Whatsapp.
Più che altro siamo tutte lì a lamentarci che, in tutti i
gruppi whatsapp minimamente pubblici ed a alta frequentazione
femminile, i messaggi si accatastano l'uno sull'altro e non di rado
contengono un semplice "grazie" se non addirittura l'emoticons
corrispondente.
Arrivi tardi? Rischi seriamente di non capire per quale informazione l'insieme, a turno, sinceramente ringrazia.
Mi piacerebbe dire che non partecipo a questo comportamento che sarebbe educato, se non portasse alla massima maleducazione.
Rendere,
infatti, di difficile fruizione l'informazione veicolata, oltre che una
noia per il povero destinatario distratto, è anche una discreta
cafonata.
Invece partecipo eccome, è una compulsione alla quale
trovo difficile sottrarmi, un po' come quando da bambina tutte
raccoglievano i capelli nell'ora di ginnastica e lo facevo anche io,
incapace di sottrarmi, anche se lo trovavo scomodo e fastidioso.
Calatemi
in un gruppo di donne con niente (o poco) in comune se non una
particolare attività e troverò difficile passare per l'unica cafona che
non ringrazia anche se pensa che 25 grazie siano il top della
maleducazione.
Comunque.
Ci sto lavorando.
E mentre ci lavoro ho deciso di smettere di rispondere a certe mail.
Questa volta l'abuso non è solo femminile.
Si tratta di quelle mail che ti arrivano a nastro.
Una
persona ti scrive; tu non apri la mail immediatamente o la apri (e
quindi le arriva la spunta che hai letto), ma rispondi con i tuoi ritmi,
magari dopo qualche ora o il giorno dopo, perchè stai facendo altro, o
perchè la risposta non è banale, devi studiarla e la cosa richiede
tempo, o semplicemente perchè in quel momento non hai voglia di pensare a
quell'argomento (o a lei).
Passa un po' di tempo, e ti ritrovi altre sue mail il cui unico scopo è sapere se hai visto che ti ha scritto.
Oppure:
hai chiesto un documento, il tuo interlocutore te lo
manda, lo ricevi e ti metti a studiarlo. Solo che l'angolo destro in
basso del computer comincia a pulsare perchè devi dare conferma di
averlo ricevuto (ti è arrivato l'avviso di apertura no?)
Fin'ora,
in questi casi, hai sempre dato riscontro. Hai sempre mandato quelle
comunicazioni standard, quella roba inutile tipo "grazie, visto" oppure
"grazie, appena posso rispondo"
Ora più
Scrivi decine di mail di questo tipo.
Servono solo a placare l'ansia del richiedente e sottraggono un sacco di tempo al lavoro vero.
E in più, quelle che mandano a te, ti intasano la casella.
Questa settimana, nel mare magnum di salamelecchi, ti sei persa due cose serie e ti sei dovuta scusare.
venerdì 23 novembre 2018
mercoledì 24 ottobre 2018
Attonita
In questi quasi tren'anni, noi della 5d ne abbiamo fatte tante.
Tutti hanno diviso la loro vita con qualcuno, almeno per un po'.
Qualcuno si è separato. Qualcun'altro, risposato, un paio stanno ancora con l'amore del liceo.
Tutti lavorano. Qualcuna ha interrotto dopo la nascita dei figli, ma poi ha ripreso
Moltissimi svolgono una professione che ha a che fare con la laurea che hanno conseguito, qualcuno fa tutt'altro.
LaCarolina è diventata una top manager, Paolo un apprezzato attore teatrale.
Bernardo ha realizzato il suo sogno.
Molti hanno fatto almeno una parte di un percorso di studio all'estero
Alcuni ci hanno vissuto per un certo periodo.
Solo Maurizio è rimasto in Svezia.
Ernesto fa su è giù con la Gran Bretagna
Un paio hanno affrontato e superato gravi malattie.
Pietro sostiene che il suo aneurisma gli ha lasciato strascichi, ma a noi sembra sempre lo stesso casinista, distratto
Tutti, tranne una, hanno avuto figli.
La maggior parte è recidiva e ne ha fatti due, 5 sono stati svegli e si sono fermati ad uno, Pietro ne ha tre, la Marghe, che è sempre stata esagerata, quattro.
Molti vivono ancora nei dintorni di Firenze, qualcuno ha cambiato città e regione.
Quasi tutti vantano attività extra professionali interessanti. Qualcuno confessa di fare, più che altro, l'accompagnatore dei figli.
Michele è ancora capace di parlare in latino
Alessandro non sembra più un principe azzurro, anche se è comunque un bel signore
Miriam, invece, è sempre bellissima.
