Ieri era la festa della donna.
Da ragazzina, sbattevo la testa contro il muro tutte le volte che arrivava la "festa" della donna.
Ero una ragazzina molto politicizzata e per me il termine festa era un insulto: solo la commemorazione della tragedia avrebbe avuto senso.
Alla commemorazione poi, doveva seguire un lungo e pensoso dibattito sul patriarcato come fonte di tutti i mali e sullo sfruttamento delle donne in ogni ambito della società.
Ammetto che, crescendo, le feste nei locali non mi aiutarono troppo a riconciliarmi con l'occasione.
Ci deve essere qualcosa che non va in me, perchè l'idea di vedere uno (o più) ridursi ad oggetto sessuale esattamente come si assumeva capitasse a tante, non mi faceva sentire più ganza del solito.
Mai capito perchè un culo di femmina fosse da schifare e uno di maschio fosse un passo verso il futuro.
Può darsi che non abbia mai trovato il sedere giusto.
Però giuro che la vista non mi ha mai disturbato, è il passo avanti che non sono mai riuscita a capire.
Comunque.
Sono sempre stata fermamente convinta che avrei potuto fare qualsiasi cosa avessi desiderato e molto pugnace con chi cercava di suggerire il contrario.
In fondo gli anni della mia infanzia sono stati anni di grande fermento.
Nel mio caso poi, penso abbia aiutato molto il fatto che mio padre mi ha cresciuto come una principessa.
Quella di The Brave però.
Ora che sono una signora di mezza età con un lavoro, una famiglia e dei figli (maschi) a carico, sono arrivata alla conclusione che la strada è lunghissima ed impervia e le chiacchiere stanno a zero.
Non ne posso più di dibattiti ed iniziative simboliche, di uomini che si sgolano nel dire che "le donne sono meglio" (non è vero tra l'altro) e di donne che si piangono addosso quando sono le prime a lasciare stare e rinunciare se c'è da caricare la lavatrice o battere i pugni su un tavolo e pretendere.
Ora, ancora più di prima e di sempre, penso che ci sia solo una possibilità e mi tocca dirla con le parole di un uomo:
"sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo"
O ammetti che non ti importa abbastanza
giovedì 9 marzo 2017
lunedì 27 febbraio 2017
Varie
In questi giorni di silenzio sono successe tante cose.
- Il babbo è di nuovo a casa e la ASL ha arrangiato un sistema di controlli domiciliari che dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) impedire ricoveri d'urgenza per squilibri non diversamente trattabili.
La nostra dottoressa è molto cauta, naturalmente è molto bello che, ai prelievi, si aggiungano all'occorrenza anche certe somministrazioni assistite, ma non ci vuole una laurea in medicina per capire che il problema non è l'infermiere che fa la flebo e sta lì a vederla passare.
Il problema è che se la pressione è sotto i piedi e si rischia un collasso, mentre la flebo passa, ci vuole il cardiologo, il defibrillatore e tutto il resto dell'ambaradan.
- Sono stata a due funerali e aspetto, da un momento all'altro, che mi arrivi un messaggio per il prossimo.
Prima è, meglio è.
Anche se non posso pensare a chi resta.
- Sono stata anche a due feste di carnevale in due piazze.
I bambini si sono molto divertiti, io avrei preferito che offrissero superalcolici ai genitori come segno di tangibile, umana, comprensione.
- Ho parlato con una signora, più anziana della mia mamma, che ha deciso di separarsi. E' scappata letteralmente di casa perchè il marito l'ha picchiata. Mi ha detto che gli è stata diagnosticata da poco una malattia degenerativa ed io, da stupida superficiale, ho immaginato che quella fosse la causa della violenza. La signora, sotto lo sguardo decisamente irritato della figlia, ha però aggiunto che non era la prima volta e che in cinquanta anni di matrimonio, i ceffoni sono volati.
Ho iniziato un colloquio, pensando con tenerezza ad una coppia di vecchi immersi in chissà che litigio, magari recuperabile in nome dei vecchi tempi, e ne sono uscita, mormorando un prosaico "meglio tardi che mai".
Ci sono errori e condizionamenti dai quali, nonostante gli sforzi, non riesco proprio a liberarmi
- Il babbo è di nuovo a casa e la ASL ha arrangiato un sistema di controlli domiciliari che dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) impedire ricoveri d'urgenza per squilibri non diversamente trattabili.
La nostra dottoressa è molto cauta, naturalmente è molto bello che, ai prelievi, si aggiungano all'occorrenza anche certe somministrazioni assistite, ma non ci vuole una laurea in medicina per capire che il problema non è l'infermiere che fa la flebo e sta lì a vederla passare.
Il problema è che se la pressione è sotto i piedi e si rischia un collasso, mentre la flebo passa, ci vuole il cardiologo, il defibrillatore e tutto il resto dell'ambaradan.
- Sono stata a due funerali e aspetto, da un momento all'altro, che mi arrivi un messaggio per il prossimo.
Prima è, meglio è.
Anche se non posso pensare a chi resta.
- Sono stata anche a due feste di carnevale in due piazze.
I bambini si sono molto divertiti, io avrei preferito che offrissero superalcolici ai genitori come segno di tangibile, umana, comprensione.
- Ho parlato con una signora, più anziana della mia mamma, che ha deciso di separarsi. E' scappata letteralmente di casa perchè il marito l'ha picchiata. Mi ha detto che gli è stata diagnosticata da poco una malattia degenerativa ed io, da stupida superficiale, ho immaginato che quella fosse la causa della violenza. La signora, sotto lo sguardo decisamente irritato della figlia, ha però aggiunto che non era la prima volta e che in cinquanta anni di matrimonio, i ceffoni sono volati.
Ho iniziato un colloquio, pensando con tenerezza ad una coppia di vecchi immersi in chissà che litigio, magari recuperabile in nome dei vecchi tempi, e ne sono uscita, mormorando un prosaico "meglio tardi che mai".
Ci sono errori e condizionamenti dai quali, nonostante gli sforzi, non riesco proprio a liberarmi
giovedì 9 febbraio 2017
la cosa che fa più male
La cosa che fa più male sono due.
Nessuna di queste è la corsa verso l'ospedale col consueto groppo alla coda e il pensiero fisso: fatemelo-trovare-vivo, fatemelo-trovare-vivo.
La cosa che fa più male è tua madre su una sedia, piegata e con lo sguardo vuoto che, appena ti vede, ti viene incontro camminando da vecchia e ti dice: "ce l'abbiamo fatta anche questa volta, pare, mi hanno detto che si è ripreso"
E la faccia delle tue amiche, i loro occhi.
Glielo hai detto: hai deciso che piangerai tutto insieme.
Poi.
E non sai se ti compatiscono per quello che succede o per questo, per questa caparbia incapacità di lasciare andare che hai già provato troppe volte.
Nessuna di queste è la corsa verso l'ospedale col consueto groppo alla coda e il pensiero fisso: fatemelo-trovare-vivo, fatemelo-trovare-vivo.
La cosa che fa più male è tua madre su una sedia, piegata e con lo sguardo vuoto che, appena ti vede, ti viene incontro camminando da vecchia e ti dice: "ce l'abbiamo fatta anche questa volta, pare, mi hanno detto che si è ripreso"
E la faccia delle tue amiche, i loro occhi.
Glielo hai detto: hai deciso che piangerai tutto insieme.
Poi.
E non sai se ti compatiscono per quello che succede o per questo, per questa caparbia incapacità di lasciare andare che hai già provato troppe volte.
giovedì 2 febbraio 2017
Femminismi minimi, traslati, forse sbagliati
1.
Come sanno anche i sassi (o dovrebbero), è offerta alle bambine nell'undicesimo anno di età la possibilità di sottoporsi gratuitamente a vaccinazione contro il papilloma virus.
E' robaccia il papilloma virus, i tumori al collo dell'utero sono responsabilità sua, per dire, insieme a tutta un'altra serie di cosine che se non le prendi è meglio.
Il Ministero della Sanità è lì che ponza e, dice, vorrebbe estendere la possibilità anche ai maschietti (entro il quindicesimo anno, perchè è d'accordo con mia nonna e sa che i maschi ci arrivano sempre dopo).
Nel frattempo qui si può fare a un prezzo popolare.
Attila compie 11 anni a marzo.
Se ce lo "passano" bene, altrimenti pagheremo il ticket.
Mi sono informata, il papilloma tendenzialmente ce l'ha con le femmine. Può essere che se ne stia lì inerte e non si fili nessuno, ma se si sveglia, probabilmente se la rifa con una lei.
Però è responsabile anche di un po' di tumori maschili, rari, e di altra roba spiacevole.
Io sono femminista.
E ho due maschi.
Sono pronta a sopportare con stoicismo tutte le critiche e le accuse di quelle per le quali, tutti i difetti dei loro uomini (o degli uomini in genere), dipendono dalla mamma.
Ma non potrei sopportare l'idea di aver permesso loro di "ungere" le poche o tante compagne con questo mostriciattolo.
Una punturina e passa la paura.
2.
Immagino che tutti abbiano avuto sott'occhio l'educazione, lo stile e la galante cortesia di Trump verso la moglie.
Bon.
C'è poco da dire.
JFK non riusciva a tenere i pantaloni abbottonati neanche mezz'ora, ma tutti si ricordano la (paraculissima) frase a favore di Jackie durante la visita di stato in Europa.
Altra forma, ecco (e non intendo meglio, intendo altra)
Però, c'è un però.
Mi sono arrivate sott'occhio un sacco di battute e battutacce sulla "povera" Melania e mi hanno dato noia.
Parecchia.
Un po' mi ha anche dato fastidio che mi desse noia, chè le battutacce sono il sale della vita.
Il fatto è, prima di tutto, emotivo, perchè tutte quelle (tutte donne) che le hanno fatte (o condivise) con me, non hanno idea di cosa significhi prendersi tanti cazzotti, finire per terra ed essere prese a calci, ricevere sputi in faccia, essere costrette a mangiare dopo, gli avanzi, in garage.
Essere calpestate, derise, umiliate, anche dai figli che vengono "convinti".
Nessuna, io per prima, hanno idea di cosa voglia dire arrivare a pensare che sia giusto, di non valere niente, di dovere solo tacere ed ubbidire.