E simpatica.
Accidenti a lei
Tutti comunque eravamo vivi.
Fino a ieri.
Ora io dico, Lapo, c'era davvero bisogno di essere il primo?
Tutti hanno diviso la loro vita con qualcuno, almeno per un po'.
Qualcuno si è separato. Qualcun'altro, risposato, un paio stanno ancora con l'amore del liceo.
Tutti lavorano. Qualcuna ha interrotto dopo la nascita dei figli, ma poi ha ripreso
Moltissimi svolgono una professione che ha a che fare con la laurea che hanno conseguito, qualcuno fa tutt'altro.
LaCarolina è diventata una top manager, Paolo un apprezzato attore teatrale.
Bernardo ha realizzato il suo sogno.
Molti hanno fatto almeno una parte di un percorso di studio all'estero
Alcuni ci hanno vissuto per un certo periodo.
Solo Maurizio è rimasto in Svezia.
Ernesto fa su è giù con la Gran Bretagna
Un paio hanno affrontato e superato gravi malattie.
Pietro sostiene che il suo aneurisma gli ha lasciato strascichi, ma a noi sembra sempre lo stesso casinista, distratto
Tutti, tranne una, hanno avuto figli.
La maggior parte è recidiva e ne ha fatti due, 5 sono stati svegli e si sono fermati ad uno, Pietro ne ha tre, la Marghe, che è sempre stata esagerata, quattro.
Molti vivono ancora nei dintorni di Firenze, qualcuno ha cambiato città e regione.
Quasi tutti vantano attività extra professionali interessanti. Qualcuno confessa di fare, più che altro, l'accompagnatore dei figli.
Michele è ancora capace di parlare in latino
Alessandro non sembra più un principe azzurro, anche se è comunque un bel signore
Miriam, invece, è sempre bellissima.
E simpatica.
Accidenti a lei
Tutti comunque eravamo vivi.
Fino a ieri.
Ora io dico, Lapo, c'era davvero bisogno di essere il primo?
giovedì 18 ottobre 2018
Assumersi responsabilità
Attila ha ormai 12 anni
Frequenta la seconda media
E' più alto di me
Ha ormoni impazziti in agitazione continua
E' bellissimo e ignaro
Goffo ed elegante
Intelligente ed idiota
Sensibilissimo e contemporaneamente, capace di causare sofferenze inaudite e gratuite.
Ha scoperto che può essere simpatico ed è disposto a quasi tutto per non perdere l'opportunità.
Ha fatto una ca....cattiva azione.
Ha chiamato una ragazzina, una sua amica, bigfoot.
Il genio ha notato che ha dei peli sulle braccia, peli scuri, chè è mora, su una carnagione molto chiara e gli è sembrata una cosa buffa. Tanto buffa da meritare una presa in giro, una frase buttata lì per ridere, durante una lezione a classi miste. Una frase, detta con la giusta dose di superficialità e cattiveria, perfetta per appiccicarsi addosso al destinatario più, e meglio, del suo nome.
Soprattutto se quel destinatario assomiglia di più ad una minuta ed eterea ninfa dei boschi che ad uno scimmione ipertricotico
L'ho saputo
Io non sono contraria alle battute, nemmeno a quelle cattive, fanno parte della mia vita, dello spirito dei miei luoghi, non ci rinuncerei per niente al mondo
C'è però, un però.
Si può essere sarcastici solo con chi il sarcasmo lo conosce e lo regge, con chi sa maneggiare l'ironia, con chi sa dare un peso a certe parole, in sostanza, con chi, quando gli dicono "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio" risponde, senza nemmeno pensarci, "che Dio ti accontenti" e ti lascia lì
Si deve sempre guardarla in faccia la gente
Sempre
Non si può rischiare di mettere in crisi una ragazzina che, come praticamente tutti, combatte con lo specchio.
Non è giusto.
Per lei prima di tutto, perchè ha diritto non solo al rispetto, ma anche alla sensibilità del prossimo.
Non è giusto però nemmeno per Attila, che può essere meglio di così, che può imparare, capire, guardare.
Ne abbiamo parlato a lungo, molto a lungo.
Poi è uscito, le ha suonato il campanello e le ha chiesto scusa
Sono molto orgogliosa di lui.
Molto
Si è preso le sue responsabilità
La sera, il padre di lei mi ha mandato un messaggio per ringraziarmi e complimentarsi.