Subire.
Ci sono donne che passano per queste esperienze, e non è detto che siano stupide o deboli.
Io ne vedo una in questi giorni e non lo è affatto.
Ecco perchè l'ho trovato intollerabile.
Ma messa un po' da parte questa emotività, l'ho trovato fastidioso perchè era un atteggiamento paternalistico, profondamente maschilista e, anche, deleterio.
Diciamocela intera, magari a lei piace. O non le dispiace abbastanza perchè sul piatto c'è, e pesa, anche qualcosa che le piace tanto da farle sopportare il resto.
Saranno anche fatti suoi o no?
C'è gente che firma contratti (accordi meglio) in cui c'è scritto che uno/a lo/a può portare in giro con un guinzaglio e la museruola.
Giuro che c'è una sentenza sull'addebto in cui si prende in esame un accordo di questo tipo per concludere che non c'è lesione alla dignità se piaceva e non sono stati superati i limiti pattuiti (io voglio conoscere il collega che ha prodotto un simile accordo, ma quella è la mia perversione)
E se non fosse, queste battute dovrebbero salvarla?
Ma davvero?
O possono solo danneggiare una persona che davvero sia in difficoltà e incattivire chi la vessa?
Non solo. Chi la dovrebbe salvare e come?
E' scema, inetta, ha bisogno di un qualche principe azzurro?
Nel caso, la sola cosa che mi viene in mente è che può telefonare all'Ivana. Quella che, a suo tempo, al buon Donald sfilò metà patrimonio con un divorzio che fece storia
Insomma, sono passati decenni e siamo ancora qui a dire che se una sta con uno, che è o pare, stronzo, è perchè ha bisogno di aiuto
La strada è davvero lunga, stretta e piena di curve a gomito
3.
L'altro ieri mi è capitato sott'occhio un articolo dell'Huffington Post Italia, una roba tradotta non so più da quale altra edizione, di quelli che ti rimettono in pari con i giornali italiani (un miracolo, in pratica)
Comunque, si parlava di una che per un tot periodo di tempo era andata al lavoro in un ufficio vestita da uomo.
E ne aveva trovato giovamento.
Aveva trovato che un completo maschile formale fosse estremamente comodo.
Buon per lei.
Personalmente non mi annoderei al collo una cravatta se non fossi costretta, ma se a lei piace, chi sono io per criticare?
Io compro scarpe da teatro.
Non posso esprimermi sul concetto di comodità altrui.
Il fatto è che dall'esperienza personale se ne ricavava un pippotto sull'abbigliamento femminile.
Ora, io non lo conosco il dress code del suo ufficio (ma non deve essere tanto stringente, ad occhio), però mi viene in mente tanto di meglio ed altrettanto adeguato.
Sarà che siamo in Italia e non si rischia il contempt of court nemmeno con i jeans, però, ecco, col cavolo che io scatenerei l'inferno e tirerei in ballo discriminazioni sessuali per vincere il diritto di andare al lavoro in giacca e cravatta a luglio quando mi infilo un vestitino di cotone e sono a posto.
Idem per la depilazione, il trucco, le scarpe ed il resto.
Ripeto, saranno altri mondi, ma io frequento un posto dove girano migliaia di persone ogni giorno ed è richiesto un minimo di abbigliamento formale, eppure c'è di tutto: dal tacco alto alla ballerina, dal trucco perfetto al niente trucco, a Moira Orfei con la mano pesante, dal tailleur al maglioncino.
E' davvero necessario scimmiottare gli uomini per stare comode?
E soprattutto sarebbe questa la parità?
Tutte le volte che vengono fuori questi discorsi, non riesco a non pensare ai baffoni di Frida Kahlo, una che di certo non si faceva troppi problemi.
O alle storie degli anni '50 in cui o eri bella o eri intelligente.
Ma siamo sicuri che il conformismo che critichiamo, non siamo noi a imporcelo e, ancora peggio, a criticarlo negli altri?
Sarà che a me gli uomini brutti e sciatti non piacciono e quindi fatico persino a vederlo tutto questo sforzo imposto solo alle donne e solo dall'esterno.
Come sanno anche i sassi (o dovrebbero), è offerta alle bambine nell'undicesimo anno di età la possibilità di sottoporsi gratuitamente a vaccinazione contro il papilloma virus.
E' robaccia il papilloma virus, i tumori al collo dell'utero sono responsabilità sua, per dire, insieme a tutta un'altra serie di cosine che se non le prendi è meglio.
Il Ministero della Sanità è lì che ponza e, dice, vorrebbe estendere la possibilità anche ai maschietti (entro il quindicesimo anno, perchè è d'accordo con mia nonna e sa che i maschi ci arrivano sempre dopo).
Nel frattempo qui si può fare a un prezzo popolare.
Attila compie 11 anni a marzo.
Se ce lo "passano" bene, altrimenti pagheremo il ticket.
Mi sono informata, il papilloma tendenzialmente ce l'ha con le femmine. Può essere che se ne stia lì inerte e non si fili nessuno, ma se si sveglia, probabilmente se la rifa con una lei.
Però è responsabile anche di un po' di tumori maschili, rari, e di altra roba spiacevole.
Io sono femminista.
E ho due maschi.
Sono pronta a sopportare con stoicismo tutte le critiche e le accuse di quelle per le quali, tutti i difetti dei loro uomini (o degli uomini in genere), dipendono dalla mamma.
Ma non potrei sopportare l'idea di aver permesso loro di "ungere" le poche o tante compagne con questo mostriciattolo.
Una punturina e passa la paura.
2.
Immagino che tutti abbiano avuto sott'occhio l'educazione, lo stile e la galante cortesia di Trump verso la moglie.
Bon.
C'è poco da dire.
JFK non riusciva a tenere i pantaloni abbottonati neanche mezz'ora, ma tutti si ricordano la (paraculissima) frase a favore di Jackie durante la visita di stato in Europa.
Altra forma, ecco (e non intendo meglio, intendo altra)
Però, c'è un però.
Mi sono arrivate sott'occhio un sacco di battute e battutacce sulla "povera" Melania e mi hanno dato noia.
Parecchia.
Un po' mi ha anche dato fastidio che mi desse noia, chè le battutacce sono il sale della vita.
Il fatto è, prima di tutto, emotivo, perchè tutte quelle (tutte donne) che le hanno fatte (o condivise) con me, non hanno idea di cosa significhi prendersi tanti cazzotti, finire per terra ed essere prese a calci, ricevere sputi in faccia, essere costrette a mangiare dopo, gli avanzi, in garage.
Essere calpestate, derise, umiliate, anche dai figli che vengono "convinti".
Nessuna, io per prima, hanno idea di cosa voglia dire arrivare a pensare che sia giusto, di non valere niente, di dovere solo tacere ed ubbidire.
Subire.
Ci sono donne che passano per queste esperienze, e non è detto che siano stupide o deboli.
Io ne vedo una in questi giorni e non lo è affatto.
Ecco perchè l'ho trovato intollerabile.
Ma messa un po' da parte questa emotività, l'ho trovato fastidioso perchè era un atteggiamento paternalistico, profondamente maschilista e, anche, deleterio.
Diciamocela intera, magari a lei piace. O non le dispiace abbastanza perchè sul piatto c'è, e pesa, anche qualcosa che le piace tanto da farle sopportare il resto.
Saranno anche fatti suoi o no?
C'è gente che firma contratti (accordi meglio) in cui c'è scritto che uno/a lo/a può portare in giro con un guinzaglio e la museruola.
Giuro che c'è una sentenza sull'addebto in cui si prende in esame un accordo di questo tipo per concludere che non c'è lesione alla dignità se piaceva e non sono stati superati i limiti pattuiti (io voglio conoscere il collega che ha prodotto un simile accordo, ma quella è la mia perversione)
E se non fosse, queste battute dovrebbero salvarla?
Ma davvero?
O possono solo danneggiare una persona che davvero sia in difficoltà e incattivire chi la vessa?
Non solo. Chi la dovrebbe salvare e come?
E' scema, inetta, ha bisogno di un qualche principe azzurro?
Nel caso, la sola cosa che mi viene in mente è che può telefonare all'Ivana. Quella che, a suo tempo, al buon Donald sfilò metà patrimonio con un divorzio che fece storia
Insomma, sono passati decenni e siamo ancora qui a dire che se una sta con uno, che è o pare, stronzo, è perchè ha bisogno di aiuto
La strada è davvero lunga, stretta e piena di curve a gomito
3.
L'altro ieri mi è capitato sott'occhio un articolo dell'Huffington Post Italia, una roba tradotta non so più da quale altra edizione, di quelli che ti rimettono in pari con i giornali italiani (un miracolo, in pratica)
Comunque, si parlava di una che per un tot periodo di tempo era andata al lavoro in un ufficio vestita da uomo.
E ne aveva trovato giovamento.
Aveva trovato che un completo maschile formale fosse estremamente comodo.
Buon per lei.
Personalmente non mi annoderei al collo una cravatta se non fossi costretta, ma se a lei piace, chi sono io per criticare?
Io compro scarpe da teatro.
Non posso esprimermi sul concetto di comodità altrui.
Il fatto è che dall'esperienza personale se ne ricavava un pippotto sull'abbigliamento femminile.
Ora, io non lo conosco il dress code del suo ufficio (ma non deve essere tanto stringente, ad occhio), però mi viene in mente tanto di meglio ed altrettanto adeguato.
Sarà che siamo in Italia e non si rischia il contempt of court nemmeno con i jeans, però, ecco, col cavolo che io scatenerei l'inferno e tirerei in ballo discriminazioni sessuali per vincere il diritto di andare al lavoro in giacca e cravatta a luglio quando mi infilo un vestitino di cotone e sono a posto.
Idem per la depilazione, il trucco, le scarpe ed il resto.
Ripeto, saranno altri mondi, ma io frequento un posto dove girano migliaia di persone ogni giorno ed è richiesto un minimo di abbigliamento formale, eppure c'è di tutto: dal tacco alto alla ballerina, dal trucco perfetto al niente trucco, a Moira Orfei con la mano pesante, dal tailleur al maglioncino.
E' davvero necessario scimmiottare gli uomini per stare comode?