Gli ho risposto la verità: non l'ho fatto per lei, ma per lui
Gli auguro con tutto il cuore di diventare un uomo che sa quando, come ed a chi, può fare vedere il suo spirito fescennino
Ma ancora di più, auguro con tutto il cuore a lei di diventare una donna che se ne strafrega di quello che pensa il prossimo dei suoi peli sulle braccia, non una che si aspetta che nessuno li noti
Pretendere di cambiare la percezione degli altri è inutile, alla meglio, perchè la libertà di essere ciò che si è, viene sempre e solo da dentro
Frequenta la seconda media
E' più alto di me
Ha ormoni impazziti in agitazione continua
E' bellissimo e ignaro
Goffo ed elegante
Intelligente ed idiota
Sensibilissimo e contemporaneamente, capace di causare sofferenze inaudite e gratuite.
Ha scoperto che può essere simpatico ed è disposto a quasi tutto per non perdere l'opportunità.
Ha fatto una ca....cattiva azione.
Ha chiamato una ragazzina, una sua amica, bigfoot.
Il genio ha notato che ha dei peli sulle braccia, peli scuri, chè è mora, su una carnagione molto chiara e gli è sembrata una cosa buffa. Tanto buffa da meritare una presa in giro, una frase buttata lì per ridere, durante una lezione a classi miste. Una frase, detta con la giusta dose di superficialità e cattiveria, perfetta per appiccicarsi addosso al destinatario più, e meglio, del suo nome.
Soprattutto se quel destinatario assomiglia di più ad una minuta ed eterea ninfa dei boschi che ad uno scimmione ipertricotico
L'ho saputo
Io non sono contraria alle battute, nemmeno a quelle cattive, fanno parte della mia vita, dello spirito dei miei luoghi, non ci rinuncerei per niente al mondo
C'è però, un però.
Si può essere sarcastici solo con chi il sarcasmo lo conosce e lo regge, con chi sa maneggiare l'ironia, con chi sa dare un peso a certe parole, in sostanza, con chi, quando gli dicono "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio" risponde, senza nemmeno pensarci, "che Dio ti accontenti" e ti lascia lì
Si deve sempre guardarla in faccia la gente
Sempre
Non si può rischiare di mettere in crisi una ragazzina che, come praticamente tutti, combatte con lo specchio.
Non è giusto.
Per lei prima di tutto, perchè ha diritto non solo al rispetto, ma anche alla sensibilità del prossimo.
Non è giusto però nemmeno per Attila, che può essere meglio di così, che può imparare, capire, guardare.
Ne abbiamo parlato a lungo, molto a lungo.
Poi è uscito, le ha suonato il campanello e le ha chiesto scusa
Sono molto orgogliosa di lui.
Molto
Si è preso le sue responsabilità
La sera, il padre di lei mi ha mandato un messaggio per ringraziarmi e complimentarsi.
Gli ho risposto la verità: non l'ho fatto per lei, ma per lui
Gli auguro con tutto il cuore di diventare un uomo che sa quando, come ed a chi, può fare vedere il suo spirito fescennino
Ma ancora di più, auguro con tutto il cuore a lei di diventare una donna che se ne strafrega di quello che pensa il prossimo dei suoi peli sulle braccia, non una che si aspetta che nessuno li noti
Pretendere di cambiare la percezione degli altri è inutile, alla meglio, perchè la libertà di essere ciò che si è, viene sempre e solo da dentro
lunedì 17 settembre 2018
the good wife
Quest'estate mio marito ed io abbiamo visto tutte e sette le serie di the good wife.
Voi non fatelo, non è questo granchè.
O almeno, non andate oltre la quinta.
Le ultime due sono un po' come certe sale di lettura di certe biblioteche dei miei anni universitari dopo che tutti avevano fatto più di un giro con tutti e non c'erano più sorprese.
Il telefilm (si dice ancora?) inizia con la protagonista, moglie casalinga di un procuratore di Stato, che si ritrova cornuta, maziata e in non poche difficoltà economiche quando le arrestano il marito per corruzione.
Via via che il plot si dipana, da moralista ingenua ed integerrima, diventa un avvocato molto efficace, una grande stronza e una discreta ipocrita.
Non so se sia una metafora dell'esistenza.
Una raffigurazione del passaggio che facciamo in molti quando ci ritroviamo a guardare in faccia la realtà e transitiamo dall'età dell'innocenza a quella maturità che ha già in se un vago sentore di marcio.
Dico in molti, perchè invecchiando mi rendo conto che alcune persone hanno la fortuna/sfortuna di non fronteggiare mai la realtà come la vedo io: multiforme, interpretabile, amorale, sempre riflessa, effetto di ragioni, ma raramente governata dalla Ragione.