E soprattutto sarebbe questa la parità?
Tutte le volte che vengono fuori questi discorsi, non riesco a non pensare ai baffoni di Frida Kahlo, una che di certo non si faceva troppi problemi.
O alle storie degli anni '50 in cui o eri bella o eri intelligente.
Ma siamo sicuri che il conformismo che critichiamo, non siamo noi a imporcelo e, ancora peggio, a criticarlo negli altri?
Sarà che a me gli uomini brutti e sciatti non piacciono e quindi fatico persino a vederlo tutto questo sforzo imposto solo alle donne e solo dall'esterno.
venerdì 20 gennaio 2017
Scelte conto terzi, equilibrio vita personale - vita professionale, razionalizzazioni. In una parola: fifa
Siamo alle porte co' i sassi ( per il resto del mondo: dobbiamo affrettarci).
Attila deve essere iscritto alle medie entro i primi di febbraio.
Abbiamo fatto una valutazione di massima e poi ce lo siamo portati dietro a vederne tre che potrebbero essere papabili.
A dire il vero le papabili sono due, ma una io dovevo vederla perchè è una bellissima villa medicea, perchè ci ha studiato l'ultima regina d'Italia e perchè non è normalmente accessibile al pubblico (e io sono il tipo che potrebbe fingersi aspirante cardinale per curiosare un concistoro).
C'è poi il fatto che ha ottime strutture e offre come seconda lingua il tedesco con insegnamento di altre materie curriculari nell'idioma di Goethe.
Insuperabili erano però le eccezioni sul fatto che, sebbene ora sia pubblica (ma il convitto c'è sempre), già ai miei tempi era il posto dei caconi, per di più di mezza tacca, e dei wannabe caconi di mezza tacca.
Un posto da ballo di fine anno col valzer, vestiti alla moda e professori comprensivi.
Io lo so, quelli dello scientifico facevano la maturità con noi, arrivavano con presentazioni da urlo e uscivano con voti nella media.
Amen
Le altre sono la scuola del paesello e quella attaccata allo studio.
Quest'ultima, ci siamo detti, sarebbe una buona scelta, è molto e bene attrezzata, partecipa ad un sacco di iniziative anche extracurriculari, ed è una scuola grande, dove nessuno ti conosce e non conosci nessuno, non si corre il rischio di avere a che fare con gli stessi ragazzini con cui scambiavi pennarelli bavosi a tre anni.
Significa però prendere un undicenne e tenerlo tra adulti per buona parte dei pomeriggi in cui non ha impegni. Dovrebbe starsene chiuso in uno studio professionale, dove le persone lavorano e lui sarebbe stretto tra l'alternativa compiti/computer. Diventerebbe difficile coltivare amicizie ed indipendenza. Vorrebbe dirlo allontanarlo dal luogo in cui vive e rischiare di non offrirgli alternative nel luogo in cui studia.
E' un prezzo alto per una buona scuola.
La scuola del paesello ha pregi e difetti: offre un buon laboratorio di informatica ed ha persino i suoi amati robottini da programmare, c'è il corso di nuoto durante le lezioni di motoria (ma le altre offrono tiro con l'arco e atletica agli Assi!), e quello di teatro; volendo potrebbe scegliere di frequentare una sezione musicale, studiare approfonditamente uno strumento e fare concerti in giro per le colline e laboratori in teatri veri.
La questione del gruppo troppo ristretto c'è, ma parrebbe essersi attenuata: in consiglio di istituto è passata la mia linea per cui, preso atto dell'unificazione dei plessi disposta dall'amministrazione (che finalmente l'ha smessa di pagare affitti vergognosi alla curia per un edificio indegno), i ragazzini dovrebbero essere assegnati alle sezioni secondo in criterio che non favorisca la provenienza dalla stessa primaria, ma faccia un bel rimescolamento generale.
Da un lato il paesello mi lascia perplessa.
Dall'altro, a portarlo via mi sento un po' un traditore della patria, anche se non sono un tipo tanto patriottico e sono più le arrabbiature per le cose non fatte che la soddisfazione per quelle che si sono realizzate.
Rimpiango il tempo in cui la scuola era quella, nessuno questionava, e se non eri bravo: scappellotti e zappa (nell'ordine).
Non era meglio, ma di certo era più semplice.
In tutto ciò, ci sarei anche io.
In studio le cose hanno preso una piega che non mi piace.
Un paio di colleghi con cui dividiamo gli spazi (ma non il lavoro) non hanno comportamenti che rientrano nei miei personali standard di correttezza.
Io sono un diesel di vecchia generazione, mio marito mi paragona spesso ad una di quelle macchine che scendevi a mettere in moto appena sveglio, poi risalivi in casa facevi la doccia, colazione, ti truccavi, stendevi la lavatrice e solo dopo potevi partire per la tua destinazione.
Anche in questo caso, ho iniziato con lo storcere la bocca e minimizzare e sto arrivando al punto di non ritorno.
L'altra mattina, mentre trascorrevo i miei tre quarti d'ora in macchina, mi si è accesa una spia ed ho capito che non voglio vivere così.
Mando e ricevo pec dalla cima delle Dolomiti, faccio depositi telematici da bordo piscina (ma magari!) e poi passo mezza giornata in macchina per andare in un luogo di lavoro che, ormai, non è vicino al palazzo di giustizia, è lontano da casa e non mi offre il bel clima che renderebbe le altre due circostanze irrilevanti.
Sono proprio una scema
Allora l'ho buttata lì:
- e se mandassimo Attila al paesello con la clausola che se non ci piace lo spostiamo poi?
- e se trovassimo uno studio, meno costoso e con forme di condivisione più impersonali, vicino al palazzo di giustizia (Dio che schifo!)
- e se lavorassimo di più dallo studio attaccato a casa che ora usiamo solo per le emergenze e i villici stanziali?
Questa settimana abbiamo fatto una prova (due giorni a casa lui, uno io) e abbiamo scoperto che potrebbe essere una buona idea.
Bella persino.
Già
Però io c'ho una fifa!
E se è una scelta del ...?
Attila deve essere iscritto alle medie entro i primi di febbraio.
Abbiamo fatto una valutazione di massima e poi ce lo siamo portati dietro a vederne tre che potrebbero essere papabili.
A dire il vero le papabili sono due, ma una io dovevo vederla perchè è una bellissima villa medicea, perchè ci ha studiato l'ultima regina d'Italia e perchè non è normalmente accessibile al pubblico (e io sono il tipo che potrebbe fingersi aspirante cardinale per curiosare un concistoro).
C'è poi il fatto che ha ottime strutture e offre come seconda lingua il tedesco con insegnamento di altre materie curriculari nell'idioma di Goethe.
Insuperabili erano però le eccezioni sul fatto che, sebbene ora sia pubblica (ma il convitto c'è sempre), già ai miei tempi era il posto dei caconi, per di più di mezza tacca, e dei wannabe caconi di mezza tacca.
Un posto da ballo di fine anno col valzer, vestiti alla moda e professori comprensivi.
Io lo so, quelli dello scientifico facevano la maturità con noi, arrivavano con presentazioni da urlo e uscivano con voti nella media.
Amen
Le altre sono la scuola del paesello e quella attaccata allo studio.
Quest'ultima, ci siamo detti, sarebbe una buona scelta, è molto e bene attrezzata, partecipa ad un sacco di iniziative anche extracurriculari, ed è una scuola grande, dove nessuno ti conosce e non conosci nessuno, non si corre il rischio di avere a che fare con gli stessi ragazzini con cui scambiavi pennarelli bavosi a tre anni.
Significa però prendere un undicenne e tenerlo tra adulti per buona parte dei pomeriggi in cui non ha impegni. Dovrebbe starsene chiuso in uno studio professionale, dove le persone lavorano e lui sarebbe stretto tra l'alternativa compiti/computer. Diventerebbe difficile coltivare amicizie ed indipendenza. Vorrebbe dirlo allontanarlo dal luogo in cui vive e rischiare di non offrirgli alternative nel luogo in cui studia.
E' un prezzo alto per una buona scuola.
La scuola del paesello ha pregi e difetti: offre un buon laboratorio di informatica ed ha persino i suoi amati robottini da programmare, c'è il corso di nuoto durante le lezioni di motoria (ma le altre offrono tiro con l'arco e atletica agli Assi!), e quello di teatro; volendo potrebbe scegliere di frequentare una sezione musicale, studiare approfonditamente uno strumento e fare concerti in giro per le colline e laboratori in teatri veri.
La questione del gruppo troppo ristretto c'è, ma parrebbe essersi attenuata: in consiglio di istituto è passata la mia linea per cui, preso atto dell'unificazione dei plessi disposta dall'amministrazione (che finalmente l'ha smessa di pagare affitti vergognosi alla curia per un edificio indegno), i ragazzini dovrebbero essere assegnati alle sezioni secondo in criterio che non favorisca la provenienza dalla stessa primaria, ma faccia un bel rimescolamento generale.
Da un lato il paesello mi lascia perplessa.
Dall'altro, a portarlo via mi sento un po' un traditore della patria, anche se non sono un tipo tanto patriottico e sono più le arrabbiature per le cose non fatte che la soddisfazione per quelle che si sono realizzate.
Rimpiango il tempo in cui la scuola era quella, nessuno questionava, e se non eri bravo: scappellotti e zappa (nell'ordine).
Non era meglio, ma di certo era più semplice.
In tutto ciò, ci sarei anche io.
In studio le cose hanno preso una piega che non mi piace.
Un paio di colleghi con cui dividiamo gli spazi (ma non il lavoro) non hanno comportamenti che rientrano nei miei personali standard di correttezza.
Io sono un diesel di vecchia generazione, mio marito mi paragona spesso ad una di quelle macchine che scendevi a mettere in moto appena sveglio, poi risalivi in casa facevi la doccia, colazione, ti truccavi, stendevi la lavatrice e solo dopo potevi partire per la tua destinazione.
Anche in questo caso, ho iniziato con lo storcere la bocca e minimizzare e sto arrivando al punto di non ritorno.
L'altra mattina, mentre trascorrevo i miei tre quarti d'ora in macchina, mi si è accesa una spia ed ho capito che non voglio vivere così.