Comunque questa tipa e tutto il mondo che le gira intorno ci ha fatto molto sorridere aprendo la strada a considerazioni superficiali.
Non è tanto il plot nel suo insieme che colpisce, sono i particolari.
In tutte le serie, non si vede mai nessuno mangiare.
La sola volta in cui sono a casa e cucinano, lei si fa aiutare a condire l'insalata mentre aspettano la consegna della pizza.
In compenso bevono tutti come spugne.
E visto che non mangiano, l'alcool non è mai il completamento del pasto: bevono perchè sono arrabbiati, disperati, nervosi, bevono al lavoro, come premio per un compito ben fatto.
Bevono, soprattutto, per rilassarsi alla fine di ogni giornata o per lasciarsi andare e abbordare qualcuno.
Vanno giù di shottini nei bar, come diciottenni con amici stronzi e un amore non corrisposto.
Fanno sesso, neanche poco, quasi sempre senza alcun coinvolgimento emotivo, ma sempre vestitissimi. Ora, non è che uno voglia o si aspetti di vedere chissà che, e non discuto che possa essere eccitante tenere su la giacca o il tacco 12, ma certe scene superano di molto il ridicolo.
Infine, lei si trasforma negli anni del liceo dei figli, da madre ansiosa (e un filino ansiogena), a una che ci si è trovata per caso e ha fatto un po' fatica a salutare.
Si passa da una donna che si fa venire un collasso perchè il figlio studia con una compagna e non stanno in bella vista ad una che, tre o quattro anni dopo, accetta con un sopracciglio alzato la sua decisione di abbandonare gli studi e sposarsi con una mai vista che forse lo manterrà.
Nel frattempo aveva digerito l'aborto della fidanzatina minorenne, autorizzato da suo marito (non ho capito a che titolo) e dai genitori della ragazza
Se mi immagino una serie del genere girata da noi, come scena d'apertura non vedo una conferenza stampa con lei che gli tiene la mano sconvolta e incredula.
Vedo una moglie incazzatissima che urla addosso ad un marito che l'ha riempita di corna mentre lei era a casa convinta fosse l'uomo migliore del mondo e, solo poi, stuccata a modino, fa ciò che deve (o vuole, o è opportuno).
Vedo famiglie coinvolte.
Fazioni
Amici che spariscono, ma solo dopo qualche mese
Vedo comunque un lavoro trovato per la grazia di un vecchio amico un po' marpione
Vedo tavole apparecchiate e gente che ci rovescia sopra fiumi di parole.
Centinaia di tazze di caffè, a casa, in ufficio, con i colleghi, con gli amici
Ragazzini che pomiciano col libro davanti e discorsi falsamente imbarazzati su pillole e preservativi
Mamme, babbi e loro colleghi che fanno un aperitivo o escono a cena, bevono qualche bicchiere di vino e poi si danno da fare.
Prima, però, ti fanno capire che si spogliano.
E infine mi immagino un diciottenne che arriva a casa e annuncia che smette di studiare e si sposa una mai vista nè conosciuta.
Una che non è nemmeno incinta
E che sposa così, perchè nella vita ognuno deve fare i suoi errori
Ah l'aplomb
L'aplomb signora mia
Voi non fatelo, non è questo granchè.
O almeno, non andate oltre la quinta.
Le ultime due sono un po' come certe sale di lettura di certe biblioteche dei miei anni universitari dopo che tutti avevano fatto più di un giro con tutti e non c'erano più sorprese.
Il telefilm (si dice ancora?) inizia con la protagonista, moglie casalinga di un procuratore di Stato, che si ritrova cornuta, maziata e in non poche difficoltà economiche quando le arrestano il marito per corruzione.
Via via che il plot si dipana, da moralista ingenua ed integerrima, diventa un avvocato molto efficace, una grande stronza e una discreta ipocrita.
Non so se sia una metafora dell'esistenza.
Una raffigurazione del passaggio che facciamo in molti quando ci ritroviamo a guardare in faccia la realtà e transitiamo dall'età dell'innocenza a quella maturità che ha già in se un vago sentore di marcio.
Dico in molti, perchè invecchiando mi rendo conto che alcune persone hanno la fortuna/sfortuna di non fronteggiare mai la realtà come la vedo io: multiforme, interpretabile, amorale, sempre riflessa, effetto di ragioni, ma raramente governata dalla Ragione.
Comunque questa tipa e tutto il mondo che le gira intorno ci ha fatto molto sorridere aprendo la strada a considerazioni superficiali.
Non è tanto il plot nel suo insieme che colpisce, sono i particolari.
In tutte le serie, non si vede mai nessuno mangiare.
La sola volta in cui sono a casa e cucinano, lei si fa aiutare a condire l'insalata mentre aspettano la consegna della pizza.
In compenso bevono tutti come spugne.
E visto che non mangiano, l'alcool non è mai il completamento del pasto: bevono perchè sono arrabbiati, disperati, nervosi, bevono al lavoro, come premio per un compito ben fatto.
Bevono, soprattutto, per rilassarsi alla fine di ogni giornata o per lasciarsi andare e abbordare qualcuno.
Vanno giù di shottini nei bar, come diciottenni con amici stronzi e un amore non corrisposto.
Fanno sesso, neanche poco, quasi sempre senza alcun coinvolgimento emotivo, ma sempre vestitissimi. Ora, non è che uno voglia o si aspetti di vedere chissà che, e non discuto che possa essere eccitante tenere su la giacca o il tacco 12, ma certe scene superano di molto il ridicolo.
Infine, lei si trasforma negli anni del liceo dei figli, da madre ansiosa (e un filino ansiogena), a una che ci si è trovata per caso e ha fatto un po' fatica a salutare.
Si passa da una donna che si fa venire un collasso perchè il figlio studia con una compagna e non stanno in bella vista ad una che, tre o quattro anni dopo, accetta con un sopracciglio alzato la sua decisione di abbandonare gli studi e sposarsi con una mai vista che forse lo manterrà.
Nel frattempo aveva digerito l'aborto della fidanzatina minorenne, autorizzato da suo marito (non ho capito a che titolo) e dai genitori della ragazza
Se mi immagino una serie del genere girata da noi, come scena d'apertura non vedo una conferenza stampa con lei che gli tiene la mano sconvolta e incredula.
Vedo una moglie incazzatissima che urla addosso ad un marito che l'ha riempita di corna mentre lei era a casa convinta fosse l'uomo migliore del mondo e, solo poi, stuccata a modino, fa ciò che deve (o vuole, o è opportuno).
Vedo famiglie coinvolte.
Fazioni
Amici che spariscono, ma solo dopo qualche mese
Vedo comunque un lavoro trovato per la grazia di un vecchio amico un po' marpione
Vedo tavole apparecchiate e gente che ci rovescia sopra fiumi di parole.
Centinaia di tazze di caffè, a casa, in ufficio, con i colleghi, con gli amici
Ragazzini che pomiciano col libro davanti e discorsi falsamente imbarazzati su pillole e preservativi
Mamme, babbi e loro colleghi che fanno un aperitivo o escono a cena, bevono qualche bicchiere di vino e poi si danno da fare.
Prima, però, ti fanno capire che si spogliano.
E infine mi immagino un diciottenne che arriva a casa e annuncia che smette di studiare e si sposa una mai vista nè conosciuta.
Una che non è nemmeno incinta
E che sposa così, perchè nella vita ognuno deve fare i suoi errori
Ah l'aplomb
L'aplomb signora mia
mercoledì 1 agosto 2018
Lavoro di m. e buone ferie
La prima volta che l'hai incontrata, ne hai parlato anche qua, sei rimasta stupita dell'enormità della tua stupidità.
Una signora molto anziana, decisa a separarsi da un marito molto anziano, dopo molti decenni di matrimonio, non, come supponevi, per la fatica di sopportarsi dopo tanto tempo, ma per le botte e le offese accumulatesi negli anni.
Certo la figlia che l'accompagnava era una vera arpia, ma, sinceramente, chi non avrebbe accumulato una buona dose di veleno nel vedere la madre sopportare l'insopportabile?
Non è proprio sempre vero che le vittime suscitano senso di protezione e pietà, non in chi avrebbe voluto proteggerle (e magari proteggersi) e non c'è riuscito, almeno.
Comunque, le cose sono andate avanti e ci avete lavorato.
L'uomo ironia ha ottenuto un bel rinvio a giudizio per maltrattamenti in famiglia, sopportando stoicamente una collega specializzata in diritto di famiglia di quelle tutte boccoli, vestitini e sotterfugi.
Tu hai preparato il ricorso per la separazione e, inutile nasconderlo, tenuto il fiato sospeso per il timore che succedesse qualcosa, che l'andasse a cercare, che le facesse del male.
Il giorno prima dell'udienza, hai passato un bel po' di tempo con la signora e con sua figlia.
Nel frattempo, certo per la lontananza dalle vessazioni, la tua cliente era diventata una virago, una donna dall'aggressività stupefacente, piena di pretese, di granitiche certezze, di iratissime affermazioni. Ti ha zittita diverse volte, ingiunto questo e quello, trattato come una un po' tarda. La dottoressa Occhibelli, in silenzio sulla sua poltrona, aveva l'aria di una che ha sbagliato sala riunioni e, forse, anche studio.