Mando e ricevo pec dalla cima delle Dolomiti, faccio depositi telematici da bordo piscina (ma magari!) e poi passo mezza giornata in macchina per andare in un luogo di lavoro che, ormai, non è vicino al palazzo di giustizia, è lontano da casa e non mi offre il bel clima che renderebbe le altre due circostanze irrilevanti.
Sono proprio una scema
Allora l'ho buttata lì:
- e se mandassimo Attila al paesello con la clausola che se non ci piace lo spostiamo poi?
- e se trovassimo uno studio, meno costoso e con forme di condivisione più impersonali, vicino al palazzo di giustizia (Dio che schifo!)
- e se lavorassimo di più dallo studio attaccato a casa che ora usiamo solo per le emergenze e i villici stanziali?
Questa settimana abbiamo fatto una prova (due giorni a casa lui, uno io) e abbiamo scoperto che potrebbe essere una buona idea.
Bella persino.
Già
Però io c'ho una fifa!
E se è una scelta del ...?
mercoledì 11 gennaio 2017
Il generale inverno
E' inverno e fa freddo.
Firmato Jacques de La Palice
Ora io lo so che è banale, però...
Però porca miseria non si fa ecco, non è educato, nè gentile.
Sono almeno tre anni che qua si gira serenamente con un cappotto aperto da dicembre a marzo, che i cappelli sono riservati solo a quelli convinti che la berretta doni (come gli Ugg) ed i guanti sono un vezzo.
Una si abitua, si illude persino.
Se poi, la poveretta, trascorre le vacanze di fine anno in montagna e la sola neve che incontra è quella giudiziosamente sparata sulla piste, perchè per il resto tocca cercare una buona scusa persino per bere un vin brulé, è chiaro che c'è della mala fede.
Si perchè poi torna a casa, riprende il solito tran tran e deve sopportare temperature da - 6 a +6.
Non sono sane, io ve lo dico.
E si, è bellissimo alzarsi la mattina, col cielo terso, il sole splendente ed il ghiaccio che brilla sull'erba.
Suscita meraviglia il fiume che, a tratti, si è ghiacciato e sembra scricchiolare mentre lento procede.
Dà una gioia infantile l'aria fredda che ti entra nel naso e ti fa venire voglia di correre a perdifiato lungo il pendio solo perchè ti senti viva.
Però ora basta eh.
Lo scherzo è bello se dura poco.
Ora tiriamo fuori una bella giornata di tramontano che arruffi capelli, pensieri e fronde d'olivo.
E poi basta
Firmato Jacques de La Palice
Ora io lo so che è banale, però...
Però porca miseria non si fa ecco, non è educato, nè gentile.
Sono almeno tre anni che qua si gira serenamente con un cappotto aperto da dicembre a marzo, che i cappelli sono riservati solo a quelli convinti che la berretta doni (come gli Ugg) ed i guanti sono un vezzo.
Una si abitua, si illude persino.
Se poi, la poveretta, trascorre le vacanze di fine anno in montagna e la sola neve che incontra è quella giudiziosamente sparata sulla piste, perchè per il resto tocca cercare una buona scusa persino per bere un vin brulé, è chiaro che c'è della mala fede.
Si perchè poi torna a casa, riprende il solito tran tran e deve sopportare temperature da - 6 a +6.
Non sono sane, io ve lo dico.
E si, è bellissimo alzarsi la mattina, col cielo terso, il sole splendente ed il ghiaccio che brilla sull'erba.
Suscita meraviglia il fiume che, a tratti, si è ghiacciato e sembra scricchiolare mentre lento procede.
Dà una gioia infantile l'aria fredda che ti entra nel naso e ti fa venire voglia di correre a perdifiato lungo il pendio solo perchè ti senti viva.
Però ora basta eh.
Lo scherzo è bello se dura poco.
Ora tiriamo fuori una bella giornata di tramontano che arruffi capelli, pensieri e fronde d'olivo.
E poi basta
lunedì 19 dicembre 2016
disprezzo ed egoismo
Succede che una persona si senta male, non è più giovane, ha compiuto 80 anni a luglio, ma è una roccia.
Per dirtelo, ti chiamano mentre stai andando in udienza fuori città, non lontanissima, no, ad un'oretta di macchina.
Chi ti avverte però è molto più vicino, fisicamente almeno, emotivamente non ce la fa.
Di rinforzo, dopo poco arriva una telefonata da oltre oceano.
E tu, che sei una con concetto di famiglia giusto un po' diverso, ti sobbarchi.
Ti fermi, con l'occhio all'orologio, convinci l'interessato ad andare all'ospedale, organizzi, brighi, verifichi.
Sopporti le lamentele, altrui, sul precario stato di salute e sulle ragioni che di certo (!) lo hanno causato, ragioni che, guarda caso sono tutte e solo quelle che la benintenzionata cerca di rimuovere da almeno 20 anni con nessun successo.
Le stesse che consentono al sant'uomo di mantenere un discreto equilibrio psichico
Nel frattempo il malato guarisce ed essendo un uomo saggio ed indipendente, al controllo radiologico va senza bisogno del tuo supporto.
Il radiologo, professionista scrupoloso, non si limita ad accertare la guarigione, ma fa presente che "vede" un nodulino alla tiroide e suggerisce approfondimenti.