Tu hai sentito una rabbia sorda montare, sempre più forte ad ogni frase intesa a fare comprendere che non era quello l'atteggiamento giusto, rispedita indietro con superba, sprezzante, sicumera.
Anche mettendo da parte la fatica ed il lavoro, chè in fondo chissenefrega, ma come? ci hai messo cinquant'anni per trovare la forza di uscire di casa e poi che fai? rischi di farti dire che eravate solo una coppia litigiosa come tante, perchè non resisti all'urgenza di rimetterti in pari con quella forma primitiva e primordiale di autoaffermazione che è lo starnazìo?
Pacata, serena, ripetitiva, hai spiegato e rispiegato.
Poi ti sei rotta le palle
E l'hai messa a sedere con una smusata delle tue.
Glielo hai detto, così, senza tanti giri di parole che lo capivi, capivi la sua paura di non sapere essere qualcosa se non in funzione di lui, la sua nuova aggressività effetto di una vita tenuta sempre sotto pressione che finalmente poteva esprimersi, la rabbia di avere negato cosi tanto, una vita intera.
Capivi, ma che la smettesse, perché non era il momento
L'hai fatta piangere.
L'udienza è andata come è andata.
I provvedimenti temporanei sono buoni, non le hanno assegnato la casa da cui è scappata, ma le hanno riconosciuto un buon assegno ed il lavoro va avanti su entrambi i fronti, civile e penale.
La collega ci ha provato a dire che il suo cliente non poteva pagare, ma il bonifico è arrivato giusto e nei termini tutti i mesi finora.
Il fascicolo è al suo posto, nel mobile a serranda sotto la lettera corrispondente.
Sei pronta per le ferie
Sei in ferie
Questa mattina alle 9,00 ti suona il cellulare, rispondi: "sono C., volevo dirle che sono tornata da mio marito, Ma è una prova, tanto si può no?"
No
Una signora molto anziana, decisa a separarsi da un marito molto anziano, dopo molti decenni di matrimonio, non, come supponevi, per la fatica di sopportarsi dopo tanto tempo, ma per le botte e le offese accumulatesi negli anni.
Certo la figlia che l'accompagnava era una vera arpia, ma, sinceramente, chi non avrebbe accumulato una buona dose di veleno nel vedere la madre sopportare l'insopportabile?
Non è proprio sempre vero che le vittime suscitano senso di protezione e pietà, non in chi avrebbe voluto proteggerle (e magari proteggersi) e non c'è riuscito, almeno.
Comunque, le cose sono andate avanti e ci avete lavorato.
L'uomo ironia ha ottenuto un bel rinvio a giudizio per maltrattamenti in famiglia, sopportando stoicamente una collega specializzata in diritto di famiglia di quelle tutte boccoli, vestitini e sotterfugi.
Tu hai preparato il ricorso per la separazione e, inutile nasconderlo, tenuto il fiato sospeso per il timore che succedesse qualcosa, che l'andasse a cercare, che le facesse del male.
Il giorno prima dell'udienza, hai passato un bel po' di tempo con la signora e con sua figlia.
Nel frattempo, certo per la lontananza dalle vessazioni, la tua cliente era diventata una virago, una donna dall'aggressività stupefacente, piena di pretese, di granitiche certezze, di iratissime affermazioni. Ti ha zittita diverse volte, ingiunto questo e quello, trattato come una un po' tarda. La dottoressa Occhibelli, in silenzio sulla sua poltrona, aveva l'aria di una che ha sbagliato sala riunioni e, forse, anche studio.
Tu hai sentito una rabbia sorda montare, sempre più forte ad ogni frase intesa a fare comprendere che non era quello l'atteggiamento giusto, rispedita indietro con superba, sprezzante, sicumera.
Anche mettendo da parte la fatica ed il lavoro, chè in fondo chissenefrega, ma come? ci hai messo cinquant'anni per trovare la forza di uscire di casa e poi che fai? rischi di farti dire che eravate solo una coppia litigiosa come tante, perchè non resisti all'urgenza di rimetterti in pari con quella forma primitiva e primordiale di autoaffermazione che è lo starnazìo?
Pacata, serena, ripetitiva, hai spiegato e rispiegato.
Poi ti sei rotta le palle
E l'hai messa a sedere con una smusata delle tue.
Glielo hai detto, così, senza tanti giri di parole che lo capivi, capivi la sua paura di non sapere essere qualcosa se non in funzione di lui, la sua nuova aggressività effetto di una vita tenuta sempre sotto pressione che finalmente poteva esprimersi, la rabbia di avere negato cosi tanto, una vita intera.
Capivi, ma che la smettesse, perché non era il momento
L'hai fatta piangere.
L'udienza è andata come è andata.
I provvedimenti temporanei sono buoni, non le hanno assegnato la casa da cui è scappata, ma le hanno riconosciuto un buon assegno ed il lavoro va avanti su entrambi i fronti, civile e penale.
La collega ci ha provato a dire che il suo cliente non poteva pagare, ma il bonifico è arrivato giusto e nei termini tutti i mesi finora.
Il fascicolo è al suo posto, nel mobile a serranda sotto la lettera corrispondente.
Sei pronta per le ferie
Sei in ferie
Questa mattina alle 9,00 ti suona il cellulare, rispondi: "sono C., volevo dirle che sono tornata da mio marito, Ma è una prova, tanto si può no?"
No
lunedì 25 giugno 2018
SSN 2. Grazie
E' passato un mese.
In questo mese sono successe tante cose, belle e brutte: il nuovo governo, la fine della scuola, le elezioni comunali, una bella sentenza, un'impressionante cena della mia classe del liceo.
Sono tutte cose di cui mi piacerebbe scrivere qualcosa, ma non ora.
Ora è giusto ripartire da dove mi sono fermata.
Ripartire con un grazie.
Grazie perchè la mano c'è, il dito pure e sulla funzionalità ci sono ottime prospettive.
Di questi tempi, da queste parti, sembra che il successo medico sia un atto dovuto, ma basta accendere un attimo il cervello per capire che non è affatto così, quindi grazie.
Grazie anche per il servizio.
Altra cosa sulla quale spesso ci sono critiche e polemiche.
A noi è sempre andata bene, devo dire, ma questa volta di più.
Certo quando siamo passati da un codice rosso ad una proposta di dimissione con prenotazione di visita chirurgica, siamo rimasti spiazzati, ma l'informazione è stata chiara e convincente: non aveva senso occupare un letto in attesa di essere visti da chi aveva già esaminato lastre e foto e ritenuto di fare un intervento programmato.
Meglio tornare a casa, riposare una notte nel proprio letto, lasciarsi coccolare, rassicurare i bambini e presentarsi il giorno dopo.
Sono grata al chirurgo, per l'accuratezza e la chiarezza, per la cortesia e anche, per la pedanteria nello spiegare e rispiegare l'intervento.
Grata all'anestesista, per essere venuta a dirmi che non c'erano state complicazioni chirurgiche, ma trattenevano il paziente nel post operatorio solo perchè avevano dovuto fare la totale.
Grata al reparto, perchè è strutturato in modo che i parenti dei pazienti in day hospital possano stare con loro per tutto il tempo, se vogliono.
E all'ente, linee guida, elfi caritatevoli, burberi burocrati, chiunque sia stato quello che ha previsto che alla dimissione sia comunicata la prima visita di controllo, alla prima l'appuntamento per la seconda e così via.
Sono rimasta incantata dalla fisioterapista che ha costruito il tutore. Mi aspettavo un oggetto standard, da adattare allo scopo, e invece ho trovato un vero e proprio laboratorio artigiano in cui, tra un discorso ed un altro, un consiglio e una manipolazione, lastre di materiale sono state tagliate, curvate, provate e riprovate, per confezionare un oggetto su misura.
"Ogni trauma è diverso, ogni persona è diversa, curiamo il paziente non la malattia".
Tanto di cappello
In questo mese sono successe tante cose, belle e brutte: il nuovo governo, la fine della scuola, le elezioni comunali, una bella sentenza, un'impressionante cena della mia classe del liceo.
Sono tutte cose di cui mi piacerebbe scrivere qualcosa, ma non ora.
Ora è giusto ripartire da dove mi sono fermata.
Ripartire con un grazie.
Grazie perchè la mano c'è, il dito pure e sulla funzionalità ci sono ottime prospettive.
Di questi tempi, da queste parti, sembra che il successo medico sia un atto dovuto, ma basta accendere un attimo il cervello per capire che non è affatto così, quindi grazie.
Grazie anche per il servizio.
Altra cosa sulla quale spesso ci sono critiche e polemiche.
A noi è sempre andata bene, devo dire, ma questa volta di più.
Certo quando siamo passati da un codice rosso ad una proposta di dimissione con prenotazione di visita chirurgica, siamo rimasti spiazzati, ma l'informazione è stata chiara e convincente: non aveva senso occupare un letto in attesa di essere visti da chi aveva già esaminato lastre e foto e ritenuto di fare un intervento programmato.