Da allora il delirio.
Non per l'interessato e certo non da parte dell'interessato.
Naturalmente è preoccupato, chi non lo sarebbe?
Naturalmente, tutti siamo preoccupati, chi non lo sarebbe?
Già.
Solo che la maggior parte di noi è preoccupata per lui.
Non tutti però
Nei 10 giorni tra il rinvio al medico curante e la TAC, ci sono state telefonate al limite del delirante, pianti da morto sulla bara, minacce di infarto (sia mai che qualcuno osi morire prima di lei e farle un simile affronto) e soprattutto discussioni infinite su come sarebbe "rimasta" la poveretta (che non ha, giustamente, nessuna intenzione di morire davvero).
Da oltre oceano, come al solito si minimizza, si blocca il numero, si chiama per informazioni veritiere e per dire che si soffre per una situazione che non è mai stata facile e non può certo migliorare.
Da questa parte idem, con qualche difficoltà pratico organizzativa in più ed un carico emotivo molto più pesante.
Venerdì ho accompagnato la coppia all'ospedale.
Io, perchè aggiungere alla settimana, già pesante, pure un matricidio mi pareva brutto.
Non ero al mio meglio però: due trasferte, tre udienze difficili, un bambino malato, mio padre col febbrone, discussioni con l'architetto per un problema alla casa, non mi sono stati di aiuto.
Veramente neanche un'intercessione divina avrebbe potuto dotarmi della fortitudine necessaria a gestire con pacatezza ed eleganza una persona che parla del marito, presente, come se fosse già condannato a morte certa, preferibilmente tra atroci sofferenze, evidenziando che lei, poveretta, non saprà più come fare la spesa visto che non guida da anni.
L'ho trattata male.
Ed in tutto questo, dopo anni di discussioni, confessioni, difficoltà, ho capito, davvero, dentro di me, con lo stomaco e non con la testa, come si possa arrivare a disprezzare una persona che è tua madre.
Lui almeno non ha niente di preoccupante
Per dirtelo, ti chiamano mentre stai andando in udienza fuori città, non lontanissima, no, ad un'oretta di macchina.
Chi ti avverte però è molto più vicino, fisicamente almeno, emotivamente non ce la fa.
Di rinforzo, dopo poco arriva una telefonata da oltre oceano.
E tu, che sei una con concetto di famiglia giusto un po' diverso, ti sobbarchi.
Ti fermi, con l'occhio all'orologio, convinci l'interessato ad andare all'ospedale, organizzi, brighi, verifichi.
Sopporti le lamentele, altrui, sul precario stato di salute e sulle ragioni che di certo (!) lo hanno causato, ragioni che, guarda caso sono tutte e solo quelle che la benintenzionata cerca di rimuovere da almeno 20 anni con nessun successo.
Le stesse che consentono al sant'uomo di mantenere un discreto equilibrio psichico
Nel frattempo il malato guarisce ed essendo un uomo saggio ed indipendente, al controllo radiologico va senza bisogno del tuo supporto.
Il radiologo, professionista scrupoloso, non si limita ad accertare la guarigione, ma fa presente che "vede" un nodulino alla tiroide e suggerisce approfondimenti.
Da allora il delirio.
Non per l'interessato e certo non da parte dell'interessato.
Naturalmente è preoccupato, chi non lo sarebbe?
Naturalmente, tutti siamo preoccupati, chi non lo sarebbe?
Già.
Solo che la maggior parte di noi è preoccupata per lui.
Non tutti però
Nei 10 giorni tra il rinvio al medico curante e la TAC, ci sono state telefonate al limite del delirante, pianti da morto sulla bara, minacce di infarto (sia mai che qualcuno osi morire prima di lei e farle un simile affronto) e soprattutto discussioni infinite su come sarebbe "rimasta" la poveretta (che non ha, giustamente, nessuna intenzione di morire davvero).
Da oltre oceano, come al solito si minimizza, si blocca il numero, si chiama per informazioni veritiere e per dire che si soffre per una situazione che non è mai stata facile e non può certo migliorare.
Da questa parte idem, con qualche difficoltà pratico organizzativa in più ed un carico emotivo molto più pesante.
Venerdì ho accompagnato la coppia all'ospedale.
Io, perchè aggiungere alla settimana, già pesante, pure un matricidio mi pareva brutto.
Non ero al mio meglio però: due trasferte, tre udienze difficili, un bambino malato, mio padre col febbrone, discussioni con l'architetto per un problema alla casa, non mi sono stati di aiuto.
Veramente neanche un'intercessione divina avrebbe potuto dotarmi della fortitudine necessaria a gestire con pacatezza ed eleganza una persona che parla del marito, presente, come se fosse già condannato a morte certa, preferibilmente tra atroci sofferenze, evidenziando che lei, poveretta, non saprà più come fare la spesa visto che non guida da anni.
L'ho trattata male.
Ed in tutto questo, dopo anni di discussioni, confessioni, difficoltà, ho capito, davvero, dentro di me, con lo stomaco e non con la testa, come si possa arrivare a disprezzare una persona che è tua madre.
Lui almeno non ha niente di preoccupante
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