Meglio tornare a casa, riposare una notte nel proprio letto, lasciarsi coccolare, rassicurare i bambini e presentarsi il giorno dopo.
Sono grata al chirurgo, per l'accuratezza e la chiarezza, per la cortesia e anche, per la pedanteria nello spiegare e rispiegare l'intervento.
Grata all'anestesista, per essere venuta a dirmi che non c'erano state complicazioni chirurgiche, ma trattenevano il paziente nel post operatorio solo perchè avevano dovuto fare la totale.
Grata al reparto, perchè è strutturato in modo che i parenti dei pazienti in day hospital possano stare con loro per tutto il tempo, se vogliono.
E all'ente, linee guida, elfi caritatevoli, burberi burocrati, chiunque sia stato quello che ha previsto che alla dimissione sia comunicata la prima visita di controllo, alla prima l'appuntamento per la seconda e così via.
Sono rimasta incantata dalla fisioterapista che ha costruito il tutore. Mi aspettavo un oggetto standard, da adattare allo scopo, e invece ho trovato un vero e proprio laboratorio artigiano in cui, tra un discorso ed un altro, un consiglio e una manipolazione, lastre di materiale sono state tagliate, curvate, provate e riprovate, per confezionare un oggetto su misura.
"Ogni trauma è diverso, ogni persona è diversa, curiamo il paziente non la malattia".
Tanto di cappello
martedì 5 giugno 2018
Pollice opponibile
Sono seduta in sala d'attesa.
Le pareti azzurre, il pavimento blu, le luci fredde, necessarie in questo piano interrato, mi fanno sentire in uno strano acquario di plastica.
Fluttuo verso il distributore di schifezze nell'angolo e prendo una coca, dovrebbe aiutarmi a tenere sotto controllo la nausea.
Non ti vedo da quando sei salito sull'ambulanza, ma non sono preoccupata per te, eri vigile e reattivo.
Mi preoccupa la tua mano, il tuo dito.
Distrattamente stringo e rilascio la lattina.
Sono gesti così banali, automatici, li facciamo migliaia di volta la giorno.
Ti rivedo.
Urli di là dal vetro della porta, hai sangue dappertutto e con una mano stringi forte l'altra, sei bianchissimo.
E poi ti accasci.
Il mio cervello razionale ci mette un po' a capire, ma l'amigdala ha già trovato le chiavi e sta chiamando il 118.
Ti hanno portato al pronto soccorso di Careggi, in codice rosso, tu dentro ed io fuori.
Nell'edificio di fronte, mi hanno detto, c'è chirurgia della mano: "sono giovani, signora, bravissimi, noi si "comprano" da tutta Italia. Come i calciatori", scherza l'infermiere a cui chiedo notizie.
Sfortuna che io sono cresciuta sentendo parlare di ossa rotte e tendini andati in fuori gioco, saranno anche bravissimi, ma ridurre e ricucire, non sempre vuol dire restituire funzionalità
Aspettiamo-
Le pareti azzurre, il pavimento blu, le luci fredde, necessarie in questo piano interrato, mi fanno sentire in uno strano acquario di plastica.
Fluttuo verso il distributore di schifezze nell'angolo e prendo una coca, dovrebbe aiutarmi a tenere sotto controllo la nausea.
Non ti vedo da quando sei salito sull'ambulanza, ma non sono preoccupata per te, eri vigile e reattivo.
Mi preoccupa la tua mano, il tuo dito.
Distrattamente stringo e rilascio la lattina.
Sono gesti così banali, automatici, li facciamo migliaia di volta la giorno.
Ti rivedo.
Urli di là dal vetro della porta, hai sangue dappertutto e con una mano stringi forte l'altra, sei bianchissimo.
E poi ti accasci.
Il mio cervello razionale ci mette un po' a capire, ma l'amigdala ha già trovato le chiavi e sta chiamando il 118.
Ti hanno portato al pronto soccorso di Careggi, in codice rosso, tu dentro ed io fuori.
Nell'edificio di fronte, mi hanno detto, c'è chirurgia della mano: "sono giovani, signora, bravissimi, noi si "comprano" da tutta Italia. Come i calciatori", scherza l'infermiere a cui chiedo notizie.
Sfortuna che io sono cresciuta sentendo parlare di ossa rotte e tendini andati in fuori gioco, saranno anche bravissimi, ma ridurre e ricucire, non sempre vuol dire restituire funzionalità
Aspettiamo-
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